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Sulla collina torinese un esempio di una moderna sanità

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A Torino opera un Presidio Sanitario per il recupero e la riabilitazione funzionale dei pazienti affetti da patologie psico-fisiche e neuromotorie. Un servizio dedicato è offerto a pazienti affetti da Autismo, una realtà che richiama un toccante aforisma che recita: “… quando il mondo è muto, la comprensione e l’affetto si fanno linguaggio… per superare il muro del silenzio”

 

corridoio dell'Opera San Camillo di Torinodi Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

I disturbi dello spettro autistico costituiscono una patologia dello sviluppo particolarmente invalidante che, nella maggior parte dei casi, permane nell’età adulta, ed il cui decorso dipende in gran parte dalla precocità e specificità dei trattamenti riabilitativi attuati in età evolutiva. È stato infatti dimostrato che interventi precoci e intensivi, basati su metodiche validate dalla ricerca internazionale, consentono importanti miglioramenti e una sensibile riduzione della disabilità. Alla Fondazione “Opera San Camillo” di Torino (Presidio sanitario dell’Asl 1 diretto dalla dott.ssa Rosa Tappero) da oltre un decennio è operante un Day Hospital per i soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico, che rientra nella Rete dei Servizi della Regione Piemonte. Il Servizio è nato in collaborazione con A.N.G.S.A. Piemonte, Asperger Onlus ed altre associazioni ed opera secondo protocolli elaborati con la Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Torino ed il servizio di Neuropsichiatria territoriale dell’ASL TO1. Per saperne di più abbiamo intervistato il dottor Federico Villare, fisiatra responsabile del servizio.

 

Percorsi di trattamento individualizzati per la riabilitazione dei pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico sono alla base di un buon recupero psico-fisico e sociale

 

sala con armadio e tavolo ingombro di giochiDottor Villare, secondo la vostra esperienza, qual è la realtà attuale dei pazienti affetti da autismo?
“La nostra esperienza è limitata al nostro percorso storico, in quanto abbiamo attivato il Servizio Autismo circa 12 anni fa, confrontandoci con operatori più esperti. Durante questo periodo relativamente breve abbiamo assistito ad un notevole cambiamento, perché si è introdotta nella cultura medica, anche dal punto di vista divulgativo da parte dei mass media, una visione della patologia che ha richiesto un adeguamento degli interventi terapeutici per questi disturbi , che colpiscono sin dall’inizio le abilità di comunicazione e di relazione dei soggetti”

Quali sono i sintomi più “significativi” e quali i relativi tipi di trattamento?
“Interveniamo in tutte le aree in base al profilo funzionale del paziente, proprio perché la sindrome è caratterizzata dal fatto che ci sono delle aree in cui le performances sono fortemente alterate, ed altre in cui sono più efficaci. Ci sono bambini che hanno  compromissioni cognitive più profonde (deficit del quoziente intellettivo, Q.I.), sui quali è più difficile (o particolarmente impegnativo) intervenire; vi sono anche bambini che hanno un ottimo livello cognitivo ma l’impairment dell’aspetto relazionale è prevalente e le loro abilità sociali sono ridotte… Pertanto risulta difficile definire la differenza reale di gravità tra un soggetto e l’altro”

Si ha conoscenza di quanti sono i pazienti affetti da autismo in Piemonte?
“Sono circa 10 mila, per una prevalenza di 5 casi su 1.000 nuovi nati, con tendenza ad un incremento. Le diagnosi sono aumentate per la nuova ed effettiva maggior incidenza dei casi, e per l’estensione dei criteri diagnostici”

Quanto sono importanti le segnalazioni e/o relazioni degli insegnanti scolastici, specie quelli di sostegno?
“Sono certamente molto utili, in particolare di quelli della scuola dell’infanzia in quanto alcune peculiarità dei bambini vengono segnalate (in alcuni casi) dagli insegnanti ancora prima che dai genitori, proprio perché i primi hanno il confronto diretto con il gruppo della classe, che consente di evidenziare  piccole “sfumature” di atipicità”

tavolo ingombro di giochiQuante prestazioni vengono erogate all’anno dal vostro Servizio?
“Mediamente 1.500-2.000, cifre oscillanti in quanto ci sono pazienti che accedono per un percorso di valutazione che richiede da 2 a 4 appuntamenti, e altri (circa 50 pazienti) che accedono, oltre che per una valutazione, anche per un trattamento che si protrae nel corso dell’anno con una frequenza settimanale o bi-settimanale. Il numero di sedute varia in base agli obiettivi di lavoro che ci si pone per il singolo soggetto. Negli anni di esistenza del nostro servizio abbiamo complessivamente incontrato circa 500 pazienti”

Quali sono le qualifiche degli operatori preposti al trattamento riabilitativo-terapeutico?
“Oggi sono meglio definite, grazie ad un notevole lavoro della Regione Piemonte nel definire i protocolli, che hanno visto la Neuropsichiatria in prima linea nell’adeguamento agli standards internazionali… La nostra équipe, in aderenza a tali standards, è formata da un fisiatra, un neuropsichiatra infantile, due educatori professionali, una psicologa, una logopedista, una neuropsicomotricista e una neuropsicologa, con l’integrazione di un terapista occupazionale nel caso di pazienti in età post-adolescenziale o adulta per cui si realizzino progetti di inserimento lavorativo o in struttura assistenziale”

Quali sono i vostri rapporti con i pediatri di libera scelta e gli specialisti di riferimento sul territorio?
“Abbiamo un rapporto più diretto e più strutturato con i neuropsichiatri di riferimento territoriale, che sono preposti ad attivare tutte quelle risorse che riguardano l’intervento riabilitativo, educativo al domicilio, di sostegno familiare e scolastico che si integrano nel progetto terapeutico. I pediatri di libera scelta hanno un ruolo determinante nell0 screening precoce delle anomalie dello sviluppo che possono indurre alla segnalazione alla Neuropsichiatria Infantile (NPI) per approfondimento diagnostico”

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