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Terremoto in Europa

Emanuela Medoro commenta la Brexit.

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Riceviamo e pubblichiamo:

brexitRingrazio Marion Cadman, fondatrice e direttrice della English School che opera a L’Aquila dagli anni ’70, per aver pubblicato su Facebook una ben nota poesia di John Donne (1572-1531).  “No man is an island  entire of itself; every man is a piece of the continent, a part of the main, if a clod be washed away by the sea, Europe is the  less… Nessun uomo è un’isola chiusa in sé, ogni uomo è un pezzo del continente, una parte fondamentale, se una zolla fosse portata via dal mare, l’Europa diminuirebbe”. Oggi, 24 giugno 2016, uso le parole di John Donne, per dire che l’Europa è diminuita.  Nel Brexit ha vinto l’uscita dall’Unione Europea, 48% remain – 52% leave. Ha prevalso l’insularità. Cito anche, in breve, una descrizione dell’isola, da W. Shakespeare, Riccardo II, atto II: “This royal throne of kings, this scept’red island…this precious stone set in the silver sea which serves it in the office of a wall…(Questo regale trono di re, quest’isola scettrata…questa pietra preziosa messa in un mare argenteo che gli fa da muro…) ”. Ecco, possiamo dire che oggi gli inglesi hanno innalzato un muro. Non tutti, la maggioranza.

Scendo dalla dimensione letteraria ad una più vicina a noi, a questo proposito citando il parere di un giovane aquilano che lavora nella sede di Dublino di una banca finanziaria inglese: “Lavorando da 11 anni con gruppi inglesi, non ho mai incontrato un inglese che si sentisse “europeo”. Non fanno altro che dire irlandesi “cani e pezzenti”, italiani “mafiosi e mangia soldi” e simili. Ergo, che ci stiamo a fare tutti insieme, se non siamo felici?  Infine, storicamente, gli inglesi non hanno mai sbagliato. I guai sono di chi rimane…, per noi, Portogallo, Grecia etc. cominciano i guai neri, sul serio.”

Ecco, gli inglesi non hanno mai sbagliato, fatta eccezione della guerra contro le 13 colonie americane che persero clamorosamente. L’idea che gli inglesi possano avere ragione anche questa volta avrà la conseguenza di rinforzare i partiti euro scettici, presenti dappertutto negli stati europei, che vedono la sovranità e la libertà degli stati diminuita dal potere economico e finanziario dei tecnocrati della banca centrale europea di Francoforte. Ho sentito da un commentatore in TV che questa vittoria può in qualche modo facilitare l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca.

Come insegnante d’inglese mi viene in mente qualche considerazione. Ma dobbiamo ancora considerare la lingua di Sua Maestà Britannica come una lingua sovranazionale che unisce tutti gli europei superando le differenze linguistiche? Davvero sarà indispensabile che i nostri giovani vadano ancora a lavare i piatti nei ristoranti di Londra pur di imparare la lingua inglese? Davvero dobbiamo seguitare a frequentare le scuole private d’inglese per capire i suoni madre lingua? Diminuiranno le ore di inglese nelle nostre scuole a vantaggio di altre lingue europee? Dobbiamo incominciare a studiare il tedesco? Impossibile per me, che l’ho sentito da piccola in situazioni non pacifiche. Che incubo!

Emanuela Medoro
24 Giugno 2016

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1 Commento su Terremoto in Europa

  1. Anna letizia Candelise // 25 Giugno 2016 a 10:01 //

    Cara Emanuela Medoro, anche per me Brexit ha il significato di una sconfitta per chi crede che lEuropa sia una realtà’ unica fatta di tante culture e lingue antiche, Ma oggi il voto ha assegnato la vittoria ai vecchi inglesi contro i giovani europei che sono cresciuti al sole della integrazione e della comune civilta’ dell’Europa, quella delle guerre secolari dei 100 anni e poi dei 30 anni e via via….. Oggi 1/0 per Inghilterra/Europa ma attendiamo il …. viaggio di ritorno, Che potrebbe ancora essere vinto sè questa crisi finanziaria verrà’ superata e con essa gli attacchi terroristici sconfitti. Anna Letizia candelise

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