Da questo fine settimana, le strade di diverse città francesi sono teatro di disordini. Mathieu Pinard Baillet
La Francia è il Paese con la più grande comunità di svizzeri e svizzere all’estero. Le attuali manifestazioni e i disordini preoccupano quindi anche molte cittadine e cittadini con passaporto rossocrociato che si trovano sul posto. Al Blick raccontano come vivono le agitazioni a Parigi. Allo stesso tempo, due rappresentanti della Gioventù socialista (GISO) svizzera vogliono portare la protesta nella Confederazione.
A Parigi vivono 12’000 persone con cittadinanza svizzera. La gallerista Esther Woerdehoff vive gli scontri in prima persona ed è preoccupata per il futuro della città, come racconta al Blick. Anche uno studente svizzero si è ritrovato nel mezzo degli avvenimenti. Altre voci sottolineano che le istanze della maggioranza, che manifesta pacificamente, non dovrebbero passare in secondo piano rispetto agli atti di violenza di una minoranza.
Due rappresentanti della GISO Svizzera hanno partecipato alla grande manifestazione di Parigi. Si trovavano nella capitale francese perché, insieme a 27 organizzazioni di più di dieci Paesi, stavano pianificando uno sciopero giovanile internazionale. Il 20 novembre si terranno manifestazioni contro la militarizzazione e le politiche di austerità anche in diverse città svizzere. La GISO non si aspetta comunque un’escalation come quelle in corso in Francia.
In seguito ai disordini, il Governo francese ha reagito con coprifuochi locali. Il primo ministro Sébastien Lecornu parla di caos nei centri urbani e attribuisce la responsabilità delle violenze a un movimento dell’estrema sinistra. Nel frattempo, si discute anche di un possibile movente antisemita per alcuni singoli attacchi: per gli incendi dolosi mirati contro negozi ebraici, anche se non esistono finora prove confermate.
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