Taormina:Lou Reed canta al teatro “Antico”

 

 

 

In un caldo pomeriggio tipicamente estivo decido di partire da Palermo per Taormina. Questa volta non è un viaggio di famiglia e lo stereo della macchina non suonerà Cat Stevens; questa volta raggiungo Taormina per un motivo ben preciso: Lou Reed. Ebbene sì, il 18 luglio 2011 la Sicilia, vede Lou Reed (frontman dei Velvet Underground – una vera e propria leggenda degli anni 70 e del rock ) protagonista, dopo 4 anni di assenza dall’Italia. Per arrivare a Taormina ci sono volute tre ore di macchina, ma con la compagnia e la musica giusta non sono affatto pesate. Che il Teatro greco “Antico” di Taormina sia splendido è evidente, ma assistere ad un concerto in certe location è davvero molto suggestivo. Dopo l’apertura dei cancelli, la gente comincia ad entrare ma purtroppo l’ affluenza non è tanta. Verso le ore 21,50 il concerto ha inizio. Puntuale, come non mai.

Si spengono le luci, entra la band composta da Tony Diodore alla chitarra, Aram Bajakian alla chitarra e al violino, Bob Wasserman al basso, Tony “Thunder” Smith alla batteria, Kevin Hearn alle tastiere, Ulrich Kreiger al sassofono, Sarth Calhoun al continnum ed infine entra lui, Lou Reed (voce e chitarra) . Il tempo passa per tutti e nonostante l’agilità delle dita che danzano sulle corde della chitarra, gli anni si cominciano a vedere, ma non appena il fiato arriva sul microfono è come precipitare nell’America degli anni 70. Tantissime immagini vagano per la mia mente: Andy Warhol in primis. Sapere che l’uomo sul palco ha vissuto l’epoca che più mi affascina è stato tanto emozionante quanto strano. Ascoltare quella voce dal vivo, sentita solo tramite dischi, è stato toccante… Stesso timbro vocale, forse leggermente più rauco, ma impeccabile. Si inizia con una piacevole “Who Loves the Sun” , continuando con “Senselessly Cruel”, “All through the Night” e “Smalltown” e poi ancora una versione di “Ecstasy” sublime e aggiungerei incantevole, resa particolare dal suono ammaliante del violino di Aram Bajakian. Con “Venus in Furs” sulle braccia vedo comparire dei brividi… Una versione oserei definire struggente .

Non sono mancati i toccanti momenti acustici su “Sunday Morning” e “Femme Fatale” per entrambe non nascondo di essermi commossa. L’acustica del teatro era davvero eccellente, tutto perfetto e questo ha decisamente contribuito. Si continua con “Waves of Fear”, “Sweet Jane” ed infine una imponente “The Bells” enfatizzata da una toccante interpretazione vocale di Lou Reed.

Infine è scappato via… Dopo un veloce saluto.

Non so indicare per bene la causa di tale comportamento; forse la partecipazione “fredda” del pubblico non tanto attivo, sia dal punto di vista numerico che da quello del coinvolgimento, forse la stanchezza, forse per motivi di contratto, sta di fatto che devo aggiungere una nota negativa al concerto. E’ stato inaspettatamente breve rispetto agli standard notati dalle precedenti performance del tour. Solo undici brani (scaletta decisamente corta ma scelte azzeccate) nessun bis e strano taglio del bridge originale di “Sweet Jane” .

Che dire, un concerto breve ma intenso.

Per il resto, credo che dal punto di vista della resa musicale sia stato il miglior concerto in assoluto al quale ho assistito. Molto suggestivo. Se mai un giorno vi doveste trovare ad assistere ad un concerto in un Teatro Greco (o perché no, a Taormina) e aveste qualche dubbio, ripensateci subito e andate. Vi consiglio caldamente di essere presenti. Consiglio anche un concerto di Lou Reed. Per i nostalgici è senz’altro un ritorno di fiamma, per i novellini è decisamente una ventata d’aria fresca in un pomeriggio afoso.

Elisa Caruso

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