Sicurezza nei trapianti: l’importanza di una buona organizzazione

Lorenzo D’Antonio mentre interviene a un congresso

La sicurezza nei trapianti passa anche per l’efficienza e la dinamicità delle strutture e delle attività: è questa una delle lezioni tratte dal 6° congresso nazionale della Società italiana per la sicurezza e la qualità dei trapianti.

locandina  del 6° congresso nazionale della Società italiana per la sicurezza e la qualità dei trapianti di Marcella Onnis

Il 2 e il 3 dicembre 2014 si è svolto a Firenze il sesto congresso nazionale della Società italiana per la sicurezza e la qualità dei trapianti (SISQT). Un evento in cui il tema della sicurezza, strettamente legato a quello della qualità, è stato affrontato con riguardo a tutte le fasi del trapianto: non solo, com’è intuitivo, quella che comprende gli interventi chirurgici di prelievo e di trapianto dell’organo, ma anche le fasi pre- e post- intervento. Dai contributi dei relatori, inoltre, è emerso chiaramente che la sicurezza e la qualità devono essere garantite a tutte le persone coinvolte in questo delicato e importante processo (operatori sanitari, donatori, trapiantati e familiari).

Colpiscono, in proposito, i dati esposti nell’intervento iniziale di Riccardo Tartaglia, direttore del Centro per la gestione del rischio clinico e sicurezza del paziente (Centro GRC) della Regione Toscana: a livello europeo, circa il 53% dei cittadini ritiene che un ricovero ospedaliero potrebbe causargli danni e il 91% degli stakeholder ritiene che, nella sanità, la sicurezza sia il problema principale. Nonostante questo, però, l’attenzione per la sicurezza delle cure e delle prestazioni tarda ad affermarsi, ha rilevato il relatore.

UNA SANITÀ PIÙ SICURA ED EFFICIENTE – Secondo il direttore del Centro GRC, l’Italia ha ancora notevoli margini di miglioramento in fatto di efficienza e qualità dei servizi sanitari. Per esempio, ritiene che i tanto invocati risparmi – che oggi si ottengono con tagli non sempre razionali – potrebbero conseguirsi eliminando le prestazioni sanitarie prive di evidenza scientifica e puntualmente individuate da più di 60 società specializzate in questo ambito. Inoltre, mal governato è, a suo parere, l’utilizzo delle nuove tecnologie in medicina: l’Italia è, infatti, il quarto Paese al mondo per numero di robot chirurgici, ma secondo Tartaglia questi sono probabilmente troppi in rapporto alla popolazione. E, in ogni caso, la loro introduzione non è stata guidata da principi e criteri che – considerati i loro rilevanti costi – ne garantissero un uso razionale.

Altro notevole risparmio – le stime parlano di quasi tre miliardi di euro – si potrebbe conseguire evitando gli eventi avversi e le complicanze prevenibili, quali cadute, emorragie o infezioni. In particolare, la sepsi (o setticemia, sindrome causata da un’infezione) è la prima causa di morte negli ospedali italiani e ha una grossa incidenza anche nelle morti dei pazienti in lista di attesa per un trapianto. Non a caso Massimo Girardis – direttore dell’Anestesia e Rianimazione I del Policlinico universitario di Modena – le ha dedicato un intero intervento.
Evitare questi eventi – ha precisato Tommaso Bellandi del Centro GRC – consentirebbe non solo di salvaguardare la salute (e, a volte, la vita) del paziente, ma anche di risparmiare sia i costi diretti per le cure aggiuntive e per il maggior numero di giorni di ricovero che i costi indiretti per le cause giudiziarie intentate da pazienti e familiari.

Gli stessi trapianti, soprattutto di rene, possono assicurare alla sanità pubblica notevoli risparmi: come evidenziato da Franco Citterio (responsabile dei trapianti di rene al policlinico “Gemelli” di Roma), da un’analisi effettuata in Inghilterra su un arco di tempo che comprende gli ultimi 15 anni è emerso che tali interventi, evitando ai pazienti la dialisi, hanno consentito di risparmiare una cifra pari al costo che è stato necessario per realizzare i trapianti di tutti gli altri organi per i quali non esistono cure alternative. In Italia, ha precisato Citterio, il Censis ha condotto uno studio simile considerando solo gli ultimi tre anni, pertanto i dati rilevati non hanno avuto la stessa “forza persuasiva” sugli organi politici nello spingerli a potenziare i trapianti. Sarebbe, infatti, necessario un intervento “dall’alto” per migliorare la formazione del personale e ripensare i modelli organizzativi.

i Google glassTECNOLOGIA E TRAPIANTO: L’USO DEI GOOGLE GLASS – Il potenziamento di quest’attività, però, passa anche per la capacità di “appropriarsi” di nuove e ad essa funzionali tecnologie. Ne è un esempio il prelievo di fegato effettuato per la prima volta al mondo con l’utilizzo dei Google glass. L’intervento, avvenuto il mese scorso presso l’ospedale “Careggi” di Firenze, ha avuto larga eco sui media e naturalmente se n’è parlato anche al congresso.

I Google glass, disponibili da circa un anno e mezzo, non sono l’unico tipo di smart glass e al momento sono solo un prototipo non commercializzato, ha precisato Giulio Caperdoni (responsabile dell’innovazione per la Vidiemme Consulting, società che si occupa di sviluppo software). Dal punto di vista tecnico, il vantaggio offerto da questi dispositivi è di poter essere utilizzati a mani libere, tramite comandi vocali, cenni del capo o anche battiti di ciglia. Inoltre, consentono un uso integrato con altri dispositivi, permettono di condividere la propria prospettiva e, essendo leggeri, lasciano il campo visivo sgombro, «più o meno come accade quando si utilizza uno specchietto retrovisore» ha chiarito Caperdoni. La funzionalità e la conformazione degli occhiali, peraltro, sono suscettibili di esser ancora migliorate (in particolare, il display, attualmente esterno alla montatura, potrebbe essere integrato in questa). Google ha, inoltre, brevettato delle lenti a contatto intelligenti che saranno in grado di replicare quasi tutte le caratteristiche dei glass e che al momento sono utilizzate, in particolare, per misurare la glicemia.
Peraltro, il settore sanitario è quello che più si sta interessando a questi nuovi dispositivi, ha precisato Caperdoni.

Lorenzo D’Antonio mentre interviene a un congresso

Nel primo utilizzo fatto in Toscana, ha spiegato Lorenzo D’Antonio (direttore del Centro regionale allocazione organi e tessuti della Toscana), il problema più grosso è stato di tipo procedurale: poiché occorreva far accedere alla sala operatoria persone estranee, è stato necessario individuare un responsabile esterno per il trattamento dei dati sensibili che, in particolare, assicurasse la non riconoscibilità del donatore e degli operatori sanitari. Quanto ai profili tecnici, Emanuele Balzano (uno dei chirurghi che ha eseguito il prelievo e che lavora presso la Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Ospedale di Pisa) ha spiegato che il video registrato tramite gli occhiali è stato prima scaricato su un server protetto e, dopo alcuni minuti, reso disponibile per il chirurgo trapiantatore. Per il futuro, però, è ipotizzabile una trasmissione in streaming.

Ma quali i vantaggi concreti apportati da tale innovazione in questo specifico intervento? A detta di Balzano, la riduzione dei tempi di trasmissione delle immagini dell’organo, una migliore qualità delle stesse e, potenzialmente, risparmi economici.

 

La foto di Lorenzo D’Antonio è di Giuseppe Argiolas

 

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