Sicilia: Folli Folletti Folk, suoni irlandesi per combattere la mafia

 Ci hanno scritto e volentieri pubblichiamo:

 

Carissime,i,
vi trasmetto il report prodotto dal Gruppo Antimafia Pio La Torre insieme al Gruppo Musicale Folli Folletti Folk .
Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine

Consultando gli orari dei voli pare che mediamente per raggiungere la Sicilia partendo dall’Emilia Romagna occorra un’ora e mezza di passeggiata sopra le nuvole. Noi ne abbiamo impiegate circa 15 tagliando la penisola a metà con un furgoncino bianco caricato fino all’inverosimile di strumenti ed amplificazione. Dopo esserci spinti fino al profondo Nord con le date di Milano ed aver attraversato l’Appennino per trovare una Toscana innevata – e ghiacciata – la meta di quest’oggi è la Sicilia, luogo dove sono previste le quattro date del Tour siciliano della Legalità dei Folli Folletti Folk. Vorremmo poter dire che il viaggio è cominciato con i migliori auspici, tuttavia è quantomeno doveroso rilevare che il giorno di Santo Stefano – ovvero il giorno precedente alla partenza – il furgone non sia propriamente in buone condizioni per farsi trasportare. Giro di telefonate. Si cambia la batteria: nella mattina del 27 Dicembre Rimini vede dunque un furgone bianco dirigersi verso Riccione – a tirar sù i restanti due FFF – e di lì ad immettersi sull’A14 verso la Puglia..Il viaggio di andata scorre veloce tra breve stop all’autogrill per causa di forza maggiore e qualche bruttura architettonica (sarebbe interessante condurre uno studio a proposito) lungo l’autostrada.  Marche, Abruzzo, Molise, Puglia: qui termina proprio l’A14, così non ci resta che interpretare le criptiche indicazioni della guida michelin, di una carta del 1984 e dell’avanzatissimo navigatore elettronico. Fatto sta che evidentemente non si trovavano molto d’accordo fra di loro, dal momento che ci troviamo ad attraversare il centro di alcuni paesini pugliesi (la cui sede dell’Udc pareva più grande di quella del Pd da noi), fino ad incrociare stradine di campagna costeggiate da vigneti ed aranceti, nonché dei simpatici autoctoni con il loro gregge di pecore. Giunti ad un autogrill non troppo lontano dal Mediterraneo – e si sente dal gelo – riusciamo comunque a ritrovare la strada maestra ed immetterci finalmente sulla Salerno-Reggio Calabria. “Finalmente” non si sa per cosa, perché ora comprendiamo il motivo per il quale ogni volta che Berlusconi promette di terminare l’A3 il Parlamento esplode in una risata fragorosa. Doesn’t matter: verso le 21.00 raggiungiamo Villa S.Giovanni e di lì il traghetto per Messina, quindi dritto ancora in direzione Palermo e Corleone. Le strade sono completamente sgombre – eccetto un camion ogni anta km – pertanto in un paio d’ore parcheggiamo davanti alla porta di Casa Caponnetto in Via Crispi. Onestamente è davvero strano essere qui in abiti pesanti, sotto una pioggia fine e senza quella marea di ragazzi e ragazze che contraddistinguevano i campi estivi di Liberarci dalle spine a cui abbiamo partecipato. Sono le due passate..stanchezza e una stufetta rotta – che Papo aggiusterà la mattina seguente – ci accompagnano ai sacchi a pelo buttati sui letti.

Martedì 28 Dicembre Vi era un’abitudine a cui personalmente non potevamo rinunciare in Sicilia, a Corleone. E’ per questa ragione che dopo aver salutato Salvatore in Cooperativa ci siamo velocemente diretti a far colazione con amaro Don Corleone e pasta: la colazione del campione. Questa mattina non fa particolarmente freddo, la pioggia della notte scorsa ha lasciato un piacevole fresco ed un sole timido sta alto sopra le colline che dominano il paese; optiamo quindi per un rapido giro del centro e delle vie per dare modo ai FFF che non hanno partecipato ai campi di poter conoscere questa Corleone di cui tanto hanno sentito parlare da noialtri in questi mesi ed anni.  La vita qua pare scorra con i suoi soliti ritmi, gli anziani sulle sedie davanti alle case, i panni stesi alle terrazze che danno su vicoli stretti, gli sguardi addosso di chi non è abituato a vedere sei ragazzi sconosciuti a Corleone in quello strano periodo dell’anno. Terminato un pranzo veloce e caricato nuovamente il furgone vediamo arrivare improvvisamente il resto del G.A.P: Pippo, Davide, Teresa, Lorena e Chiara, questi ultimi arrivati in paese con i soliti mezzi “estivi”, treno+bus..ora ci siamo quasi tutti. Noi tuttavia siamo in partenza con meta S.Leone, in provincia di Agrigento, per la prima data del Tour della legalità, quindi non possiamo che regalare un saluto veloce e il furgone viene messo in moto.

