Sistema Italia: furboni, frode …dov’è finito il buon senso?

Sistema Italia: furboni, frode …dov’è finito il buon senso?

  Nel nostro “sistema Italia” dove è dato riscontrare solo generiche responsabilità diffuse (cioè inesistenti ma iper-retribuite) ed inflessibilità rapaci nei confronti di soggetti socialmente più fragili, due sono le oasi che prosperano: quella abitata dai furboni  di turno e quella che tutela e coltiva “l’industria cavillistica”. Per una considerevole percentuale della restante parte di cittadini c’è la promessa, (anzi: l’affondo reale), di essere catapultati in un imminente cambio di stile di vita: non verso l’austerità ma, direttamente, verso la  povertà.

Per i primi, i furboni, la frode è la reale e vera fede. La frode ai danni di non importa chi e non importa come: il paese, la collettività, le persone, la sanità, il lavoro, l’ambiente, gli animali, le risorse vitali essenziali, il territorio, l’agricoltura, l’artigianato, l’istruzione, la cultura, gli immigrati. Sono gli stessi che, sostenuti dalle loro corporazioni, coesi da annoso e parassitario sciacallaggio, pietrosamente arroccati  nei territori delle vita politica, magistrativa, sindacale ed amministrativa del nostro paese, con strategia spudorata, ostinata e perversa hanno dilapidato quanto di più nobile, vivo ed umano sia stato conquistato ed affidato alle istituzioni,  e le hanno sacrificate, a forza di svicolate, all’inettitudine e all’inefficacia. E i  pretesti per farlo sono stati spacciati come provvedimenti virtuosi ed intelligenti. E spesso senza neanche i pretesti. Solo con la boria. Sovente hanno fatto anche di più. Hanno cripticamente riprogrammate  le furbate in rivoli di bulldozeriani automatismi che hanno stritolato, e stritolano cinicamente, la democrazia, l’economia e il pensiero libero. Espedienti che, nella realtà, scoraggiano e fiaccano i diritti delle persone con sistemi apparentemente neutri: frodando una sollecita e certa giustizia, sorvolando sui doveri all’equità fiscale (cinica anche su pensioni già al limite della sopravvivenza cui, però, aggiungono la beffa dell’elemosina elargita in varia forma), contrastando la sostenibilità imprenditoriale di alcuni settori della vita economica del paese (artigianato, agricoltura, piccola impresa sono da tempo devitalizzate e ridotte allo stremo) …. È sufficiente inoltrarsi anche solo attraverso uno dei tanti varchi al pantheon del potere giudiziario ed amministrativo, per essere fagocitati dalla gelida, scientifica adulterazione  dell’intelligenza e della capacità critica. Un esercito di truce magniloquenza cavillistica  prontamente  ti immobilizza, ti psicotizza,  ti cancella come persona e ti  consegna  all’impotenza. Dinanzi ti è spalancato il demenziale orrore di una ipertrofica giustizia “finta”, tesa a scoraggiare, e  di una burocrazia “aguzzina”, concepita ad esclusiva deresponsabilità di chi l’amministra.  In pratica: sei esposto e consegnato al sopruso e alla rappresaglia di qualsivoglia, in maniera subdola o palese. Fatti isolati? No! Non è forse vero che un florido ed impunito sottobosco di intimidazione e dissuasione prospera e si consolida a corollario di una giustizia fiacca, mutilata, costosa, amorfa, miope, latitante? Dove? Tra la mafia ,la camorra, i bastioni del sud? No!  Qui ed ovunque!  Nella scuola (già!), nella famiglia (stalking), nel posto di lavoro (tragico!), quando il lavoro lo si cerca (“legale” sfruttamento), quando si denuncia l’evidente illegalità del vicino, o magari l’esistenza di un gregge di pecore  in pessime condizioni  abbandonato a se stesso per giorni sotto il proprio condominio, o per altri piccoli e grandi problemi di giustizia … ogni bisogno è  sufficiente per saggiare la terribile ipoteca di una elefantiaca ed insana burocrazia e l’irrilevanza (l’inesistenza?) degli organi  di tutela e garanzia dei diritti. È un problema anche salvare una quercia dal cemento (specie protetta), perché non si sa di chi ne è la competenza! O se la scaricano a vicenda!  È così che inviolabilità della persona  e funzionalità amministrativa sono svaporati nella beffa. Sconfitte!  Un bluff!  La vita civile in toto ne  è contagiata, paralizzata, mortificata, arresa. Roba da quarto mondo!

