DALLA LAVAGNA ALLE NUOVE “ESTENSIONI TECNOLOGICHE”

di *Francesco Augello

Nuove tecnologie ed esperienze multimediali: quali le implicazioni didattiche e pedagogiche e le loro relazioni con lo spazio tradizionale d’insegnamento.

Ogni insegnante, in ogni epoca, da quando la lavagna nera d’ardesia è entrata a far parte del mondo scolastico, come complemento d’arredo culturale e di contenimento delebile di calcoli, schemi, grafici, esercizi e giochi, ne ha sperimentato la pratica utilità per svolgervi e materializzare in essa quel bagaglio di conoscenze che ne hanno fatto, all’interno della classe, metafora di prolungamento delle braccia e della mente del docente.

Con essa l’insegnate da sempre ha potuto raggiungere e fissare nelle menti dei discenti schematici concetti chiave, per creare quella immediata interazione circoscritta a pochi individui che, con la loro attenzione, testimoniano giorno dopo giorno la loro crescita cognitiva, ovvero, acquisendo abilità di memorizzazione, immaginazione, deduzione e presa di decisione, unitamente all’evoluzione metacognitiva con la quale ultima dimostrano altre abilità mentali, come riflessione, controllo dell’attività mentale stessa e trasferimento delle abilità acquisite.

Pur nella sua fredda e inanimata struttura, oltre a svolgere una funzione di triangolare utilità didattico-comunicativa, per diverso tempo, prima della diffusione delle lavagne del tipo appeso al muro e del generale allentamento della rigida disciplina comportamentale, la temporanea sede di “espiazione del castigo” era sempre il retro della lavagna a ruote.

Ma, né la prima generazione di lavagne a ruote, né la seconda appesa al muro, si sono prestate come medium di intrattenimento estetico, giacché difficilmente qualunque insegnante, per quanto abile e veloce nell’arte del disegno, è riuscito a rappresentare con essa immagini ben curate e di impatto visivo. Un progressivo passo in avanti verso una “estensione tecnologica” è venuto a determinarsi con la nascita e l’impiego del gessetto colorato o ancora con le lavagne e pennarelli colorati cancellabili. Ma, pur astraendo quel raggricciante suono dalla frequenza pari a migliaia di Hz, ottenuto grattando una lavagna con le unghie e determinando un naturale coinvolgimento di indisposizione epidermica, e seppur il tempo ha permesso il coinvolgimento visivo del colore nelle pratiche didattiche, altre esperienze tipicamente multimediali sono, e non potevano diversamente per la loro natura, rimasti estranei, come grafici complessi, riproduzione di curati disegni artistici, animazioni, filmati, suoni, ecc.

L’esperienza multimediale[1], così come oggi è vissuta dai giovani di ogni generazione, è rimasta per lungo tempo al di là delle barricate della scuola, tuttavia il lento avanzare verso la modernità culturale e del fare – sperimentare tecnologico in aula, si è lentamente mostrato per mezzo di altre analogiche estensioni: basti pensare al video proiettore o al proiettore per lucidi che ex abrupto, è proprio il caso di dirlo, hanno cominciato a mettere in luce i pregi e la rapidità di coinvolgimento e sostituzione delle informazioni preconfezionate dal docente e meglio leggibili dai discenti.

I media per la comunicazione di immagini statiche, insieme a quelli per la comunicazione di testi orali e scritti, ancor prima dell’avvento del multimediale, hanno consentito di facilitare un’altra forma di estensione: quella del tempo scuola anche all’interno delle mura domestiche accompagnando e sostenendo in modo “disciplinato” l’attività scolastica e coinvolgendo sotto una veste innovativa le famiglie, le quali indirettamente tecnologico, a questi strumenti di scaffolding e di conoscenza per la definizione e la decifrazione di nuovi ed esordienti linguaggi, lentamente divenuti fratelli apprezzabili delle modalità di ampliamento e operosa interattività del processo didattico– educativo. Questa “estensione tecnologica” è servita in parte a far prendere consapevolezza sulla necessità da parte della scuola di non limitarsi ad utilizzare i nuovi dispositivi della ri-produzione della cultura in modo non abituale, ma soprattutto a vestire gli abiti della regia via via più moderna per confezionare oggetti culturali fiancheggiati da quelle abilità incoraggiate da un accorato e sollecitato impegno richiesto agli studenti e da questi accolto proprio in virtù di un apprezzato ed emotivo desiderio di sentirsi protagonisti dei nuovi processi di organizzazione e co-costruzione delle informazioni visive, sonore, multimediali, testimoniando l’intima affinità ed evoluzione tra edificazione sociale del sapere e nuove forme di comunicazione agevole.

