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Un anno fa moriva Mario Bignone: il “cacciatore” di superlatitanti mafiosi

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Oggi è il primo anniversario di morte di Mario Bignone, capo della catturandi di Palermo, morto per cause naturali. Bignone si è distinto per la cattuura di Raccuglia e Nicchi, boss latitanti della mafia. Forse la sua dipartita non viene ricordata dai media perchè non è stato vittima della mafia, ma di una grave malattia. Oggi, a un anno dalla sua morte, noi vogliamo ricordare il suo operato, in onore di tutti quei poliziotti che fanno il loro dovere nell’anonimato, senza grandi celebrazioni. E per rendere omaggio a lui e al suo impegno nella lotta alla mafia citiamo qui di seguito una lettera che lui stesso scrisse poco prima di morire ai suoi colleghi.

“Faccio questo lavoro da 19 anni – scriveva -. Conosco la vostra paura e la vostra fatica. Sapete cosa significa essere legati a un collega e cosa significa perderlo. Voi siete l’esempio di come é cambiate questa città. Siete il riscatto delle coscienze e la rivincita di Palermo. Qui ho trovato quell’affetto e quella cura per le indagini che ogni dirigente cerca. I fine settimana passati assieme prima della cattura di Mimmo Raccuglia – continua la lettera – me li ricorderò sempre. Vi chiedo scusa per le volte che non ho saputo rispondere alle vostre aspettative. I ragazzi di Addiopizzo hanno cambiato le vite di Palermo, hanno un merito oggettivo: esistere. Noi della polizia dobbiamo fare il massimo per cambiare questa città e realizzare i loro sogni”.

Oggi pomeriggio alle 18.00, nella Cattedrale di Palermo, l’investigatore sarà ricordato con una messa voluta dai familiari e dai colleghi della polizia di stato.

Giusy Chiello

Redattore Capo

giusy.chiello@ilmiogiornale.org

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