L'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) è confrontata con accuse di sfruttamento e abusi sessuali che coinvolgono il suo personale in Ciad. (Immagine simbolica). Keystone
L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) è accusata di non aver informato adeguatamente le autorità svizzere sull’entità delle denunce di abusi sessuali nei confronti del suo personale in Ciad. Le accuse hanno spinto la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) a sospendere i finanziamenti all’organizzazione.
Secondo la NZZ am Sonntag, un’indagine interna di MSF ha rivelato 59 denunce di violenza e sfruttamento sessuale, che coinvolgono in particolare donne e ragazze fuggite dal vicino Sudan. 18 membri del personale sono stati licenziati, tra cui sei persone impiegate presso la sezione svizzera dell’ONG. Il quotidiano descrive le accuse come “sfruttamento sessuale diffuso”, aggiungendo: “Denaro, lavoro o aiuti umanitari in cambio di sesso: i membri del personale avrebbero approfittato dell’angoscia delle donne e delle ragazze rifugiate”.
Anche il Governo federale svizzero e il Dipartimento degli affari esteri sono oggetto di critiche per non aver risposto prontamente alle accuse sollevate per la prima volta nel novembre 2024. Solo nel febbraio 2026 rappresentanti della DSC e di MSF si sono incontrati per discutere della protezione contro lo sfruttamento sessuale.
Secondo il Dipartimento degli affari esteri, MSF ha violato i suoi obblighi contrattuali di notifica. La sfiducia nei confronti dell’ONG è “ora immensa all’interno della Confederazione”, scrive la NZZ. MSF ha da allora riconosciuto i propri errori. La Confederazione sta valutando ulteriori sanzioni e un’indagine esterna.
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