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Sensibile sviluppo della scienza chirurgica in ambito maxillo-facciale e orbitaria

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Nella sede della Dental School della Città della Salute e della Scienza di Torino

quattro relatori a un convegnodi Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Un interessante convegno nazionale, per la verità molto tecnico-scientifico, si è tenuto sulle ultime innovazioni in ambito chirurgico delle patologie del distretto maxillo-facciale e orbitario. Presieduto da Silvio Falco, direttore sanitario della Città della Salute e della Scienza, e dai cattedratici Roberto Albera, Federico Grignolo, Guglielmo Ramieri e Lelio Baldeschi (Pisa), l’incontro, dal tema “La chirurgia dell’orbita: update multidisciplinare”, ha inteso evidenziare i più recenti progressi in fatto di diagnosi e terapia delle patologie che interessano le parti anatomiche e funzionali  di tali distretti, con particolare riguardo per le forme tumorali benigne e maligne. Discipline, queste, che rappresentano una sfida sia per il coinvolgimento interdisciplinare di numerosi operatori sanitari che per la complessità e varietà delle patologie trattate. «L’orbita, area chiave sia dal punto di vista funzionale che morfologico – è stato precisato nel corso dell’introduzione ai lavori –, è una regione anatomicamente tra le più complesse del distretto cranio-facciale e richiede competenze altamente specializzate, frutto di esperienza e innovazione». A margine del convegno abbiamo intervistato il prof. Guglielmo Ramieri, direttore della Divisione di Chirurgia Maxillo-facciale (e della Scuola di Specialità) della Città della Salute e della Scienza di Torino (ospedale Molinette).

 

primo piano del professor Guglielmo RamieriProf. Ramieri, come si è evoluta in questi anni la chirurgia maxillo-facciale?

“Questa Disciplina è nata come branca della chirurgia orale-odontostomatologica, e in seguito ha acquisito, grazie alla Traumatologia, compresi gli aspetti oncologici e ricostruttivi da parte della chirurgia plastica, una propria “indipendenza disciplinare”, acquisendo tutte le tecnologie per il trattamento delle patologie dei distretti faccia-collo e dell’estremo cervicale. Oggi procede con l’ausilio di nuovissime tecnologie basate sull’informatica, divenendo una chirurgia di “nicchia” e quindi di elevato contenuto tecnologico”

Da chi è formata la composizione multidisciplinare?

“La nostra specialità, proprio perché pluridisciplinare, interviene su diversi organi e apparati del distretto facciale, quindi diversi gli specialisti per la gestione del paziente per i suoi problemi clinico-chirurgici e psicologici”

Quali risorse avete a disposizione per svolgere tale attività?

“Questo è un aspetto molto importante considerando che la nostra Disciplina è rappresentata  da 600-700 specialisti in tutta Italia, e ciò significa che non abbiamo alcun “supporto commerciale”…, ma abbiamo comunque bisogno di investimenti da parte delle Istituzioni, e quindi siamo “meno visibili” alla collettività. Ma va anche detto che all’interno della nostra A.O.U., ad esempio, c’é una notevole sensibilità verso la qualità dei trattamenti, anche perché la nostra Struttura è molto dotata dal punto di vista delle tecnologie”

L’accesso alla vostra specialità è in aumento, oppure no?

“C’è un certo interesse da parte degli studenti in Medicina per accedere a questa specialità, ma il problema è poi quello delle assunzioni che, come è noto, non avviene per la chiusura dei concorsi pubblici. Tuttavia, si sta lavorando per il riconoscimento del Titolo a livello europeo, affinché i futuri specialisti possano trovare uno sbocco nell’ambito della Comunità europea”

Come sviluppare meglio la conoscenza di questa Disciplina a livello pubblico?

“Utilizzando tutti i mezzi di comunicazione, usandoli bene perché il problema è la corretta informazione. Su questo fronte si sta muovendo anche la nostra Società scientifica, sul cui sito web si trova, ad esempio, la geografia delle Strutture nazionali a cui fare riferimento, ma si tratta di potenziare tutto questo con siti gestiti dal punto di vista etico, e questo anche perché i pazienti pongono molte domande e a volte non trovano risposte adeguate… Una strategia che dovrebbe essere attuata anche dalle Istituzioni pubbliche preposte”

Qual è la sua riflessione sulla prima parte dei lavori del convegno?

“Nelle prime due sessioni ritengo sia stato raggiunto un obiettivo, ossia quello di far emergere la differenza di opinioni, di filosofia e di esperienze tra due specialità (chirurgia maxillo-facciale e chirurgia orbitaria); due discipline “contigue” ma che non sempre dialogano tra loro e, oggi, la parte più costruttiva è emersa nei confronti tra i diversi interventi dei relatori”

Tra gli interventi sono stati presentati diversi risultati confortanti per il trattamento delle patologie del distretto cranio-facciale e oculare. Quali le patologie di maggior riscontro diagnostico e terapeutico?

“Più di una, come alcune lesioni nell’ambito dell’oncologia pediatrica, che un tempo non erano trattabili sia dal punto di visita funzionale che estetico; oggi, nella maggior parte dei casi, è possibile intervenire con risultati soddisfacenti nei confronti sia di patologie benigne che maligne grazie anche alle moderne tecniche diagnostiche e all’affinamento di tecniche chirurgiche. È comunque importante rilevare la presenza di Centri di riferimento altamente qualificati, la cui conoscenza può talvolta limitare o prevenire i cosiddetti “viaggi della speranza”.

 

 

La foto del tavolo dei relatori è di Ernesto Bodini, quella del prof. Ramieri è tratta dal sito giuntaschellino.it

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