In un ottica di progressione della conoscenza che ha conosciuto le diverse epoche in cui i mezzi a disposizione della scuola erano orientati esclusivamente ad insegnare secondo uno schema di progressione lineare della conoscenza stessa, dal particolare al generale, si è sempre cercato di condurre lo scolaro a meccanismi di astrazione della realtà affinché ponesse autonomamente in essere le basi di un pensiero sempre più complesso, partendo dalla semplice conoscenza, arricchendo quest’ultima, passando dall’equilibrio alla dinamica degli eventi, fino a proporre nuove e personali visioni foriere di ulteriori innovazioni e conquiste dell’universo scuola.

L’estensione della comunicazione grazie ai nuovi media didattici hanno permesso, limitatamente ad una visione astratta, di far cogliere meglio allo scolaro le diverse e partecipate realtà che uniscono i diversi modi di vivere nella scuola e fuori di essa, il rapporti spazio-tempo tra gli avvenimenti un tempo solo vissuti per mezzo della notizia scritta su carta o ascoltata alla radio. Nel corso degli anni gli insegnanti più audaci hanno indossato il saio della modernità scoprendo e non facendo mai a tempo a precorrere tutte le strade, perché numerose, della tecnologia.

Pur non di meno nel concreto, passando dall’era della cinetica fino a giungere all’era dei mezzi multimediali, un’esperienza costruita all’interno di ogni scuola coinvolgendo i diversi gruppi classe è stata e continua ad essere la realizzazione di un insieme di documenti messi in relazione tra loro tramite parole chiave: è un ipertesto[2].

L’idea dell’esperienza ipertestuale di matrice scolastica, dovrebbe essere quella di far riuscire ad affrontare un argomento da diverse angolazioni trascinando, attraverso i links attivabili, l’interesse e la complicità didattico esperienziale di altre discipline e, dunque, di percorsi di lettura praticamente infiniti. Ancor positivamente più ricca e intricata risulta tale esperienza quando la rete di collegamenti, in presenza di un gruppo classe meno ingenuo, si muove all’interno di un ambiente non limitato alla superficie magnetica di un hard disk, bensì attraverso una moltitudine di archivi geograficamente distribuiti e che organizzano l’intreccio di una maglia di informazioni raggiungibili e consultabili in modo arbitrario, avanzando o retrocedendo per concetti chiave fino a costruire una mappa concettuale generale, astraendola da quell’Internet così realizzato. Tale esperienza, naturalmente, va accompagnata e fatta precedere al tempo stesso dall’impiego di linguaggi ed elaboratori sufficientemente provvisti di pacchetti software orientati all’ipermedia o idonei ad integrare oggetti didattici provenienti da fonti che adottano protocolli o estensioni differenti. Ma qualunque sforzo e pratica didattica sarebbe infruttuosa se quanto maturato con l’impegno congiunto della classe non trovasse, agli occhi degli stessi studenti e degli spettatori, un affrancamento di quelle risorse intellettive spese e figlie di un largo stimolo e di un volere pro generazionale. Per questo motivo è necessario che quanto realizzato venga messo in rete, al di là della qualità estetica del prodotto didattico, a motivo di esempio e di vanto individuale e collettivo.

CONCLUSIONI

In una rivoluzionata scuola e incoraggiata prassi costruttivista, fatta di lavori di gruppo, di percorsi individualizzati, dalle ricerche personali e di gruppo, le nuove tecniche e tecnologie didattiche consentono, se ben dirette e coordinate da un team docenti qualificato e in grado di qualificare i programmi e le scelte didattiche, di aiutare lo studente a sviluppare il pensiero critico. Ciò è vero, tuttavia, solo se l’alunno viene messo nella condizione di poter appurare le proprie competenze–esperienze agendo anche in ambienti virtualmente “realistici” che hanno la funzione di far sperimentare anche un ampliamento, e mai una sostituzione, dello spazio tradizionale, seppur ridimensionato, in cui sorge la lezione frontale e dove il pedagogo ha l’arduo compito di essere non più e solo fonte di contagio della cultura e divulgazione delle nozioni, ma esempio e colonna portante per il sostegno, l’aiuto, la regolazione ed il rinforzo di quelle abilità mnemoniche–speculative di ogni alunno.