Decisamente: il vecchio buon senso non abita più qui, nella comunità delle persone “civili” che pure lo hanno geneticamente ereditato. Ma i danni, sì. Ed enormi. Uno per tutti: l’agricoltura. Non esiste più pastorizia sui Monti Lepini né allevamenti bovini: le aziende sono state strozzate da salassi fiscali e da cavilli gestionali insostenibili votati in sacro odore al Moloc di fumose quanto risibili “tutele”.  Altre aziende le seguiranno rastrellate dalle banche. Perché?  Perché si possa importare bestiame dall’est Europa il quale ci è servito ammazzato due volte: a forza di trasporti da orrore  e macellati chissà come!  Stiamo parlando di  un habitat unico e bellissimo ormai desertificato da fauna autoctona (avicola e non) a forza di pesticidi e veleni usati a valle. No comment!

Da due mesi gli agricoltori dell’agro pontino presidiano, notte e giorno, un picchetto di trattori e macchine agricole non lontano dalla piazza del comune, a sensibilizzazione della drammatica condizione del settore. Dai loro cartelli si evince: la politica amministrativa=calamità parassitaria! Sconfortante!  Sono lì, silenziosi e tenaci, con i loro striscioni accusatori, a tentare di salvare il salvabile di una risorsa fondamentale ed essenziale della provincia. E non  è solo un loro problema! È un problema vitale di tutta la comunità civile. E noi dove siamo? Qualcuno li ascolterà?  Il muro di ottusità dall’altra parte, si aprirà? Ma, si sa! La politica che conta è in tutt’altre faccende affaccendata …… Una tragicomica! Una tragedia veniente!

E che dire della quotidiana condanna inflitta a sgomenti cittadini costretti a fungere da spettatori sulla performance della politica, della magistratura, del sindacato, degli organi di informazione di questo paese? (!?!? Si possono ancora considerare tali?). Definire queste repliche quotidiane “ pervicaci, insulse, indecorose, amorali”  è aggettivazione fin troppo soft ed eufemistica!  Stiamo pagando il prezzo di una lunga stagione di “trovate” individualmente e corporativisticamente opportunistiche  che al potere  di casta politica, baronale, sindacale, camorristica e quant’altro … hanno sacrificato: le capacità, le menti, i meriti, il valore, la vitalità, le risorse umane personali e professionali delle persone e dei settori vivi, geniali e validi di questo paese.  In sintesi, tutto il patrimonio umanistico e l’ordinamento giuridico sono stati azzerati a:  discrezionalità del diritto e malevola detenzione amministrativa. E così ci è dato constatare che l’unica, florida vegetazione che sopravvive a tutte le temperie climatiche, è costituita da: incompetenza, supponenza, mediocrità, indisponibilità, inequità fiscale a fronte degli sfacciati privilegi di pochi, soffocante e dispersiva burocrazia lasciata a furoreggiare nelle mani di chi “non sa”, parassitismo delle costose e fertili inutilità, (trasversale alle amministrazioni di tutti i livelli) e la terribile ipoteca di “non speranza” apposta sul futuro della generazione veniente, già vecchia essa stessa frodata anzitempo, come è stata, della sua attiva, viva e matura propositività civile. Alla generazione futura sarà tolto ancora di più: le sarà impedito di diventare adulta accompagnata dal  calore corroborante della testimonianza civile, culturale, religiosa, valoriale di quanti l’hanno preceduta. Tutt’intorno le è stato creato il miracolo del deserto e dell’assenza. È stata sconvolta  dal prodigio di una identità civile budinosa quanto incerta.

Un’altra tragedia? L’assenza della cultura!  Non c’e che dire: furoreggiano le meteore letterarie ma non il pensiero critico, vitalizzante, condiviso, in grado di suscitare forza, anima, speranza, umanità, creatività nell’intero corpo sociale Un pensiero diverso, alternativo alla glaciale egemonia della scienza. Un pensiero a dimensione infinita e  percorso da esistenza, possibilità, verità. Un risveglio di coscienza che restituisca alle persone ed alle istituzioni la sensatezza, la dignità, il valore, la pregnanza propositiva delle individualità e del convivere civile!  … peccato!  Peccato davvero! 

La classe dirigenziale di questo paese, nella sua insana corsa verso il nulla, ha perso una cosa: il paese! Ha ridotto le urgenze qualitative e vitali della collettività a mero strumento di lotta di potere. Non credo abbia ancora qualcosa da dire o da dare: ha solo da pascere se stessa nei terreni della sua litigiosa, devastante, idolatrica, cinica incoerenza. È difendibile?

Ma la sostenibilità ambientale e la convivenza civile quelle, sì, vanno difese!

Emanuela Verderosa                                   

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