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VITA E AMORE INTENSI DI GIUSEPPE TARDINO. Breve autobiografia di un siciliano dai nobili sentimenti

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di Ernesto Bodini (giornalista e critico d’arte)

 

Non è insolito che la nostalgia assalga le persone ad una certa età, soprattutto quando si ha il piacere di rievocare (e dare alle stampe) il proprio vissuto. E questo come a voler imprimere nel tempo ciò che è stato, e soprattutto lasciare ai posteri (in primis i propri famigliari) una “eredità” letteraria il cui contenuto sia ricco di una vita intensa e allietata da profondi sentimenti. Proprio come quelli che hanno caratterizzato la vita di Giuseppe Tardino, classe 1939, nativo di Canicattì (AG) che a coronamento della sua lunga e laboriosa esistenza, ha voluto pubblicare “Vita arte e poesie di lu zi Peppi Tardino”; un’autobiografia un po’ sui generis ma per alcuni aspetti comune ad altre realtà come “l’emblema” di una famiglia siciliana. Scorrendo le quasi 130 pagine, corredate da molte immagini, si rimane coinvolti e affascinati da quella semplicità discorsiva che è tipica di chi sa esprimersi con il cuore e la genuinità; ma anche con l’orgoglio di essere un cittadino della Trinacria, che nulla ha da invidiare ad altri connazionali. L’infaticabile predisposizione al lavoro e al sacrificio di Tardino, ha dato impulso e garanzia alla imprenditoria coinvolgendo familiari e terzi sino a progredire senza limiti… A compensare questa vita di dedizione per il lavoro i sentimenti trovano il loro giusto spazio e appagamento dell’amore per Maria, l’adorata moglie che lo ha condiviso e accompagnato nel suo lungo percorso esistenziale, ambedue allietati da tre figlioli sino a formare un quadro familiare pieno di quel calore intenso come sa “produrre” una Sicilia dai tradizionali costumi etici e comportamentali… forse oggi in gran parte superati. L’eclettismo e le passioni di questo autore hanno dato sfogo ad hobby come il modellismo, dei presepi in particolare, quasi a “mitigare” il suo faticoso ma redditizio lavoro di carpenteria metallica; oltre alla passione per i viaggi per apprezzare siti, popoli e le loro culture con i quali relazionarsi; e questo, sempre con accanto l’amatissima moglie. Il superlativo è più che giustificato per averla conquistata con infinita pazienza sin da quando era minorenne, e quindi con qualche ostacolo del futuro suocero da superare. Ma i sentimenti di questo quasi “autentico” signore dall’aria fiera di chi sa di meritare per dedizione, non solo sono sostenuti dalla sua fede cristiana ma anche da una appassionata indole poetica, tanto da comporre numerosi versi al cui centro impera l’amore per la vita, la famiglia e il lavoro. Tra questi mi piace citare “Cinquant’anni”, pochi versi dedicati alla moglie per il primo secolo di vita, che li ha visti sempre più uniti: «Ricordo con tanta passione/le frasi che ho scritto per te/È sempre una bella canzone d’amore che parla di te/Fremevo per darti un bacio/sognavo stringendoti al cuor/Oggi io sono invecchiato/e ti amo più di allor/Tu non hai più sedici anni/sono cinquanta amor/L’amore nostro è più grande/con tre figli, il più bel dono d’amor/Di baci ce ne siamo dati/credo che ne hai ancor/Quelli che mi hai conservato/tienili per i giorni che mi restano ancor». Semplicità e purezza d’animo rendono appagato il lettore ma anche lo stesso autore che, in queste pagine, ci ha fatto comprendere quanto spesso ignoriamo il valore dell’esistenza e che su questa vita terrena nulla ci appartiene; mentre la nostra anima sarà giudicata per quello che avrà omesso o compiuto. Una cristiana ovvietà in cui credere come l’ormai ottuagenario autore ci ha voluto rammentare.

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