UN PERCORSO CULTURALE CHE CONTINUA AL M.B.C. DI TORINO

È possibile prevenire la patologia diabetica, ma anche gli infortuni in ambito domestico

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

Alberto Bruno

La prima conferenza di lunedì 15 novembre ha avuto per tema Prevenzione del diabete – Responsabilità dirette e indirette, tenuta dal dott. Alberto Bruno, specialista in Medicina Interna e Diabetologia, che ha esordito ricordando che questa patologia è più propriamente detta Diabete mellito o anglico. La prima descrizione risale XVII secolo quando Thomas Willis (1621-1675) per primo descrisse il sapore dolce dell’urina diabetica. Willis attribuiva il gusto dolce dell’urina a una inconsueta miscelazione nel sangue di diversi sali sulfurei, per cui esso non è salso come di solito, ritenendo quindi che il diabete sia «una malattia del sangue piuttosto che dei reni, e di là tragga la sua origine, allorquando la massa sanguigna perde di consistenza e si scioglie in troppo liquida sierosità…». Quindi, una malattia da cui non si guarisce ma si può prevenire che è il punto di partenza vero e proprio e, fino al 1922, quando è stata scoperta l’insulina, la malattia era praticamente ingestibile… «Oggi – ha ricordato il relatore – abbiamo a disposizione una categoria di farmaci per trattare il diabete che, va ricordato, si distingue in diabete tipo 1 e diabete tipo 2. Nel primo caso si tratta di una malattia autoimmune e interessa soprattutto i giovani, nel secondo caso riguarda oltre il 99% dei diabetici; quindi, più propriamente affetti da diabete mellito». La frequenza di questa patologia nel mondo nel 2013 riguardava 382 milioni, e nel 2020 537 milioni (oggi in aumento soprattutto nei Paesi in via di sviluppo), mentre in Italia nel 2020 i diabetici risultavano essere l’83% della popolazione; e in questo momento nel mondo una persona su dieci ha il diabete, precisando che è la prima malattia non trasmissibile e non infettiva. «Le cause non sono note – ha continuato il relatore – ma molti sono i fattori che la favoriscono, alcuni in modo responsabile, in altri casi meno. Per questo è importante “aver cura di sé stessi” e non abbandonarsi non controllandosi… cominciando a mettere al bando quei piaceri non necessari il fumo (che ha una discreta relazione con il diabete), sia informa attiva che passiva. Inoltre è opportuno limitare la sedentarietà, sia pur considerando particolari esigenze di lavoro, perché chi è teledipendente per oltre due ore al giorno, ad esempio, ha il 14% di probabilità in più di contrarre il diabete. È quindi utile fare movimento attraverso qualunque tipo di attività». Per quanto riguarda la dieta in questo caso è intesa in senso negativo in quanto non si deve pensare a una imposizione: il diabetico in pratica può magiare di tutto, ma si tratta di modificare le proprie abitudini alimentari come ad esempio una buona colazione al mattino, un moderato pranzo e una cena più parca… ma proteica. Il relatore ha inoltre suggerito di controllare la filiera alimentare: dalla coltivazione agli allevamenti animali, al fine di ottenere una alimentazione più tradizionale… anche se tale non richiede una prolungata conservazione, e quindi a contenuto genetico più ricco e più vario. «Ma anche l’inquinamento – ha concluso – ha la sua parte di responsabilità nel diabete, le cui percentuali aumentano in rapporto alla vicinanza delle autostrade o delle città più inquinate e, una ulteriore possibile spiegazione, è data dalle interferenze endocrine che agiscono come degli ormoni… Purtroppo c’è poco interesse anche per il tipo di sonno dal punto di vista della qualità: dormire meno di sei ore di sonno la notte può essere associato ad una percentuale maggiore di diabete». È malattia in espansione soprattutto in questi ultimi decenni che, oltre a dover modificare l’alimentazione, si tratta anche di meglio consocere il diabete sia dal punto di vista storico-culturale che da quello meramente clinico.

