Federico Garcia Lorca- Foto dal web
Servizio di Ivan Pozzoni
In Federico García Lorca, la libertà negata attraversa il corpo, il desiderio, la lingua e la società. Nella Spagna degli anni Trenta, il poeta rappresenta individui oppressi da convenzioni familiari, gerarchie sociali e codici morali. In La casa de Bernarda Alba (Losada, 1945), l’ordine imposto dalla madre si condensa nell’imperativo «¡Silencio!» («Silenzio!»), una parola che funziona come speechact, cioè atto linguistico capace di modificare concretamente i rapporti tra chi parla e chi ascolta.L’imperativo di Bernarda rende visibile questa forza: parlare significa esercitare autorità, mentre imporre il silenzio significa limitare la libertà altrui. Quando Adela afferma «¡Mi cuerpo será dequien yo quiera!» («Il mio corpo sarà di chi voglio io!»), il corpo diventa il luogo dell’autodeterminazione. La frase rompe le aspettative del contesto e contesta la norma sociale: la pragmatica (pragmatic) permette di leggere questa opposizione tra il significato letterale delle parolee le conseguenze concrete che esse producono. La riflessione di Simone de Beauvoir, «On ne naîtpas femme : on le devient» («Donna non si nasce: lo si diventa»), tratta da Le Deuxième Sexe(Gallimard, 1949, vol. II, 13), illumina il condizionamento sociale dell’identità femminile: il destino delle figlie di Bernarda viene costruito attraverso regole interiorizzate, sorveglianza e paura del giudizio. In Romancero gitano (Revista de Occidente, 1928), Lorca trasforma la tensione tra individuo e collettività in immagini poetiche. «Verde que te quiero verde» («Verde che ti voglio verde»), da «Romance sonámbulo», mostra come la ripetizione (repetition) trasformi un colore in un segnale emotivo ambiguo, associato al desiderio, all’inquietudine e alla morte. In «Romance de la luna, luna», l’invocazione «Huye luna, luna, luna» («Fuggi, luna, luna, luna») crea ritmo e urgenza attraverso la ripetizione; in «Ciudad sin sueño», appartenente a Poeta en Nueva York (Séneca, 1940),la città diventa uno spazio di alienazione e oppressione. La poesia comunica mediante implicature (implicatures): immagini e silenzi suggeriscono ciò che non deve essere dichiarato apertamente. George Lakoff e Mark Johnson, in Metaphors We Live By (University of Chicago Press, 1980, 5),scrivono: «The essence of metaphor is understanding and experiencing one kind of thing in terms ofanother» («L’essenza della metafora consiste nel comprendere e sperimentare una cosa nei terminidi un’altra»). Le immagini di Lorca traducono conflitti sociali in esperienze sensoriali. HenriBergson, in Laughter (Macmillan, 1911, 3), osserva: «The comic does not exist outside the pale ofwhat is strictly human» («Il comico non esiste al di fuori di ciò che è propriamente umano»): il comportamento collettivo deve essere smascherato mostrando le rigidità che governano la vita sociale. José Ortega y Gasset, in Meditaciones del Quijote (Publicaciones de la Residencia deEstudiantes, 1914, 43), scrive: «Yo soy yo y mi circunstancia, y si no la salvo a ella no me salvo yo»(«Io sono io e la mia circostanza, e se non salvo lei non salvo neppure me stesso»). L’individuo di Lorca vive dentro questa tensione tra coscienza personale e ambiente oppressivo. La lettura dell’opera coinvolge la neuroscienza: ritmo, ripetizione e immagini sensoriali orientano l’attenzione e sostengono il coinvolgimento emotivo. La embodied cognition, o cognizione incarnata, aiuta a comprendere perché porte chiuse, gesti e corpi sorvegliati rendano percepibile la repressione. Sulpiano sociologico, la casa di Bernarda riproduce una gerarchia nella quale reputazione e controllo disciplinano le donne. Pierre Bourdieu, in Language and Symbolic Power (Harvard University Press,1991, 170), scrive: «The power of words is nothing other than the delegated power of thespokesperson» («Il potere delle parole non è altro che il potere delegato a chi parla in nome dialtri»). L’autorità di Bernarda deriva anche dalla capacità di far apparire naturali le regole cheimpone. Michel Foucault, in «The Order of Discourse», incluso in Untying the Text (Routledge &Kegan Paul, 1981, 52), afferma: «Discourse is not simply that which translates struggles or systemsof domination» («Il discorso non è semplicemente ciò che traduce le lotte o i sistemi di dominio»): il linguaggio contribuisce a organizzare ciò che una società permette di dire e pensare. MaríaZambrano, in Filosofía y poesía (Fondo de Cultura Económica, 1987), individua nella poesia una viad’accesso all’essere umano concreto; Virginia Woolf, in A Room of One’s Own (Hogarth Press,1929, 6), ricorda: «A woman must have money and a room of her own if she is to write fiction»
(«Una donna deve avere denaro e una stanza tutta per sé se vuole scrivere narrativa»). Entrambe le prospettive aiutano a capire che la libertà richiede anche condizioni materiali. Infine, MichailBachtin, in Rabelais and His World (Indiana University Press, 1984, 94), scrive: «Laughter liberatesnot only from external censorship but first of all from the great interior censor» («Il riso libera non soltanto dalla censura esterna, ma anzitutto dal grande censore interiore»). La lezione di Lorca resta accessibile e attuale: quando una società impone chi amare, cosa dire e come vivere, la poesia deve rendere visibile l’ingiustizia e restituire voce a chi è costretto al silenzio. La libertà comincia dal riconoscere le regole che ci sembrano inevitabili e dal trovare il coraggio di metterle in discussione




