Raccontonweb: “Un’organizzazione perfetta” di Marcella Onnis

Raccontonweb: “Un’organizzazione perfetta” di Marcella Onnis

madre e figlio con le teste appoggiate l'una all'altraOggi è la Festa della mamma, per cui abbiamo scelto un racconto a tema della nostra Marcella Onnis.

Cogliamo l’occasione per augurare a tutte le Mamme di essere coccolate, ammirate, confortate e rispettate non solo in questa giornata loro dedicata, ma ogni giorno di ogni anno… come loro fanno sì che accada ai propri figli.

 

Un’organizzazione perfetta

La casa odora golosamente di sugo con le cozze, da gustare a pranzo l’indomani, e zucchine ripiene, da servire in tavola con pinzimonio e crema di cannellini e carciofini. Viviana è una moglie, una madre ed una padrona perfetta. A dispetto delle malelingue, è pure un’ottima amante. Il suo sogno nel cassetto è riuscire ad avere sulla sua vita e sulla sua casa un controllo totale ma flessibile. In questo modo potrebbe eliminare lo stress del dover rimediare all’imprevedibile e guadagnare tempo per svaghi fuori programma. I suoi più grandi crucci sono due: l’incapacità di godere dei risultati ottenuti – perché in tutto ciò che fa trova sempre qualche difetto, un certo margine di miglioramento – e la convinzione di angustiare la sua famiglia con le sue manie.
“Io sono una persona noiosa” dice alla sua migliore amica e, in quei momenti, niente – né i baci e le carezze di suo figlio, né lo sguardo ancora innamorato di suo marito – potrebbe distoglierla da quella convinzione.

Tuttavia, di quella sua ossessione non riesce a farne a meno: troppo grande è la soddisfazione nel vedere tutto sempre in ordine o nel sentire gli ospiti lodare la sua fantasia e le sue mani d’oro. Certo, si rende conto che le sue fissazioni spesso rasentano il ridicolo, come l’abitudine di non lasciare mai in dispensa troppi pacchi di pasta iniziati o, una volta cominciata una confezione, di mangiare prima tutti i biscotti spezzati, poi quelli interi. Ma è fatta così e solo in questo modo si sente bene.

Oltre a cucinare, adora stirare, che sia inverno o che sia estate. Stira con religiosa solennità e maneggia il ferro da stiro come fosse un idolo fragile, da venerare e, al tempo stesso, proteggere. Per lei stirare è una missione a cui sottomettere ogni fibra tessile che le passa per le mani. Suo marito la prende in giro, dicendo che lei stira pure le mutande, senza sospettare che, in effetti, la tentazione qualche volta le è venuta.

Ora il telefono squilla. Viviana si sciacqua le mani e le asciuga, in fretta per poter rispondere subito ma abbastanza accuratamente così da non sgocciolare per terra.
“Pronto?”
A malapena riesce ad articolare una risposta. Poi chiama suo marito in ufficio, sicura di trovarlo ancora lì per qualche faccenda dell’ultima ora.
“Pronto?”
“Andrea… Ivan…”
“Ivan cosa?!”
“Un incidente… Mio Dio…”
“Cosa? Ivan ha avuto un incidente?”
“Sì… È… è in fin di vita.”
“Arrivo subito. Aspettami.”

Con inaspettata lucidità, prepara la biancheria e gli altri effetti personali di cui il figlio potrebbe aver bisogno in ospedale; sparecchia il suo posto a tavola; ritira la sua tazza, che aveva già tirato fuori per la colazione del giorno dopo; rifà il letto che gli aveva già preparato per la notte. Infine, si siede sulla sedia accanto alla scrivania, che poche ore fa ha riordinato, ma deve subito rialzarsi per raddrizzare il copriletto. Poi si abbandona di nuovo sulla sedia. E piange.
Fingendo di ignorarne il motivo, comincia a ricordare di quando suo figlio era piccolo, di quando la sera, dopo averlo adagiato nella culla, gli prendeva la manina e, accompagnandola con la sua, gli faceva il segno della croce mentre recitava: «Nel nome del Padre, del Figlio…». Poi ancora dava voce al suo bambino, pregando:
«Angelo di Dio,
che sei il mio custode,
illumina e custodisci,
reggi e governa me,
che ti fui affidato
dalla Pietà celeste.
Amen.
».

Viviana non lo sa, ma per Ivan, che ormai non prega quasi più, quella è “la preghiera dei bambini”, da ricordare con affetto e da recitare nei momenti più bui.
Adesso suo figlio è cresciuto e non può più guidarlo come allora. Sono ancora molto legati, però, anche se questo non impedisce loro di scontrarsi. Dalla loro ultima discussione non è passato molto tempo, uno o due giorni al massimo. Ivan le aveva detto di volersi trovare un lavoretto qualunque, giusto per iniziare a vedere qualche soldo e perché era stufo di aspettare il lavoro “vero”.
“E la tua laurea allora? Per cosa l’hai presa?!” gli aveva risposto.
E lui, con tono serio: “Mamma, l’unico modo che mi viene in mente per sfruttare la mia laurea è pulirmici il culo dopo aver cagato!”
È fatto così: gli piace stupire il suo “pubblico” con frasi ad effetto, possibilmente un po’ scurrili. Lei, a sentire quel linguaggio, non può evitare di storcere il muso, ma deve ammettere che lui, con quelle frasi colorite, riesce a penetrare nelle cose più a fondo di quanto non riesca a fare lei con i suoi lunghi discorsi.

La macchina di Andrea ha appena finito di sbuffare in garage e suo marito si sta già precipitando nell’ingresso. Entra in camera del figlio e trova Viviana. È serena e quasi sorride.

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