La missione civile della Global Sumud Flotilla, partita con l’obiettivo di raggiungere Gaza per consegnare aiuti umanitari e denunciare il blocco navale tentando di forzarlo, è stata intercettata oggi in acque internazionali dalla Marina israeliana. Tutte le imbarcazioni sono state fermate e gli attivisti a bordo — tra cui numerosi italiani — sono stati arrestati e trasferiti verso il porto di Ashdod.
Secondo le testimonianze raccolte nelle ultime ore, l’abbordaggio sarebbe avvenuto con modalità particolarmente aggressive. Gli attivisti riferiscono che le unità israeliane avrebbero sparato proiettili di gomma contro almeno sei imbarcazioni, colpendo anche la barca italiana Girolama. Al momento non risultano feriti gravi, ma la dinamica va considerata “di estrema gravità”.
Durante l’operazione, i militari avrebbero inoltre distrutto le telecamere e i dispositivi di registrazione presenti a bordo, impedendo la documentazione diretta dell’intervento. Gli attivisti, disarmati e con le mani alzate, sono stati prelevati uno a uno e condotti sulle navi militari.
Tra i fermati figurano giornalisti, volontari, attivisti e cittadini italiani, per un totale stimato tra 27 e 30 persone. Ma erano le ultime barche , quelle che non erano state ancora attaccate. Così, l’entità israeliana adesso ha fermato tutti gli attivisti, almeno 300 persone, se non di più, completando il suo lavoro.
La Farnesina ha chiesto chiarimenti immediati sull’accaduto e verifiche sull’uso della forza, in particolare riguardo ai proiettili di gomma.
La Flotilla denuncia una violazione del diritto internazionale, ricordando che l’intercettazione è avvenuta ben oltre le acque territoriali israeliane. Gli organizzatori chiedono il rilascio immediato dei partecipanti e la restituzione delle imbarcazioni.
La situazione resta in evoluzione e si attendono aggiornamenti dalle autorità israeliane e dalle ambasciate coinvolte. Ma l’attenzione deve restare alta verso i nostri connazionali arrestati e, ovviamente, verso la situazione a Gaza.




