
La ricerca della verità sulla strage di Capaci non si è mai fermata. A più di trent’anni dall’attentato che il 23 maggio 1992 costò la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, nuove testimonianze continuano ad alimentare il dibattito giudiziario e civile. Tra queste, quella di Marianna Castro, ex compagna di Giovanni Peluso, che ha riportato alla luce scenari inquietanti e ancora irrisolti.
Una testimonianza che scuote
L’11 novembre 2025, Castro ha raccontato, durante il processo per depistaggio sulla strage di Capaci, presso il tribunale di Caltanissetta, un episodio risalente al 1997: Peluso l’avrebbe portata sul luogo della strage, descrivendo nei dettagli come era stato collocato il tritolo e rivelando che il telecomando non fu azionato da Giovanni Brusca, ma da “altri”, identificati nei servizi segreti. Una dichiarazione che, se confermata, aprirebbe nuove prospettive sui depistaggi e sulle responsabilità istituzionali.
Il contesto processuale
La deposizione si inserisce nel procedimento per depistaggio delle indagini, che vede coinvolti due generali dei carabinieri ormai in pensione: Angiolo Pellegrini e Alberto Tersigni. Il tribunale di Caltanissetta, presieduto da Francesco D’Arrigo, ha raccolto la testimonianza come parte di un mosaico complesso, in cui la verità giudiziaria si intreccia con la memoria collettiva.
Memoria e responsabilità
La forza della testimonianza di Castro non sta solo nel contenuto, ma nel suo valore simbolico: ricorda che la strage di Capaci non è un capitolo chiuso, ma una ferita ancora aperta. Ogni voce che emerge, ogni dettaglio che si aggiunge, diventa parte di un percorso di giustizia che riguarda l’intero Paese.
Oltre il processo
La vicenda dimostra come la lotta alla mafia non sia confinata alle aule giudiziarie. È anche un impegno civile, un esercizio di memoria che impedisce all’oblio di cancellare responsabilità e connivenze. La testimonianza di Marianna Castro, pur controversa, è un tassello che invita a non smettere di cercare, di raccontare e di vigilare.






