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Bitcoin e criptovalute: quale futuro le attende?

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Finita la fase cosiddetta di scetticismo, il Bitcoin ora si deve confrontare con quella che potremmo definire «iettatoria». Da quando il suo prezzo si è stabilizzato intorno agli 8.000 dollari, molti economisti vedono la sua fine sempre più prossima. A concorrere a questo declino ci sarebbero le offensive delle banche centrali. La Banca di Montreal ha esteso il bando ai clienti di acquistare criptovalute alle carte di debito Interac, dopo avere proibito nelle scorse settimane le operazioni con Mastercard e carte di credito. La Banca centrale indiana, dal canto suo, ha vietato agli istituti di credito di operare con investitori e affini che scambiano criptovalute. Nonostante la ritrosia di alcuni stati nell’accettare questo nuovo strumento finanziario, altri hanno dato segnali di apertura da questo punto di vista.

La Corea del Sud è il classico esempio di «stato pentito». Dopo un iniziale periodo di chiusura totale verso il bitcoin e le criptovalute in generale, Il governo ha fatto dietrofront. Determinante in quest’ottica è stata la decisione delle politiche finanziarie delle 20 maggiori economie del mondo di accettare di riconoscere le criptovalute come “risorse finanziarie”, aprendo, dunque ad una possibile regolamentazione futura.

I responsabili delle politiche finanziarie delle nazioni del G-20 hanno fissato una scadenza di luglio per il primo passo verso “regolamenti unificati” delle criptovalute. A spingere verso una decisione a suo modo storica è stata la considerazione che queste vengono viste come troppo piccole per compromettere» i mercati finanziari. Attualmente, il valore di mercato combinato delle criptovalute è inferiore all’1% del PIL globale. Affiliandosi a questa decisione, la Corea ha anche accettato di applicare ai bitcoin e altcoin gli standard del Financial Action Task Force (FATF), un organismo intergovernativo formato per combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Un altro paese che sta dando grande prova di apertura verso le criptovalute è Malta. Il governo sta tentando di mettere in piedi un programma per abbracciare in toto l’utilizzo del Bitcoin. Si tratta di una strategia livello nazionale per promuovere la tecnologia dietro la creatura di Nakamoto e segue la proposta del primo ministro Joseph Muscat il quale si augura che la stessa Unione Europea possa diventare «il continente del Bitcoin».

Fin qui abbiamo parlato di una situazione generale per bitcoin e altcoin. Vi è però un altro terreno di scontro che va considerato. Ammettendo che le criptovalute possano avere un futuro, sarà il Bitcoin a dominare la scena, o entrerà in scena un altcoin che lo soppianterà? Gary Cohn, ex presidente di Goldman Sachs ed ex consigliere economico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha affermato che il bitcoin non sarà la moneta del futuro  e che la nuova criptovaluta sarà probabilmente basata su qualche tipo di tecnologia Blockchain e sarà molto più semplice capire come verrà creata, come si comporterà e come potrà essere utilizzata dalle persone. Cohn ha dichiarato che tale criptovaluta sarà capita da tutto il mondo e non sarà basata sul costo del mining, dell’elettricità o di cose del genere.

Il pensiero di Cohn è simile a quello del presidente della BCE, Mario Draghi. Quest’ultimo è da sempre uno dei rivali più agguerriti del bitcoin, al punto da non considerarla una moneta. Tuttavia, come Cohn, ha una visione più positiva per la tecnologia blockchain che sta dietro la criptomoneta.

Al momento non è possibile capire se questo genere di visione sia realistica o meno perché il bitcoin continua ad essere la criptomoneta più in voga, a dispetto delle numerose altcoin che stanno uscendo fuori. In ogni caso la creatura di Nakamoto ha già raggiunto il suo obiettivo: quello di sdoganare un nuovo sistema finanziario.

Fonte: criptomag.it

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