Ultime

SI È CONCLUSO CON UNA COSTANTE PRESENZA DI PUBBLICO IL CICLO DI CONFERENZE SULLA PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE

Al Molecular Biotechnology Center di Torino la fattiva presenza dell’associazione torinese di volontariato “Più Vita in Salute”, da anni impegnata nella promozione culturale per adeguati stili di vita, in collaborazione con valenti Cattedratici, Clinici e Operatori sanitari

Pin It

di Ernesto Bodini (gioranalista scientifico)

 

 


L’ultimo ciclo di incontri sulla prevenzione delle patologie a cura della Associazione Più Vita in Salute presieduta dal dott. Roberto Rey, si è concluso con le due ultime conferenze dedicate ai temi “Esiste una prevenzione per le malattie grastroenterologiche?”, e “Malattie della tiroide: prevenzione e diagnosi precoce”, rispettivamente a cura dei dott. Rodolfo Rocca (direttore della S.C. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’A.O. Mauriziano di Torino, nella foto), e Paolo Piero Limone (direttore della S.C. di Endocrinologia della stessa Azienda Ospedaliera). In merito al primo argomento la popolazione italiana sembra essere molto disorientata: l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) segnala che un italiano su tre cerca informazioni sui siti internet, rilevando spesso notizie e indicazioni non corrette e pertinenti come pure il classico “passa parola”; da qui, un inappropriato approccio alla promozione della salute e inadeguati stili di vita. Basti pensare che nel 2004 sono stati individuati 1.894 articoli scientifici di dubbio valore, e oggi sono ben 59.433 articoli corrispondenti a quasi il 3% della produzione scientifica. Ma come promuovere la salute in ambito gastroenterologico? «Anzitutto – ha esordito il dott. Rocca – adottare interventi sullo stile di vita, ad esempio per prevenire il reflusso gastroesofageo, e per quanto riguarda la relazione tumore del colon e del pancreas si tratta di individuare il rischio di ammalarsi con programmi di screening per la popolazione, soprattutto per i soggetti a rischio; quindi gestire meglio la prevenzione delle complicanze come per il caso della celiachia». Quindi, alla promozione della salute contribuiscono per il 40-50% fattori socio-economici e stili di vita, il 20-30% condizioni dell’ambiente, un altro 20-30% l’eredità genetica e per il 10-15% i servizi sanitari. Il relatore ha poi illustrato la malattia da reflusso gastroesofageo (patologia che ha una prevalenza del 30% nei Paesi occidentali, meno del 10% nei Paesi asiatici), e consiste nel bruciore o rigurgito acido nello stomaco, singhiozzo, torcicollo, risveglio notturno e con la sensazione di soffocamento, asma e otalgia; nell’80% dei casi si manifesta raucedine e tosse secca, e la patologia è da considerarsi tale se si verifica almeno con un episodio alla settimana. È una malattia dai rilevanti costi sociali per la somministrazione di farmaci inappropriati, molteplici test diagnostici, ridotta capacità lavorativa, e incremento del rischio di contrarre una neoplasia esofagea. «Il reflusso – ha spiegato – è comune in tutti gli esseri umani dopo un pasto e per evitare un eventuale peggioramento è bene adottare un stile di vita consono. Per prevenire questo disturbo è bene fare una sana colazione al mattino, introducendo il cibo lentamente, alla sera consumare un pasto leggero e non coricarsi prima del termine della digestione, ancor meno fare… spuntini notturni. Vi è però una correlazione tra l’obesità ed il reflusso, ma anche con alimenti grassi, per non parlare poi dell’inalazione del fumo». Ma quali cibi evitare, inoltre? Secondo la letteratura in realtà non vi è uniformità di vedute, tuttavia è saggio non abusare di sostanze alcoliche, e cibi troppo “asciutti”; pare tuttavia che non vi siano controindicazioni per l’uso del caffé, di spezie e di cioccolato. Secondo studi americani si consiglia di non aumentare di peso, ma consumare cibi ricchi di fibre nella dieta; avere la testata del letto leggermente sollevata; mentre le complicanze possono essere controllate con i farmaci, incluso il trattamento con l’agopuntura per i casi più “resistenti”. Tralasciando la parenetesi delle neoplasie dello stomaco e del colon retto, di cui si è parlato molto nelle precedenti relazioni, il dott. Rocca ha fatto un cenno alla celiachia, spiegando che «è una malattia immunologica, determinata dal glutine e che può interessare persone geneticamente predisposte (coinvolge soprattutto l’intestino tenue), e proprio per questo non è prevenibile; mentre si possono prevenire le complicanze attraverso visite periodiche (3-6 mesi), e successivamente una visita all’anno, od ogni due anni, sottoponendosi ad esami ematici, alla densitometria ossea, mentre la gastroscopia non è da considerarsi di routine».

