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LA STORIA DI ALBERT B. SABIN NEL FLUIDO ROMANZO DI SARA RATTARO

Una lettura che emana saggezza e ottimismo, particolarmente indicata per gli adolescenti

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di Ernesto Bodini (giornalista e critico d’arte)

 

 

Tra fake news e “insistenti” verità sul tema vaccini e vaccinazioni è sicuramente un toccasana richiamare alla memoria il padre dell’antipolio, ovvero l’illustre scienziato polacco, naturalizzato statunitense, Albert Bruce Sabin (1906-1993). E ciò è anche merito della biologa e scrittrice Sara Rattaro che ha dato alle stampe il fluidissimo romanzo Il cacciatore di sogni – La storia dello scienziato che salvò il mondo (Ed. Mondadori, 2017, pagg. 173, € 15,00). L’originalità di questo lavoro letterario, peraltro particolarmente indicato agli adolescenti, sta non solo nella “rievocazione” di un scorcio della personalità di Sabin e del suo lavoro, che tanto gli fece onore per utilità sociale e dedizione filantropica (non ha mai voluto brevettare il vaccino antipolio che porta il suo nome, debellando quasi totalmente la patologia nel mondo) ma anche nella scelta di esporlo con un racconto idealizzato tra due principali protagonisti durante un viaggio aereo (Barcellona-Italia): Luca, un giovane che sogna di diventare un famoso pianista (accompagnato dal fratello Filippo e dalla loro mamma), e il suo eroe, un uomo anziano dalla barba bianca che occupa il sedile accanto al suo. Ed è proprio questo anziano signore che a un certo punto, poco dopo il decollo, chiede al ragazzino se poteva raccontargli una storia. Ha inizio così un intenso dialogo, fitto di aneddoti e vicissitudini che affascinano il suo giovane ascoltatore, sempre più ignaro della personalità di questo umile compagno di viaggio e dall’espressione paterna… Dalla coinvolgente lettura di questo libro da sogno misto ad una fantastica realtà, emerge anche qualche aspetto esistenziale del giovane Luca che, con un mano ingessata per un piccolo incidente tra fratelli, manifesta tutta la sua preoccupazione sulla possibile compromissione del suo futuro di pianista. Un pensiero che ogni tanto si interrompe per seguire con avida curiosità il sempre più coinvolgente suo interlocutore, come pure il suo pensiero per la giovane… amica Licia.

 

 


Un lungo dialogo fra le nuove generazioni dove trovano spazio sogni e realtà che l’anziano signore ha voluto lasciare in eredità al giovane Luca, ma anche a tutti noi che, a distanza di anni, godiamo della sua scienza e della sua generosità. Anche se la Rattaro ha scelto di tramutare in romanzo alcuni passi di una storia tanto cara alla collettività, nelle sue pagine si colgono i messaggi più significativi che richiamano alla memoria l’opera “I cacciatori di microbi” dello statunitense Paul de Kruif (1890-1971), un best seller degli anni ’30-’40 che ispirò e coinvolse Sabin tanto da dedicarsi alla ricerca e allo studio dei virus. I due titoli, l’uno reale e l’altro ideale, rappresentano in quest’opera letteraria un binomio di intelligente lungimiranza, tanto che mai più felice profezia si concretizzò con il lavoro di Albert Sabin. Un scienziato, un padre e un uomo che non solo merita essere citato ogni volta nelle sedi accademiche, ma anche nel più comune impegno letterario, per giovani ed adulti. Proprio come la giovane autrice genovese ha saputo fare, dando al romanzo quel tocco di riverenza e riconoscenza per chi ha dedicato la propria esistenza a beneficio di tutti i bambini del mondo. E io credo che sia compito di chi scrive trasmettere certi valori, perché anche un “semplice” romanzo, contribuisce al sapere umano. Memorie in carta dell’umanità.

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