Per raggiungere Agrigento sono necessarie altre due ore di viaggio nell’entroterra siciliano: qui il paesaggio muta leggermente rispetto a quello corleonese, in particolare il tragitto cui eravamo soliti dirigerci ai campi per lavorare. Le enormi pale eoliche situate sulle colline nel panorama che si apre completamente davanti a noi testimoniano il fatto di esserci lasciati alle spalle Corleone. Quindi, passando per il paesino arroccato di Prizzi e quello di Lercara Friddi (dove viene imbottigliato l’Amaro, ndr.) ci avviciniamo alla provincia agrigentina, dalla quale ci spostiamo più o meno rapidamente verso San Leone e dunque verso il mare, dandoci modo di apprezzare la vista della Valle dei Templi, che domina l’intera zona. Centromas è un locale di quelli che vedi solo in cartolina, se vieni dalla Romagna e sei abituato a passar l’estate sulle spiagge di Rimini. Finestroni, divanetti, un lungo bancone ed una vespa (sì, una vespa), a pochi passi il mare. L’alba e il tramonto qua devono avere un sapore particolare ed unico. Antonio e Massimo ci danno il benvenuto e ci presentano a tutta l’associazione culturale John Belusci, la quale si è occupata dell’organizzazione della serata in loco. Drink, sangria e pasta al forno non permettono di lasciarci in piedi a parlare, così ci sediamo a tavola assieme al resto della ciurma del G.A.P. che ci ha appena raggiunti da Corleone con Totò, Franco, Calogero e Mario. Con calma si studia la scaletta per la serata.. Si parte forte: il pubblico è abbastanza numeroso, batte le mani e accenna qualche passo di danza in mezzo alla pista. Gli interventi di Calogero e Davide in merito alla ragione della nostra presenza questa sera, al Tour della Legalità e alla Cooperativa servono soprattutto a fare riposare noi.  Si chiude il concerto, richiesta di bis esaudita..Smontato velocemente l’impianto e caricato (per l’ennesima volta) il furgone è tempo di ringraziamenti doverosi ai ragazzi del Centromas e dell’Associazione per la bella serata e l’ottima accoglienza, saluti a coloro che tornano a Corleone. Sarebbe ora di recarsi verso il luogo preposto alla notte, se non che Calogero ci dirotta verso una festa nella villa di un tal barone (che poi nessuno ha visto, credo) a Canicattì. Qualche FFF non perde l’occasione per ordinare la solita birra e lanciarsi nella movida, finché non viene riacchiappato e riportato sul furgone per andare a dormire. Il locus del pernottamento è piuttosto interessante dal momento che si tratta dello stesso stabile all’interno del quale lavorano vigili urbani, metà del quale è inutilizzato e dunque perfetto per destinarne l’uso ai Folli Folletti Folk per la notte. E’ proprio qui che il nostro prode chitarrista dimostra la propria incredibile capacità di assumere compiutamente le medicine..Mercoledì 29 Dicembre Il bel tempo ci sorride anche oggi, così come decidiamo di concederci una colazione leggera alla leggendaria “Spiga d’Oro”, pasticceria/bar/cannoleria/etc.etc.etc. di Canicattì. L’errore sta infatti nell’ordinare di seguito cannolo gigante, cappuccino e arancino di dimensioni inumane. Con un paio di kg in più addosso ad ognuno ci facciamo pertanto accompagnare da Calogero a visitare il pescheto e quei vigneti che i ragazzi dei campi di Settembre – come Biagio e Papo – conoscono bene, gli stessi vigneti dai quali si ricava il vino bianco Limpiu che in molti hanno assaggiato durante questi mesi di attività e banchetti a Rimini. Dopo un pranzo al ristorante dei camionisti, tanto per non farsi mancare nulla, si riparte verso Racalmuto. Situato nell’entroterra agrigentino, Racalmuto è il paese natale del grande scrittore, politico e saggista Leonardo Sciascia (autore de “Il giorno della civetta”, “Nero su nero”, tra gli altri) e l’amministrazione non fa nulla per nasconderlo, tant’è che se qualcuno si avventurasse per le vie del piccolo centro non è difficile imbattersi in qualche statua, riproduzione o riferimento a costui. Oltre ad avere dato i natali a Sciascia Racalmuto ha il pregio di godere di un teatro comunale piuttosto antico – datato 1870 – che durante le sue attività ha visto presenziare personalità come Ciampi e Napolitano al suo interno; oggi, proprio in questo teatro suoneremo noi. Oggi il sound-check non è molto agevole, dovendo rendere compatibili le caratteristiche del luogo al nostro impianto e a quello del teatro..anzi, a posteriori potremo dire che musicalmente è stata la serata più impegnativa proprio perché impossibilitati a sentirci bene l’uno con l’altro sul palco (e lasciando da parte i problemi tecnici a chitarra acustica e violino). Di per sé la serata è stata comunque positiva, così come l’entusiasmo dei partecipanti e degli organizzatori (tra cui Angela Martorana) per questo tipo di progetto e la nostra vitalità nel crederci fino in fondo. Il dopo-cena è particolarmente divertente: accompagnati a cena in un ristorante in direzione Canicattì scopriamo che la sala è strapiena di famiglie e con un gruppo musicale che nel repertorio vanta mazurche romagnole, polche e classici della musica italiana: sulla pista da ballo un signore del luogo in perfetta divisa da “Little Tony” si scatena e fa innamorare le signore.. Giovedì 30 Dicembre Quest’oggi suoneremo proprio a Canicattì, sempre in teatro. La vicinanza ci permette perciò di visitare ancora i dintorni, accompagnati da Calogero in qualità di cicerone. Palma di Montechiaro, a pochi km da Agrigento, è la città di Tomasi da Lampedusa (il Gattopardo) e pare sia stata fondata da un antenato dello stesso. Poco lontano da Palma, addentrandosi ancor di più nell’entroterra, giungiamo a Naro. Importante centro agricolo e praticamente “costellato” da chiese, conventi ed istituti religiosi, il territorio di Naro è sovrastato dal castello risalente ad epoca normanna, ai tempi funzionale al controllo dell’intero territorio e del tratto costiero di Agrigento. Tutto ciò ci è stato raccontato da una guida – o supposta tale – la quale ci ha fatto strada tra le sale e le scale del castello, regalandoci una vista mozzafiato dall’alto del torrione, dopo che il furgone guidato da Papo è riuscito a farci arrivare, non si sa ancora come, davanti all’entrata del castello. Velocemente si torna a Canicattì a montare il palco e la strumentazione, anche oggi in teatro. Qua con molta più calma e con gli strumenti finalmente a posto si arriva alle 21.00, mentre gli ospiti e il resto del g.a.p. e del gruppo di Corleone inizia ad entrare in sala: le premesse per una buona serata ed esibizione ci sono tutte. Pina Ancona dell’Arci di Canicattì e Calogero presentano ed introducono la serata, dopodiché tocca a noi e stavolta l’emozione è palpante, visto il teatro praticamente pieno. E alla fine si può infatti confermare le previsioni: sul palco tra noi ci si diverte tra qualche gag e qualche altro errore, il pubblico in sala applaude e chiudiamo la serata.  Il tutto continua alla sede dell’Arci, dove è previsto un piccolo rinfresco a base di dolci, arancini e pizza..Venerdì 31 Dicembre L’indomani è il gran giorno..si saluta il 2010 e si dà il benvenuto al 2011: a Corleone lo faremo tra di noi, con i soci della Cooperativa, la gente di Corleone, la nostra musica, ma soprattutto la musica di Anna Tatangelo (ebbene sì proprio lei, la moglie di quella “bravissima e onoratissima” persona di Gigi D’Alessio). Ritornati in Cooperativa dopo i giorni passati a Canicattì (salutando a malincuore la Spiga d’oro) troviamo quel che era mancato durante la puntata di qualche giorno fa: sala stracolma di gente, ragazzi venuti dalla Toscana, dall’Emilia e da altre parti della Sicilia, siamo tanti davvero. Pranzo e pomeriggio scorrono infatti con la testa già proiettata all’imminente serata. La parte divertente è invece quella in cui scopriamo – praticamente alle 5 del pomeriggio – che i fonici di palco ignoravano perfino della nostra presenza alla serata, l’organizzatore non è reperibile in nessun modo e noi non possiamo far altro che meditarci su aiutati da un po’ di Amaro Don Corleone al solito Excelsior. Tornati in Via Crispi a prepararci per la sera con una lauta cena e un altro pochettino d’alcool ci arriva finalmente la conferma: sarà Anna Tatangelo ad aprire il concerto degli stra-conosciuti Folli Folletti Folk: e ci pare anche giusto così.  Poi sarà colpa del vino a tavola, della cena pantagruelica, delle scommesse sul cibarsi di dolcetti immersi nelle lenticchie, dell’Amaro o di schitarrate varie, ma finisce che ci troviamo in men che non si dica in piazza: chi vestito con un cappello da Babbo Natale, chi con una bottiglia di vino in mano, chi senza bottiglia perché non ne ha oramai più bisogno. Piazza Falcone e Borsellino si può dire piena, mentre il gruppo sul palco intrattiene suonando in attesa della comparsata della Tatangelo.  Infine contare 3-2-1: 2011, spumante, balli, altro spumante, trenino con un sindaco visibilmente alticcio…e così via fino all’entrata in scena dei Folli Folletti Folk. Tre quarti d’ora di folk irlandese sparato, nessuna prova prima di salire sul palco, nessuna assistenza da parte del fonico di palco (già con la testa nel letto), nessuna possibilità di sentire almeno il proprio strumento, sindaco che fissa Papo e la sua batteria, immobile sul palco, i ragazzi sotto al palco che ballano coinvolgendo buona parte del pubblico rimasto, il resto attonito nel vedere questo genere di spettacolo. Tutto in perfetto stile Folli Folletti Folk, quindi. 

Niente di nuovo sotto il sole. A raccontare del proseguo della serata dovremmo far nomi e potrebbe essere quantomeno imbarazzante, pertanto ci limitiamo a narrare che non per tutti è stata una buona notte, tantomeno un buon riposo, col beneplacito del bicarbonato e delle tubature di Casa Caponnetto. Sabato 1 Gennaio Omissis per ovvie ragioni Domenica 2 Gennaio Con la partenza dei primi partecipanti il numero si riduce e ci consente di prendere due furgoncini e visitare Palermo, guidati da Davide di Corleone. Qua passiamo dalla zona del porto ai quartieri dove nacque il giudice Borsellino fino a raggiungere zone più centrali, dove è possibile ammirare quei monumenti e quelle costruzioni che raccontano dell’incontro tra la tecnica normanna e quella araba. La Sicilia, in particolare Palermo, è infatti la città in cui, come mai in nessun altro luogo, culture apparentemente eterogenee si sono alternate e susseguite nel corso della Storia in maniera così armoniosa. La stanchezza dei giorni precedenti si accumula, il passo si fa pesante e la prospettiva di tornare a casa l’indomani, viaggio devastante a parte, non è delle migliori per tutto ciò che si lascia qui, dai posti alle persone. Nonostante ciò a cena, ovviamente con tutto quel che è rimasto dal cenone del 31, c’è stato ancora modo di divertirsi per i partecipanti a questo capodanno unico ed indimenticabile. Dopo un nuovo lauto pasto c’è chi scende giù in piazza per l’ultima incursione, chi rimane in casa a far le valigie e chi già sta dormendo alla grande in attesta della partenza…Lunedì 3 Gennaio E’ tempo di lasciare, purtroppo. Tempo di saluti, abbracci, appuntamenti da darsi e promesse per il futuro. Il furgoncino bianco si lascia alle spalle Corleone, Palermo, Messina.. e oplà, nuovamente sul traghetto. A Villa San Giovanni si prende a malincuore la Salerno-Reggio Calabria. Garantiamo che farla TUTTA, 500 km, 300 dei quali in una sola corsia con camion davanti o in due corsie disastrate..bè, non è comodo, e nemmeno tanto divertente a dirla tutta. E’ così che il furgone, ormai ridotto male e più carico dell’andata (complici bottiglie di Amaro e prodotti della Coop. Lavoro e non solo) tenta in tutti i modi di portarci dall’altra parte dell’Italia, sul versante adriatico, attraversando quel tratto di Campania che ci separa dalla Puglia e dunque dall’A14.  Verso le 20.00, appena entrati in Puglia, in autogrill, si decide di tirare dritto senza fermarsi. Dritto fino a casa. Alle 5 di mattina il primo dei Folli Folletti Folk riesce ad arrivare a casa, di seguito tutti gli altri. Tremilacentoerottikilometri abbiamo percorso in questa settimana. Ognuno di questi fatto perché crediamo in questa piccola cooperativa fatta da grandi persone. Ognuno di questi fatto perché crediamo in quello che facciamo e perché si fa troppo presto a tacciare i giovani come ragazzi senza più ideali, sogni ed impegno. Ognuno di questi fatto per ribadire che la Sicilia non è poi così tanto lontano dall’Emilia-Romagna e da Rimini.

 

 

Folli Folletti Folk Gruppo Antimafia Pio La Torre

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