Tangentopoli story, il 2005: “bancopoli”, Brancher e i “furbetti del quartierino”

Tangentopoli story, il 2005: “bancopoli”, Brancher e i “furbetti del quartierino”

Se il caso di tangenti più dirompente del 2003 riguardò dunque le mazzette intascate da Filippo Penati del Pd, e nel 2004 le tangenti diventano internazionali, coinvolgendo manager Eni in Nigeria, nel 2005 continua inarrestabile il crescendo di reati della seconda repubblica, giungendo ai “furbetti del quartierino” e a  “Bancopoli”.

Siamo ai primi di marzo, quando due banche straniere, ABN Amro e BBVA, lanciano offerte pubbliche di acquisto per due banche italiane, rispettivamente Banca Antonveneta e BNL. Un mese più tardi vengono lanciate sulle stesse banche offerte pubbliche di scambio da parte di Banca Popolare di Lodi e Unipol. Due banche italiane, insomma, ostacolano due banche straniere sotto l’occhio – che dovrebbe essere vigile e imparziale – della Banca d’Italia presieduta da Antonio Fazio.

È proprio il rapporto privilegiato tra il governatore della Banca d’Italia e Giampiero Fiorani  (ad di BPL) a ispirare le indagini dei pm Eugenio Fusco e Giulia Perotti: in qualche modo le scalate delle banche straniere vengono frenate, mentre Fiorani già dal 2004 aveva rastrellato azioni Antonveneta, finanziando l’operazione prelevando denaro attraverso aumenti illegali delle commissioni bancarie o ripulendo i conti correnti di persone defunte.

Le indagini della Consob e della Procura di Padova svelarono i patti occulti stretti da Fiorani, Gnutti e altri 14 imprenditori (tra cui si ricorderà anche Ricucci) per far lievitare i prezzi delle azioni di Antonveneta, col fine di scoraggiare la scalata di Abn Amro. Falso in Bilancio, falso in prospetto e abuso in ufficio furono i capi d’imputazione di cui venne accusato Giampiero Fiorani. A dicembre, anche Consorte venne accusato di insider trading per la tentata scalata a BNL operata da Unipol.

Gli strascichi lasciati da questa torbida vicenda finanziaria furono numerosi, e oltre alle dimissioni e successive condanne di Fiorani, Consorte e Fazio, c’è da menzionare la vicenda del ministro più veloce della storia della repubblica – un record dell’attuale esecutivo – Aldo Brancher: accusato dai magistrati milanesi di appropriazione indebita e ricettazione per 800.000 euro girati a lui da Fiorani, proverà ad avvalersi, da ministro, del Lodo Alfano per ritardare di 6 mesi il processo. Fatto ministro il 10 giugno 2010, Brancher dovrà dimettersi già il 5 luglio per le proteste dell’opinione pubblica, e il 28 luglio verrà condannato a due anni di reclusione.

Andrea Anastasi

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