Indipendentemente della materia oggetto di studio, oggi essa viene quasi sempre e rapidamente recuperata dagli studenti, non più per finalità formative, bensì per esigenze raccolte attorno a quel desiderio–necessità dell’avere informativo. Proprio per tal motivo i giovani studenti d’oggi, alle loro prime esperienze con i diversificati media e sistemi di ricerca sempre più user friendly, rischiano sempre più di rimanere in balia di false e incontrollabili informazioni, diffuse attraverso e soprattutto quel The Net, ove non sempre è possibile legare l’informazione da essa attinta ad una fonte bibliografica attendibile.

È dunque il docente, con una sana metodologia e allenamento nella palestra della nuova didattica mediatizzata, che deve in qualche modo far riflettere gli alunni, spronandoli all’analisi del testo e della fonte, sulla ben nota distinzione tra formazione e informazione, ove passando dall’analogico al digitale, dal libro all’ipertesto, dall’aula al Web, ciò che è formazione potrebbe palesarsi come semplice e bislacca notizia.

Tale non ipotesi, ma già quotidiana realtà, è destinata ad una convulsa ed inarrestabile sconvolgimento dell’uso delle stesse “estensioni tecnologiche” in assenza di un timone, il docente, che instradi gli alunni ora dentro quel saper statico, ma controllato, che si racchiude nei libri e al confronto d’aula, ora fuori da essi. Occorre ieri come oggi, e per il domani incerto, costantemente avere cura di tessere quella rete e quella estensione educativa che non deve mai lasciar evadere l’alunno verso strumenti tecnologici che difficilmente potranno porsi come elementi neutri e di rinforzo dell’istruzione, se la loro comprensione ed il loro impiego continua a rimanere fuori dalle scuole e distante da quelle intelligenze vocate ai processi educativi.

*Docente di filosofia e scienze della comunicazione. Esperto in tecnologie e metodologie didattiche

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[1]Anche in assenza di un’esperienza multimediale, un modello d’insegnamento collaborativo e costruttivo sarebbe ovviamente praticabile anche utilizzando gli strumenti didattici analogici; ma invero le nuove pratiche e metodi legati alle tecnologie insieme a quest’ultime, rendono più semplice e più naturale la strada alla motivazione e all’iniziativa che in ragione di ciò gli alunni senza resistenza alcuna prediligono oggi sperimentare.

[2] L’ipertesto è un sistema di parole chiave che permette di passare da un documento all’altro rendendo possibile una lettura non sequenziale dei contenuti. Un ipertesto può essere visto come una rete; i documenti ne costituiscono i nodi. Il concetto di “documento successivo” è non-lineare: qualsiasi documento della rete può essere successivo all’attuale, in base alla scelta del lettore di quale parola chiave usare come collegamento. La scelta di una parola chiave diversa porta all’apertura di un documento diverso: all’interno dell’ipertesto sono possibili praticamente infiniti percorsi di lettura.

Francesco Augello, docente di lungo corso, prima nella formazione professionale, nei corsi dedicati al comparto quadri e dirigenti, MEF, FF.OO, ASP, successivamente docente ed esperto per la formazione del personale scolastico in diverse aree e discipline, dalle tecnologie alle metodologie didattiche sull’innovazione della scuola, nelle scuole di ogni ordine e grado, collabora da anni con riviste scientifiche anche sul filone delle disabilità sensoriali visive e della sperimentazione didattica con ragazzi autistici con basso funzionamento. Da anni coniuga  la scienza psicologica e pedagogica con le tecnologie in un quadro di sperimentazione sugli alunni basata sul capovolgimento del problema, secondo una prospettiva di un “handicap capovolto”, rispetto al contesto, alla classe, alla società stessa. il saggio proposto è già edito dal Trimestrale ed. Biblioteca Italiana per i Ciechi “ Regina Margherita” Onlus – Roma – N. 4, ottobre-dicembre 2011″

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