La Prevenzione degli incidenti domestici è stato l’argomento trattato da Sergio Gervasio (nella foto), esperto in campo assicurativo e formatore di tematiche di prevenzione e tutela della persona. Questo tipo di rischio, secondo i dati Istat, è l’incidente che presenta alcune caratteristiche come ad esempio la compromissione delle condizioni di salute per fratture, ferite e accidentalità che si verificano indipendentemente dalla propria volontà. Sono infortuni che però non sono facilmente stimabili dal punto di vista sanitario ed economico, a cui potenzialmente si è tutti soggetti, soprattutto anziani, casalinghe, bambini e animali. In Italia, secondo il dato del 2018, si sono verificati 4,5 milioni di tali incidenti con 1,7 milioni di accessi al pronto soccorso; e le vittime sul lavoro risultavano 1.118, per incidenti stradali 3.285 e 8.007 per incidenti domestici. «La casa, però – ha precisato –, non deve essere percepita come una sorta di minaccia, ma è necessario prestare attenzione adottando semplici precauzioni, e rispettare le norme di sicurezza. I soggetti che hanno maggiori probabilità di infortunarsi in casa sono le donne, gli anziani specie se ultra 65enni, i bambini sotto i 5 anni, le persone in cerca di occupazione e quelle che hanno problemi psico-fisici». Sui comportamenti da tenere il relatore ha consigliato di non dimenticare le pentole sul fuoco, di non lasciare i rubinetti del gas o dell’acqua aperti; come pure non utilizzare apparecchi elettrici con le mani bagnate, non tirare il filo della presa degli elettrodomestici: evitare di collegare incautamente le prese elettriche volanti, lavorare sempre con attenzione e senza fretta. Ulteriori suggerimenti sono lavare i vetri delle finestre in massima sicurezza, e controllare la tenuta di ripiani e mensole, rimuovere ogni tipo di intralcio e posare gli oggetti negli scaffali ad una altezza abbordabile; dotare di maniglie la dove è opportuno per un facile ancoraggio, illuminare gli interruttori ed attivare sempre le luci di emergenza; leggere sempre le etichette dei prodotti contenuti in recipienti con i simboli di pericolo e, all’occorrenza, arieggiare gli ambienti. «Le conseguenze delle cadute – ha spiegato l’esperto assicuratore – dipendono da diversi fattori come ad esempio dal modo con cui una persona cade si può verificare un certo di tipo di leasione: fratture del polso quando si cade in avanti o all’indietro appoggiandosi a terra con la mano, le fratture dell’anca si verificano solitamente quando si cade sul lato, mentre le cadute all’indietro sui glutei sono associate più raramente a fratture». Statisticamente la disattenzione avviene nel 5,7% dei casi per propria imperizia, comportamenti azzardati (18,2%), mancata manutenzione degli oggetti e dell’ambiente (10,9%), rottura improvvisa di oggetto o strutture (9,5%), imperizia e/o disattenzione altrui (7,6%), non conoscenza dei rischi derivanti da alcuni comportaenti (6,1%), eventi imprevisti esterni (2,6%). «Un’altra complicazione – ha aggiunto – è la sindrome ansiosa post caduta, in cui un individuo riduce movimenti e attività per paura di cadere, e ciò contribuisce a ridurre la forza muscolare favorendo una deambulazione anormale con la conseguenza di un ulteriore aumento del rischio di cadere; inoltre, la caduta se ripetuta, riduce la propria autostima, per cui a volte l’anziano omette di raccontare quanto accaduto per vergogna». Ma quali sono gli incidenti più temuti tra i torinesi? Secondo il relatore sono la fuga di gas che preoccupa il 58% degli intervistati, gli incendi il 50%, la perdita d’acqua il 32%; il piccolo incidente come la scivolata o la rottura di un vetro solo il 30%. E sei i danni alle persone sono la conseguenza più temuta (74%) a seguito di un incidente domestico, al secondo posto si colloca il timore di danni strutturali alla casa (44%). «Si tratta quindi – ha concluso Gervasio – di diffondere concetti e metodi orientati alla “cultura della sicurezza”, attivare campagne di informazione e di educazione, formare operatori specializzati, fornire a basso costo dispositivi di sicurezza. Tutto ciò fa parte della prevenzione in cui la percentuale con assente o bassa percezione del rischio da incidente domestico si configura nella misura del 52,2%, e la percentuale di persone che hanno ricevuto informazioni su misure di prvenzione risulta essere del 23,8%».

Foto di Giovanni Bresciani                            

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *