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“Io ti salverò” il film-sogno di Hitchcock, Dalì e Rosza

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“Io ti salverò” è un film del 1945 di Alfred Hitchcock che ebbe un discreto successo, al momento della sua uscita, tra pubblico e critica e che si garantì l’Oscar per la migliore colonna sonora e per i migliori attori protagonisti. Ma perché vi sto parlando di un film di almeno 70 anni fa? Il motivo è che, a livello storico e cinematografico, fu forse uno dei primi film mai prodotti che maggiormente riuscì ad avvicinarsi alla rappresentazione estetica del mondo onirico unendo in un unico progetto tre grandi artisti che cambiarono tutto il 1900: l’ineguagliabile Alfred Hitchcock alla regia, l’ormai famosissimo compositore Miklós Rósza al comparto musicale e alla sceneggiatura niente di meno che Salvador Dali.
Fu un evento unico, le tre grandi menti più brillanti e creative che caratterizzarono il 1900 insieme a produrre un’unica vera e propria opera d’arte in formato di film in bianco e nero con argomento l’esplorazione della mente umana sotto tutte le sue sfaccettature e l’interpretazione dei sogni di Freud.
La pellicola tratta, infatti, di due psicanalisti impegnati nella cura di un paziente che periodicamente racconta dei sogni che fa la sera prima, egregiamente messi in scena da Dalì, e l’aspetto veramente interessante è che ogni piccolo particolare narrato e rappresentato nel film ha in effetti un significato simbolico che si può davvero riscontrare nella psicanalisi.
Niente è lasciato al caso: occhi che spuntano dalle pareti e dai tendaggi, uomini senza volto e oggetti dai bordi contorti , tutto sembra rifarsi ad un quadro di Dalì e ci dà l’impressione perfino di essere all’interno di uno di essi ma in realtà ogni cosa riflette un significato ben preciso. Inizialmente la preoccupazione principale fu che il film, considerando il periodo storico in cui sarebbe uscito, potesse non stimolare interesse da parte del pubblico ma proprio qua si vide la grandezza di Hitchcock che riuscì egregiamente ad incastrare tutte le scene e gli intrighi in modo tale che si sviluppasse un interesse ed una curiosità morbosa da parte dello spettatore di scoprire assolutamente come finisse e si sviluppasse la trama garantendo così, fino alla fine del film, una suspence di alto livello che si sarebbe chiusa definitivamente con il colpo di scena finale.
Unico neo della grande collaborazione fra i tre, come viene raccontato, fu la partecipazione di Rosza, al tempo compositore di musica classica pluriaffermato in Europa e America, che non piacque affatto ad Hitchcock che si lamentò del fatto che non si attenesse troppo alle scene ed, infatti, i due non collaborarono mai più insieme.
La sua musica fu comunque degna di nota a tal punto da vincere l’Oscar  e il film scrisse la storia del cinema. Se quindi, per caso, vi capitasse di trovarvi una sera con la malsana voglia di vedere qualche film a tema psicologico e il bianco e nero non vi spaventa questo capolavoro datato può decisamente fare al caso vostro dato che è stato forse l’unico in grado di definire e rappresentare in modo reale com’è un sogno.

Lorenzo Toninelli

Hitchcock, Dalí & Rósza: quando le tre arti definirono l’estetica del sogno

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