Sicilia: Omertà a Santa Flavia. Chi ha distrutto l’opera di Elisa Martorana?

Sicilia: Omertà a Santa Flavia. Chi ha distrutto l’opera di Elisa Martorana?

A Santa Flavia, in provincia di Palermo, ignoti hanno commesso un atto vandalico molto grave nei confronti di un’opera d’arte, esposta presso il giardino d’inverno di villa Filangeri, residenza del Comune di Santa Flavia.

Durante l’esposizione fotografica Obiettivo Haiti, i cui proventi sono stati devoluti a favore della popolazione vittima del terremoto, infatti, è stata strappata dalle pareti, senza autorizzazione e in modo arbitrario, l’istallazione fotografica dell’artista bagherese Elisa Martorana, costituita da 32 foto di piccolo formato che istallate su parete formavano la parola Sex accompagnata dalla descrizione dell’opera.

In base a quanto ci dice la fotografa, quest’installazione è nata come provocazione e denuncia nei confronti di pregiudizi sessuali sul campo accademico. Martorana, con quest’opera voleva affermare che la sessualità può essere affrontata con professionalità e creatività da tutti gli artisti, sia uomini che donne. Le 32 foto sono state gettate nella spazzatura, quando nei locali dove risiedeva la mostra, c’era un convegno presieduto dalle amministrazioni in carica, che avevano garantito la sicurezza e la presenza di un custode. Elisa Martorana, inizialmente, non voleva rendere pubblico l’accaduto, per evitare polemiche, ma viste le ipotesi discordanti sul presunto esecutore dell’atto di vandalismo, l’artista ha deciso di rivolgersi agli organi di stampa.

All’inizio, era stata data la colpa ad un cameraman della televisione locale bagherese “Tele One”, che non avendo gradito nell’inquadratura della sua telecamere, le immagini dell’istallazione, ha arbitrariamente deciso di strapparla dalle pareti. Questa versione dei fatti è stata, però, subito negata non appena la Martorana ha espresso il desiderio di rendere pubblico l’accaduto. Successivamente, la versione definitiva, fornita dal sindaco di Santa Flavia, è stata che “qualcuno” arbitrariamente aveva compiuto quest’atto vandalico, e nessuno sembrava più ricordare cosa fosse successo.

Alla luce di questo profondo silenzio, la giovane artista chiede di essere tutelata come autrice dell’opera distrutta e risarcita del danno creativo, materiale e d’immagine. Il sindaco ha continuato affermando che “sono cose che succedono!”. Ma la sorveglianza dov’era? E la responsabilità del Comune è andata a farsi benedire? Inoltre, nessuna autorità ha sentito il bisogno di risarcire e chiedere scuse pubbliche all’artista e all’arte, chiudendosi in un atteggiamento omertoso.

Tutti col bavaglio sulla bocca! La libertà d’espressione non è stata tutelata in nessun modo.

Da giorni la venticinquenne bagherese cerca di avere il giusto riconoscimento per il danno subito, e attende solidarietà dal mondo artistico e istituzionale.

Forse non c’era nemmeno bisogno di istituire la legge Bavaglio in Italia. Non esiste libertà di espressione in un paese che permette cose di questo genere.

Giusy Chiello

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