
Di fronte a patologie che colpiscono le persone anziane non è la tecnologia che può risolvere le loro esigenze, bensì l’insostituibile relazione umana. Ma è indispensabile selezionare “rigidamente” il personale loro dedicato
di Ernesto Bodini (giornalista ed esperto di tematiche sociali)
Anche oggi le cronache denunciano un episodio di trascuratezza e violenza nella Rsa. È di questi giorni, ad esempio, la vicenda che ha interessato la Comunità mauriziana di Luserna San Giovanni (To), dove si sono verificati diversi episodi di maltrattamenti e abusi (con conseguenti violenze) nei confronti dei degenti da parte di alcuni operatori, fatti che hanno indotto le Autorità ad indagini già sin dal 2025. Già è carente l’assistenza territoriale per diverse ragioni, ma in casi come questo (che non è l’unico) l’attenzione e la prevenzione si sono dimostrate a dir poco carenti, se non assenti. Carenza di personale, incompetenza nella gestione dello stesso, stipendi non adeguati oppure troppi degenti da assistere, o anche perché gli interessati (e loro famigliari) non sono in grado difendersi da una qualsivoglia anomalia gestionale? Probabilmente di tutto un po’, ma sta di fatto che sono proprio le persone deboli e indifese a rimetterci, mentre chi dirige resta al suo posto senza vigilare… A volte in queste strutture alcuni pazienti ritenuti tra i più “agitati” subiscono la cosiddetta contenzione, totalmente o parzialmente immobilizzati al letto… si dice per la loro incolumità. Ma è proprio così? Più precisamente per contenzione fisica si intende qualsiasi azione o procedura che impedisce il libero movimento del corpo di una persona verso una posizione di scelta e/o un normale accesso al proprio corpo mediante l’uso di qualsiasi metodo, attaccata o adiacente al corpo di una persona la quale non può controllare o rimuovere facilmente. In realtà in letteratura esistono 34 diverse definizioni di contenzione fisica. Ma quanto è diffusa questa metodica nelle Rsa? In Italia tra tutti i ricoverati il 67,7%, in Europa varia tra il 7,7% e il 60,5%, nel mondo il 33% secondo gli studi internazionali. Per quanto riguarda i motivi dell’uso della contenzione in queste strutture, secondo un recente Report, quello più frequentemente menzionato per alzare le sponde è stato “prevenire cadute dal letto” (61%), soprattutto per i pazienti descritti come confusi… Sulla efficacia della contenzione da una review emerge che la contenzione fisica non è una misura efficace per ridurre le cadute o gli infortuni correlati alle cadute, ma al contrario, può aumentare il rischio di cadute nelle persone anziane; nelle persone agitate o che manifestano wandering (“vagabondaggio”) la contenzione fisica non deve essere utilizzata. La prevalenza della contenzione fisica può essere ridotta senza un aumento significativo delle cadute o degli infortuni correlati alle cadute; tuttavia, esistono prove sugli esiti avversi associati all’uso della contenzione fisica, ad esempio lesioni dirette, riduzione della mobilità e del benessere psicologico. A questo punto viene da chiederci qual è l’efficacia per ridurre l’uso delle contenzioni in Rsa. A riguardo le Linee Guida sul tema “Diagnosi e trattamento di demenze e deficit cognitivi” raccomandano che coloro che forniscono servizi di assistenza dovrebbero garantire una formazione e un tutoraggio aggiuntivi al personale che fornisce assistenza e supporto alle persone con demenza. Tali servizi dovrebbero includere: la comprensione del modello organizzativo delle cure per la demenza e come tale modello fornisca, assistenza; una formazione iniziale su come comprendere, reagire e aiutare le persone con demenza che presentano agitazione, aggressività, dolore o altri comportamenti che indicano distress. Le sessioni aggiuntive nelle quali il personale può ricevere ulteriori riscontri e discutere specifiche situazioni. I suggerimenti che possono limitare l’uso di farmaci antipsicotici o di altre categorie di psicofarmaci e farmaci ad azione sedativa e ridurre le loro dosi in modo sicuro. La promozione della libertà di movimento e la minimizzazione dell’uso di contenzioni. Sull’efficacia degli interventi per ridurre l’uso delle contenzioni in Rsa è richiesto un intervento educazionale di 6 mesi e studio con infermiera esperta quale consulente… Secondo gli esperti abolire di colpo o ridurre drasticamente le contenzioni è un processo lento e difficile e indica un ripensamento in toto nella residenza: senza un progetto strutturato e sottoscritto, senza motivazioni, vincoli e monitoraggio i risultati saranno di breve durata. Ma poi c’é il vasto problema delle cadute con tutte le implicazioni per il cui approfondimento si consiglia il lettore di consultare le fonti più appropriate. Ora, se vogliamo vedere il problema più a monte, va detto che tutti questi pazienti rientrano nella cosiddetta anzianità di fatto, un processo di invecchiamento demografico globale previsto dai dati statistici degli ultimi decenni, ma che i politici delle varie Legislature non ne hanno tenuto conto, o comunque molto poco, e la conseguenza è che la crisi attuale delle Rsa e dei sistemi sanitari deriva dal fatto che la transizione demografica è stata ignorata sul piano politico e strutturale e, a ricaduta, la carenza cronica di personale sanitario e assistenziale, modelli di cura obsoleti che privilegiano il contenimento (anche fisico) alla personalizzazione della cura, mancanza di investimenti nell’assistenza domiciliare integrata.
