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9 luglio 2010: sciopero dei giornalisti. Quando lo sciopero dei cittadini?

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Una giornata di silenzio informativo, quella di ieri 9 luglio 2010, dove i giornalisti hanno voluto protestare contro il Disegno di Legge sulle intercettazioni, che potrebbe essere approvato anche alla Camera dei Deputati, dopo che al Senato.

Un apparente controsenso quello di scegliere di non dare notizie, proprio nel giorno in cui si dovrebbe dimostrare l’importanza dell’informazione. Vittorio Feltri, infatti, ha affermato in proposito che “per protestare contro un provvedimento che non ci piace, la cosa più sbagliata è metterci da soli il bavaglio”.

Apparentemente quella di Feltri potrebbe essere una teoria giusta, ma quello che tutti noi giornalisti abbiamo voluto dimostrare ieri con il nostro silenzio, è la dimostrazione di quello che potrebbe realmente accadere se la Legge Bavaglio venisse approvata.

Si è discusso tanto in quest’ultimo periodo di questo disegno di legge, ma forse ancora i cittadini non sanno realmente a cosa si andrà incontro con l’approvazione della stessa.

Il fulcro di questo ddl sono le intercettazioni, che fino ad oggi sono state un elemento fondamentale per la magistratura. I cambiamenti sull’uso delle intercettazioni sono molti. Prima di tutto, potranno essere intercettate solo persone su cui pendono reati gravi, quindi un incensurato sospettato di un grave reato non potrà essere intercettato. La durata delle intercettazioni, inoltre, sarà ridotta ad un massimo di 75 ore, e non potranno essere effettuate intercettazioni nelle case private o nelle automobili per rispettare la legge sulla privacy. Ma se di un reato si parla anche nelle mura domestiche, non sarà forse una prova che viene tolta alle indagini? In tutto ciò i giornalisti non potranno pubblicare notizie offerte dalle intercettazioni, non solo durante il periodo di segreto istruttorio, ma finché il processo non sia terminato definitivamente. Il rischio che i cittadini corrono è quello di non conoscere i fatti per anni, vista la lunghezza dei processi italiani. Per esempio, se un candidato politico è indagato per un reato grave, nessuno lo saprà mai finché non avrà termine il processo, e magari è già stato eletto in precedenza. Se un giornalista viola questa legge, firmando un articolo che non rispetta i termini del ddl sulle intercettazioni, rischia molto in termini punitivi e pecuniari. Inoltre, anche gli editori rischiano, perché la Legge Bavaglio prevede anche che l’editore debba essere vigile sulle notizie che vengono pubblicate dalla redazione (cosa impensabile fino ad oggi).

Questo sciopero di ieri deve essere un primo passo per spingere anche i cittadini a ribellarsi, per far loro comprendere che l’informazione è un diritto e che da essa nasce la consapevolezza. Se i giornalisti verranno imbavagliati, ai cittadini toccherà mettere i tappi nelle orecchie.

L’Italia che vogliamo è questa?

Giusy Chiello

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