Va riformata con urgenza la legge sulla diffamazione a mezzo stampa

Va riformata con urgenza la legge sulla diffamazione a mezzo stampa

Francesco-Gangemi

La notizia non è fresca, ma risale al dicembre 2015, la riportiamo lo stesso perché, al di là del caso eclatante e ormai trascorso che ha coinvolto il collega Gangemi, ci interessa comunque informare i nostri lettori sulla professione del giornalista  e sulla libertà di stampa nel nostro Paese.

L’Italia si trova al 73 esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa  stilata da Reporter senza frontiere, venendosi a trovare tra Moldavia e Nicaragua. La ragione, secondo il rapporto di Rsf  sono le sempre maggiori intimidazioni che i giornalisti subiscono, da parte  di organizzazioni criminali e non solo. “La situazione dei giornalisti è peggiorata nettamente con un grande incremento di attacchi alle loro proprietà, specie le automobili. Ma non è solo la violenza fisica a limitare la libertà d’informazione nel nostro Paese. Il rapporto conta circa 130 cause di diffamazione“ingiustificate” contro i cronisti soltanto nel 2014, mentre nel 2013 il dato si era fermato a 84. La maggior parte delle cause di questo tipo sono intentate da personaggi politici, e “costrituiscono una forma di censura“. I ricercatori citano la mafia italiana tra gli “agenti non statali” che soffocano l’informazione, insieme all’Isis, Boko Haram e ai cartelli della droga latinoamericani.

E in questa situazione da “bavaglio alla stampa” e non solo si è trovato il giornalista Francesco Gangemi, 81 anni compiuti il 28 settembre scorso, invalido al 100 per cento e gravemente ammalato, che è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Catania per un cumulo di pene a 2 anni 11 mesi e 16 giorni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie. Due anni dopo l’allucinante arresto che, all’età di 79 anni, l’aveva portato dietro le sbarre, sollevando l’indignazione del Paese e la sospensione del provvedimento, la storia si ripete.

Stavolta gli è stata risparmiata l’umiliazione della galera, ma imposto comunque l’obbligo di espiazione della pena agli arresti domiciliari. A quasi 82 anni e dopo aver recentemente subito un delicato intervento chirurgico al cuore, una nuova, pesante tegola si abbatte, dunque, sul giornalista in esecuzione di una sentenza definitiva del 10 marzo scorso. Il Tribunale di Sorveglianza di Catania ha affidato l’esecuzione del provvedimento alla Procura di Cosenza dopo aver rigettato la richiesta di affidamento ai servizi sociali.

“Un provvedimento che non esitiamo a ridefinire, come avevamo fatto all’epoca assieme all’allora segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, mostruoso per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”, dichiara Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, sottolineando che “Gangemi paga duramente non solo il prezzo delle sue idee «forti» e fuori dal coro, ma soprattutto l’ingiustificato ritardo del Parlamento nel riformare la legge sulla diffamazione che, per i reati a mezzo stampa, prevede ancora il carcere per i giornalisti consentendo il ripetersi di dolorosi episodi come questo”.

“Francesco Gangemi – sottolinea Parisi – è chiamato a scontare una pena residua di quasi tre anni perché, ancora una volta, la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena per i suoi articoli pubblicati sui periodici «Il Dibattito» e “Dibattito news». Suscita, però, ancora enorme sorpresa l’ennesima decisione della magistratura di applicare la pena detentiva del carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, prevista dal Codice penale, ma – ricorda il segretario del Sindacato dei giornalisti – giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E lo stupore è maggiore in considerazione dell’età del giornalista in un Paese – è doveroso ricordarlo – che concede spesso misure alternative alla detenzione ad incalliti delinquenti ultrasettantenni che si sono macchiati di efferati crimini”.

Carlo Parisi, “nell’auspicare una revisione del provvedimento cautelare, ispirata a criteri di vera giustizia e umanità”, rinnova “al Parlamento l’appello per riformare con urgenza la legge sulla diffamazione a mezzo stampa ed al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di valutare le possibilità di un intervento che, considerata l’età e le condizioni di salute del giornalista, eviti a Francesco Gangemi la privazione della libertà personale per reati compiuti nell’esercizio della professione giornalistica.

Un giornalista – conclude Parisi – che commette reato, diffamando qualcuno, va punito, certo. Con una multa, non con il carcere. Ma non va, in ogni caso, punito per non aver rivelato le fonti fiduciarie di una notizia vera, sacrosanto diritto di chi svolge questa professione”.
Fonte: giornalistitalia.it

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