Servizio di Aurora Livi
Si è spento a 89 anni Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera, una delle voci più riconoscibili e rivoluzionarie della musica italiana del dopoguerra. Con lui scompare l’ultimo grande interprete della stagione degli urlatori, quel movimento che tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta portò sul palco un modo nuovo, fisico e istintivo di cantare, rompendo con la tradizione melodica più composta.
Nato a Campobasso nel 1936 e cresciuto a Milano, Dallara arrivò alla musica quasi per caso: lavorava come fattorino in una casa discografica quando il direttore, colpito dalla sua voce potente, gli propose un contratto. Da lì iniziò una carriera luminosa, segnata da successi come “Come prima”, “Ti dirò”, “Bambina, bambina” e soprattutto “Romantica”, con cui vinse il Festival di Sanremo nel 1960 in coppia con Renato Rascel.
La sua vocalità, ispirata ai grandi interpreti americani come Frankie Laine e Tony Williams, introdusse in Italia un’energia nuova, moderna, che avrebbe influenzato generazioni di artisti. Oltre alla musica, Dallara fu anche attore e pittore, un artista completo che non smise mai di sperimentare.
Negli ultimi anni aveva affrontato problemi di salute, tra cui un lungo coma che lo aveva tenuto lontano dalle scene. L’ultima apparizione televisiva risale al 2024, quando commosse il pubblico con un’esibizione intensa e fragile.
Oggi il mondo della musica lo saluta come un pioniere: un uomo che ha dato voce a un’epoca e che ha saputo trasformare la canzone italiana con coraggio, passione e autenticità.