L’avvento della robotica
Ora, pare, che anche in questo ambito a breve bisognerà fare i conti con l’avvento della “robotica di cura”, ossia la combinazione tra AI, mobilità e sensori per supportare la terza età a domicilio o in strutture sanitarie, realtà sperimentale questa, in Paesi ad alto tasso di invecchiamento come il Giappone. Ma va precisato che se da un lato la tecnologia può supportare lo staff in compiti faticosi o ripetitivi, il rischio quasi imminente è la sostituzione della relazione umana. E i paradossi non mancano: se fossero, ad esempio, il Pontefice o il Presidente della Repubblica a trovarsi in tali situazioni, ne consegue una evidente disparità sociale, e questo perché come si può ben immaginare, alle élite economiche e di potere non mancherà mai il privilegio di un’assistenza umana, empatica e personalizzata, mentre i robot ne diventerebbero la soluzione ”low-cost” per la popolazione meno abbiente. Tutti gli esseri umani da quando vengono al mondo hanno diritto di avere un rapporto umano, soprattutto quando diventano anziani e affetti da una o più patologie, sia esse fisiche o mentali; ma come si evince dalle cronache l’assistenza spesso si limita alla somministrazione di alimenti, di farmaci, igiene personale… e forse niente altro. Ecco che alla stregua di ciò la solitudine e l’abbandono hanno il sopravvento; mentre è dimostrato che il calore umano e un po’ di empatia spesso ne rafforzano il potere terapeutico e psicologico, ed è un delitto delegare totalmente la cura di questi pazienti alla tecnologia dedicata dal punto di vista assistenziale, così che i concetti di dovere e solidarietà non saranno nemmeno un optional. Questa tendenza che nel nostro Paese sta prendendo sempre più piede seppur a macchia di leopardo è indice di un atto di accusa, con l’esigenza di riprendere in mano una situazione… se non vogliamo assistere ad un ulteriore impoverimento del genere umano mentre dovrebbe essere rimesso al centro del sistema. Ma come? Anzitutto responsabilizzare (se il caso per iscritto) coloro che sono deputati a garantire il benessere comune, quindi meno politica dispersiva ma più pragmatismo. Un popolo che si reputa civile si rispetta e si considera a vicenda. I nostri avi, ci dice la storia, non ambivano al “tutto, subito e meglio”, anzi, erano soliti dire: “mal comune mezzo gaudio”. Certo, erano i tempi di una impegnativa ripresa post conflittuale, e quei nostri padri che si sono spaccata la schiena per risanare le sorti del Paese non avevano pretese, e i loro figli nel bisogno erano pronti ad accudirli fisicamente e moralmente. E oggi? Le esigenze sono aumentate, di conseguenza la tecnologia e altre fonti come i farmaci, le distrazioni ludiche e superficialità ci hanno portati avanti con gli anni, penalizzando il bene essenziale: il rispetto della dignità. Questo articolo vuole essere un monito per chi crede di non aver mai bisogno e per quelle figure che rasentano i paradossi, ma anche per chi è deputato a dirigere responsabilmente tali strutture… pena relativi eventuali esposti.
Invito alla riflessione: se la modernità dimentica il disegno di Dio
Ci sono circostanze in cui la finzione della modernità crolla di schianto, lasciando spazio alla nuda e sublime realtà della nostra condizione. Una di queste è la sala autoptica. Ho assistito personalmente all’esame autoptico di un giovane uomo, la cui esistenza era stata spezzata dalla SLA. In quel silenzio, nel momento in cui è stato aperto il cranio, davanti ai miei occhi si è rivelato l’emblema più alto della maestosità del Creato. Guardando quella materia cerebrale, racchiusa nella sua complessa e perfetta architettura, ho avvertito un pensiero nitido e travolgente: un valore così sublime non poteva essere stato concepito se non per farci comprendere l’esistenza di un Disegno Divino. Quell’organo, che racchiude il mistero del pensiero, dell’amore, dell’empatia e della coscienza, è la firma dell’Onnipotente su ciascuno di noi. Eppure, la società contemporanea sembra aver smarrito la capacità di stupirsi e di inchinarsi davanti a questa sacralità. Disprezzare la vita, riducendola a pura performance, a distrazione digitale, o abbandonando i nostri anziani e i nostri fragili alla fredda contenzione di una Rsa o all’algoritmo di un robot umanoide, equivale a un insulto diretto non solo agli interessati ma anche alla Sua Opera. Un insulto che molti insensibili e inadempienti, accecati dall’arroganza di pretendere tutto senza sacrifici onesti, pagheranno caro un giorno, quando si troveranno al Suo cospetto e si sentiranno rivolgere la condanna definitiva: «Vi ho dato la vita e non l’avete saputa apprezzare e rispettare!». Oggi viviamo immersi in un irrealismo cronico: le ultime generazioni, spalleggiate da una classe politica incapace di lungimiranza e programmazione, corrono dietro ai simulacri del successo immediato e all’idolatria di effimeri campioni del mondo. Ma dietro i pixel gli schermi resta la materia, uguale per tutti, che un giorno tornerà alla terra. Se quel cervello venisse esaminato oggi al microscopio, vi si troverebbe forse un’alterazione morale: quel particolare neuronale in meno che spegne l’empatia, o quel barlume in più di cinismo che fa calpestare il prossimo. Il sommo Dante Alighieri è stato l’unico capace di ”visitare” l’inferno da vivo, traducendo in poesia i tormenti dell’anima umana. Oggi, molti di noi rischiano di seguire i suoi passi e varcare quella stessa soglia, non come visitatori illustri per raccontare l’orrore, ma come anime destinate a pagare il prezzo dell’indifferenza e della superbia. Rimettere l’essere umano al centro del sistema significa prima di tutto questo: fermare le macchine della distrazione, abbassare lo sguardo davanti al mistero della carne e dello spirito, e ricominciare a onorare il dono della vita attraverso il sacrificio, il rispetto e la cura profonda di ogni creatura vulnerabile: dal suo esordio al suo termine.






