UNA FORTE MA NECESSARIA CONSTATAZIONE

Negare l’evidenza della burocrazia come “nemico” della libertà dei diritti è come emulare il proverbiale comportamento degli struzzi.

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Assaporare il senso di libertà, od ancor meglio godere concretamente di essa, è un grande “privilegio” di molti Paesi e, quei pochi (?) in cui è negata, non può che farci riflettere ed essere (almeno idealmente) solidali auspicando per loro una inversione di rotta. Ma cos’é la libertà? Chi non si è mai fatto questa domanda? E quante risposte si sono date e si potrebbero ancora dare? Ma qualunque esse siano ci portano a ricercare le cause che, in gran parte, confluiscono nei vari ed estremi regimi dittatoriali e, a questo riguardo, il nostro Paese (grazie a Dio e a quanti si sono immolati) ne è privo ormai da diversi decenni. Un progresso culturale e civile che dovremmo “esportare”, ma ciò non è possibile poiché i Paesi in cui vige la dittatura intesa come vessazione non intendono essere invasi nemmeno culturalmente… Queste popolazioni vessate meritano la nostra vicinanza, ma il popolo italiano è in grado di farsi carico di ciò? Noi siamo un esempio di democrazia e quindi di determinate libertà (per certi versi forse fin troppe) e che spesso non sappiamo meritare; ma per contro anche noi soffriamo di una certa dittatura “moderna” e più sibillina che si esprime nella nota ed ancestrale burocrazia. Non me ne vogliano le popolazioni che realmente hanno vissuto, vivono e vivranno ancora in futuro sotto un regime dittatoriale vero e proprio ma, sia pur nelle dovute proporzioni, quello che ritengo essere il nostro “regime dittatoriale moderno” nella sua esternazione pratica di tutti i giorni (e da decenni), non può che costituire una realtà che è in antitesi con i principi costituzionali. A tale riguardo si potrebbero fare moltissimi esempi: gli effetti deleteri nell’ambito della Giustizia (come le migliaia di detenuti innocenti, il sovraffollamento e le vessazioni nelle carceri!), delle violazioni di molti diritti in genere, delle notevoli differenze socio-sanitarie e assistenziali per effetto del Federalismo, la “maldestra” gestione prettamente politica in tutti i suoi comparti, etc. Ma in buona sostanza, cosa significa essere liberi? A mio avviso non vuol dire soltanto non essere in catene (reali o ideologiche) e non essere vessati da uno o più despoti, ma vuol dire anche godere di quei diritti di uguaglianza e imparzialità stabiliti dalle leggi nel Paese in cui si vive… ancorché moderno e democratico; diversamente, tanto varrebbe paragonarsi (sempre con le dovute proporzioni) a coloro che sono vessati in un modo o nell’altro dai despoti al potere.

Nei confronti delle molte popolazioni sottomesse noi siamo certamente dei “privilegiati”, ma nel contempo è bene ricordare che qualunque privazione, restrizione ed ostruzione ad un diritto conclamato equivale ad una dittatura… Or bene, sono perfettamente conscio che tirare in ballo il concetto di dittatura nel nostro Paese equivale ad una sorta di eresia, specie se si rievocano i tempi antecedenti alla Costituzione della Repubblica; ma santo Iddio, a cosa è servito questo traguardo politico e culturale se poi il tarlo della burocrazia, sin dalle sue origini, non è mai stato rimosso  (e nulla si fa per rimuoverlo) creando problemi esistenziali quotidiani tra gli stessi cittadini e le Istituzioni? Se si vuole fare una serena analisi di questa realtà nel rispetto dei tempi e delle proporzioini, non si potrà intravedere alcun sottointeso di blasfemia e, i frequentissimi fatti odierni di cronaca, di politica e di contorte relazioni, sono la conferma di un progresso (la libertà) che ogni giorno paghiamo a caro prezzo! Del resto, quando la proverbiale mancanza di elasticità del burocrate si combina con la meschinità dell’imposizione, il risultato può far vacillare la sua mente… con il conseguente comportamento dittatoriale. E al di là di tali constatazioni, coloro che si sentono di dissentirmi (probabilmente perché per essi la burocrazia non rappresenta un impedimento, un oltraggio e una vessazione), vorrei rammentare che in uno Stato davvero libero il pensiero, le convinzioni e la parola, debbono essere liberi. Diversamente, a conferma ulteriore del presente testo.

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