 

 


Non meno interessanti ed utili i riferimenti relativi alla tiroide illustrati dal dott. Limone, ricordando che è una ghiandola fondamentale per le molteplici funzioni del nostro organismo, in particolare per lo sviluppo stato-ponderale (la crescita e il peso), delle funzioni neurocognitive, dell’apparato cardiovascolare, neuromuscolare, del metabolismo osseo, delle proteine, degli zuccheri e dei grassi. È noto che la tiroide produce gli ormoni se dispone dello iodio, elemento presente nelle acque in quantità variabili a seconda delle zone; e si produce iodio anche con l’alimentazione che viene poi assorbito dall’intestino e quindi dalla tiroide stessa sino a produrre, appunto, gli ormoni tiroidei. «Uno degli elementi inerenti la tiroide – ha spiegato il dott. Limone (nella foto) – è il selenio che ha un ruolo nella funzione della ghiandola, la quale ha la più alta concentrazione per grammo di questo elemento rispetto a qualsiasi altro tessuto od organo dell’organismo; inoltre è stato dimostrato che esso viene incorporato in proteine (selenoproteine), che fungono da antiossidanti e quindi difendono la tiroide dai radicali liberi, generati durante la produzione degli ormoni tiroidei. E quando l’apporto dietetico è normale la tiroide si sviluppa normalmente, mantenendo le sue regolari forma e dimensione; ma la scarsità di iodio tende a far aumentare il volume della ghiandola che prende il nome di gozzo». Una realtà, quest’ultima, che richiama le epoche di endemia gozzigena, e il primo ad identificare tale endemia e di cretinismo endemico in vaste aree dell’Alta Savoia, fu Re Carlo Alberto (1798-1849), dove erano frequenti casi di gozzi mostruosi e di cretinismo, grandi piaghe sociali causate da monoculture agricole, oltre alla pellagra, al beriberi ed al rachitismo… Quindi si parla di gozzo endemico quando la patologia è presente in oltre il 5% della popolazione in età scolare. In Piemonte, un autorevole contributo scientifico in merito alle patologie tiroidee, lo si deve al prof. Aurelio Costa (1903-1997), direttore per molti anni del Servizio di Endocrinologia all’ospedale Mauriziano di Torino, dove nel 1978 l’Istituto iniziò in Piemonte lo screening neonatale dell’ipotiroidismo congenito, patologia oggi praticamente scomparsa. «È comunque importante – ha precisato il relatore – la iodio profilassi che, in Italia, ha avuto uno sviluppo “tortuoso”: dal 1978 al 1991 con un inquadramento iniziale dell’area iodio carente e i primi interventi isolati di iodio profilassi; dal 1992 al 2004 si sono avuti gli effetti della iodio profilassi silente e attiva basata su iniziative locali; dal 2005 al 2017 l’implementazione della iodio profilassi su scala nazionale. Le fonti alimentari di iodo sono soprattutto il pesce, il latte, le uova, i legumi, la carne, etc. Una dieta equilibrata con iodio garantisce il 50% del fabbisogno di iodio (che aumenta nella donna in gravidanza, ndr). E come è noto, nonostante l’apporto alimentare, l’Italia è il Paese più predisposto all’endemia gozzigena in quanto dagli anni ’60-’70 sono state intraprese iniziative di iodio profilassi, sia pur in modo sporadico, e dagli anni ’90 si sono osservati i primi risultati come la riduzione dei gozzi; mentre dal 2005 ha avuto inizio la cosiddetta iodio profilassi attiva: utilizzo del sale iodato, iodiazione dell’acqua potabile, aggiunta di iodio al pane, somministrazione a livello cutaneo, ai mangimi animali e nei vegetali arricchendo acque e terreno».

Progressi che hanno per riferimento la legge n. 55 del 21/3/2005 la quale precisa, ai fini della iodio profilassi, le modalità di utilizzo e di vendita del sale alimentare arricchito con iodio destinato al consumo diretto oppure impiegato come ingrediente nella preparazione e nella conservazione dei prodotti alimentari. Relativamente al sale destinato al consumo diretto, la stessa legge all’art. 3 prevede: a) i punti vendita di sale destinato al consumo diretto assicurano la contemporanea disponibilità di sale arricchito con iodio e di sale alimentare comune, quest’ultimo è fornito solo su specifica richiesta del consumatore; b) nell’ambito della ristorazione pubblica, quali bar e ristoranti e di quella collettiva, quali mense e comunità, è messo a disposizione dei consumatori anche il sale arricchito con iodio; c) negli espositori dei punti vendita di sale alimentare è apposta una locandina diretta ad informare la popolazione sui principi e sugli effetti della iodoprofilassi, individuata con decreto del ministro della Salute. Infine, il clinico ha fatto cenno alle malattie della tiroide che possono essere rappresentate da noduli della ghiandola, disfunzionali, cisti, gozzo semplice, tumori, e più comunemente da ipertiroidismo e ipotiroidismo (quest’ultimo dovuto a tiroidite autoimmune o tiroidite di Hashimoto). Per quanto riguarda la diagnosi sono da considerare la familiarità, i sintomi, l’effettuazione della visita del paziente, gli esami di laboratorio (valutazione degli anticorpi antitiroidei cosiddetti TSH, FT3 e FT4) e l’ecografia. Ma ha senso praticare uno screening per i tumori della tiroide? «Anche se i tumori della tiroide sono in sensibile aumento in quanto oggi più facilmente diagnosticabili – ha spiegato e concluso il dott. Limone –, ciò non è drammatico perché la loro aggressività è molto contenuta, e sono molto rari i casi letali; quelli che invece stanno aumentando sono in particolare i tumori di piccole dimensioni (micro carcinomi), tutti operabili se diagnosticati attraverso la diagnosi precoce; ma non ha alcun senso attivare uno screening nella popolazione; mentre un discorso a parte va fatto per le forme famigliari e genetiche».
Foto di Giovanni Bresciani (L’Associazione “Più Vita in Salute” ringrazia la Presidenza e Direzione del Centro universitario MBC torinese per la sempre disponibilità dell’Aula Magna)

Pin It

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*