UN ESEMPIO DI BONTÀ CHE RICHIAMA L’ATTENZIONE VERSO I DISABILI

La solidarietà verso il prossimo può essere non estremamente rara, ma quando è il denaro a sanare una situazione in forma privata e anonima, l’atto acquisisce rarità e un valore che non può reggere paragoni

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

In questo periodo di lockdown credo che a chiunque non sia mancata l’opportunità di leggere, magari un po’ di tutto, sia pur anche distrattamente, ancorché “ossessionati” dai bollettini pluri quotidiani sull’evoluzione della pandemia. Tra queste letture, inoltre, molte le notizie di politica (sino alla nausea) come pure fatti di cronaca: dalla più “irrilevamte” a quella più orripilante tra delitti, infortuni su lavoro, incidenti stradali, etc. Ma le notizie del cosiddetto “buon pastore” sono sempre quelle più scarne, e molto raramemte riprese da più mass media nello stesso tempo o nei giorni seguenti. Certo, le belle storie a lieto fine nel novero dell’umanità non sono mai mancate, ma perché con meno risalto rispetto alla cronaca nera e giudiziaria? È un quesito che nel mondo giornalistico ha trovato e trova la sua risposta nel detto: «Fa più notizia un uomo che morde un cane e non un cane che morde un uomo». Ma tra queste poche storie dai risvolti umanitari e a lieto fine, il Corriere della Sera del 31 luglio scorso nelle pagine interne delle cronache titolava: «Un angelo anonimo paga il maxi debito. Salva la casa di Leo – Attrezzata per assistere il piccolo malato era all’asta per la crisi dell’azienda di famiglia». È una storia commovente e anche di dolore, ma allo stesso tempo intrisa di dignità tra i suoi protagonisti, ovvero la signora Martina Varini e il figlio 14enne Leonardo (insieme nella foto) affetto dalla sindrome di Dravet (SD), un’encefalopatia epilettica refrattaria, che si presenta in neonati altrimenti sani, la cui incidenza è stata stimata tra 1/20.000 e 1/40.000. In breve la storia. La famiglia, residente a Piazzola sul Brenta (PD), vive in una casa adeguata alle esigenze del minore disabile la quale due anni fa era stata pignorata, a causa della crisi della piccola azienda del capo famiglia Mauro Taverna. Nel giro di poco tempo nel piccolo paese si è formato un comitato spontaneo, con vivo coinvolgimento del sindaco Valter Milani, su iniziativa della locale Pro Loco e un’associazione dedita all’inserimento sociale delle persone con disabilità denominata “Creativamente abili”. Non potendo più estinguere il debito la casa in questione è stata messa all’asta e, per “riscattarla”, si è reso necessario intervenire con un certo importo ma il denaro raccolto dal comitato promotore non era sufficiente. Ecco che allora quasi d’incanto appare una figura generosa che, a patto di restare anonima, si è offerta di versare a titolo gratuito la cospicua differenza e la casa è tornata ad essere totalmente della famiglia Taverna. Da quel momento la famiglia Taverna è tornata a sorridere, a riprogettare il proprio futuro e soprattutto per il giovane Leonardo. Volutamente, anche se pubblicamente nota, non ho riportato l’entità del denaro in questione in quanto, a mio avviso, l’attenzione del lettore deve focalizzarsi soprattutto sulla vicenda in sé indipendentemente dal suo valore materiale intrinseco, poiché è la presa d’atto del pianeta handicap che deve rientrare nella nostra concezione di esistenzialità, e quindi di uguaglianza, condivisione, accettazione e solidarietà. Ora verrebbe  da chiedersi: se non esistessero questi esempi di bontà nei confronti dei drammi umani come quelli rappresentati dalla disabilità, quale sarebbe il destino di tutti loro, soprattutto dopo la scomparsa dei loro famigliari? Mi riferisco al mai risolto problema del cosiddetto “dopo di noi”, non una frase fatta ma un movimento di genitori e caregiver che ancora attendono che la politica “made in italy” si degni di onorare, in modo pragmatico e determinante, un dovere umano prima, istituzionale poi. Ed è pur vero che le Istituzioni non possono sostituirsi agli affetti delle famiglie dei disabili, ma è altrettanto vero che disattendere i propri doveri… demandandoli al “buon cuore” dei privati cittadini, specie se si tratta di affrontare determinate situazioni economiche, il pianeta handicap continuerà a restare sempre più isolato. E la dignità di una mamma, come quella della signora Martina, è forse la migliore risposta alle Istituzioni, che va di pari passo con quella del suo benefattore. Rigorosamente anonimo!

La foto è tratta dal sito Universomamma

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