SECONDO CICLO DI CONFERENZE SULLA PREVENZIONE A TORINO

SECONDO CICLO DI CONFERENZE SULLA PREVENZIONE A TORINO

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

 

 

La continuità della divulgazione in tema di prevenzione delle malattie, grazie anche alle conferenze di illustri clinici torinesi, ha sempre più riscontro. Ciò significa che l’interesse per la propria salute e il buon senso prevalgono sugli aspetti più ludici… Altrettanto utile il tema “Dormire bene: vivere bene”, trattato dal dottor Alessandro Cicolin (nella foto), neuropsichiatra e responsabile del Centro per i disturbi del sonno all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino. Un breve viaggio attraverso la medicina del sonno, funzione che conosciamo mentre è in corso e successivamente in fase di risveglio; ma non si conosce quello che accade durante il sonno stesso in quanto non si ha coscienza… Oggi si sa che il sonno è un fenomeno attivo, grazie al contributo degli statunitensi Nathaniel Kleitman (1895-1999) e Eugene Aserinsky (1921-1998), i quali scoprirono che il sonno, oggi noto come fase REM, è caratterizzato da rapidi movimenti oculari e che quindi tale esistenza implica un’attività cerebrale. «Sappiamo inoltre – ha spiegato il relatore – che è un fenomeno che interessa la corteccia cerebrale (la parte più esterna del cervello), ma in realtà sono coinvolte altre strutture ben più profonde nel nostro cervello. Il sonno si manifesta regolarmente di giorno o di sera (oscillatore circadiano e ultradiano), un sistema omeostatico che è l’equivalente della sensazione di sonnolenza (generalmente serale) dovuta a stanchezza, e al sistema risveglio. Tutti questi sistemi incidono al fine di farci dormire con determinate caratteristiche…». Esistono diversi tipi di sonno: sonno Rem, caratterizzato da movimenti oculari rapidi e soprattutto dalla presenza dell’attività onirica (sonno notturno), e il sonno Rem durante il quale gli occhi sono fermi, ed è presente un’attività mentale ma diversa dal sogno comunemente inteso. «Il sonno più profondo “non Rem 3” – ha precisato – rappresenta il 20% del sonno totale. Insieme al sonno Rem il non Rem 3 sono i sonni metabolicamente più rilevanti, senza i quali non si vive… L’altra metà del sonno di fatto è di transizione (non essenziale), vedasi l’esempio delle ore dedicate al “non sonno” per turni di lavoro od altri impegni. Il sonno si “modifica” con l’età perché si riduce la produzione di melatonina (ormone secreto durante il sonno, ndr). Un elemento che cambia con l’aumento dell’età è la sensibilità del sistema del cervello a produrre il sonno in funzione di una sostanza che si produce mentre si è svegli, incrementando la concentrazione dell’adenosina (altro trasmettitore del sonno), il cui aumento favorisce la propensione ad addormentarsi. Da notare che il consumo di caffè; ad esempio, riduce l’adenosina e conseguentemente ne ritarda il sonno». Molti sono però i disturbi del sonno che alterano determinati processi, e sostanzialmente sono tre: le insonnie in quanto di diversi tipi, per ognuna di queste è prevsita una modalità di trattamento diverso, da qui l’importanza di fare la diagnosi di quella determinata insonnia e relativo trattamento; per le insonnie croniche si cerca di favorire la ripresa di un sonno fisiologico (naturale) con la somministrazione di farmaci, o anche con la terapia cognitivo-comportamentale, una sorta di riabilitazione del sonno a domicilio del paziente. «Altri disturbi del sonno – ha specificato il clinico – non sono invece percepibili dal paziente in quanto riducono il tempo del sonno, ma soprattutto la qualità dello stesso, come ad esempio i disturbi respiratori (breve cessazione del respiro mentre si dorme), i quali alterano la qualità di vita in termini di sonnolenza durante il giorno e quindi la salute del paziente, come la perdita della saturazione di ossigeno e l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Altro disturbo è la cosiddetta sindrome delle gambe senza riposo, in quanto il paziente percepisce una impellenza nel muovere gli arti inferiori spostando in avanti l’orario di addormentamento con la conseguenza della perdita di ore di sonno». L’insonnia interessa il 40% della popolazione, mentre la sindrome della gambe senza riposo e dell’apnea ostruttiva nel sonno interessano il 4% della popolazione, con la conseguenza di un sonno qualitativamente povero; e a riguardo, il rischio di morte aumenta se il sonno dura molto poco o troppo a lungo. Ma a monte sono da consioderare altri disturbi come la sonnolenza durante il giorno, le ridotte capacità cognitive, l’aumento della pressione arteriosa, del peso e quindi l’obesità.

 

Su “Come usufruire al meglio le prestazioni socio-sanitarie ed assistenziali presso l’Asl Città di Torino” sono intervenuti chi scrive e il dott. Edoardo Tegani (nella foto con il giornalista Bodini), direttore sanitario dell’Asl (direttore generale il dott. Valerio Fabio Alberti). Dopo varie vicissitudini sia politiche che organizzative, in ragione del fatto che la Sanità è di per sé un servizio complesso e differenziato, la cui percezione non sempre corrisponde alla realtà… le Asl torinesi sono diventate una unica Asl. «Con l’attuazione un’unica – ha esordito il relatore – si stanno perfezionando le procedure per erogare tutte le prestazioni in modo omogeneo. Tale unicità ha sviluppato la Governance (governabilità del sistema) con l’intento di migliorare l’accessibilità ai servizi in tutta la città come, ad esempio, l’ottenimento delle prestazioni ortesiche e protesiche attraverso due sedi alle quali fanno riferimento i residenti delle quattro circoscrizioni di appartenenza per ciascuna. A riguardo si è lavorato per migliorare le procedure come la semplificazione e l’implementazione di un nuovo modello aziendale, inclusa la realizzazione di un portale e la costruzione di poli territoriali». La Città di Torino è composta da tre presidi ospedalieri: San Giovanni Bosco, con un DEA di I° livello, A.O. Martini e Maria Vittoria (con un DEA di II° livello); la A.O. Mauriziano Umberto I° e la A.O.U. Città della Salute e della Scienza che a sua volta comprende quattro nosocomi: Molinette, Centro Traumatologico Ortopedico, Infantile Regina Margherita e il ginecologico-ostetrico Sant’Anna. Sul territorio i Distretti sono 4, distribuiti sui rispettivi quadranti. In ogni Distretto è stata costituita la Casa della Salute, una struttura ancora in itinere; mentre altre strutture sanitarie, come il Valdese, sono al momento più consistenti che prevede una serie di Servizi di eccellenza; in altre ancora, determinati Servizi sono in via di una migliore organizzazione come quelli afferenti all’ospedale Amedeo di Savoia che dispone del Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), quello che prima era chiamato Unità di Valutazione per l’Alzheimer; mentre il Centro Prevenzione Antitubercolare (CPA) e il Presidio Valletta sono rispettivamente in Lungo Dora Savona 26 e in via Farinelli 25. «Le case della Salute – ha aggiunto – dovrebbero accollarsi la gran parte dei pazienti risultati “codici bianchi” al triage dei Pronto Soccorso, facilitando così l’accesso ai casi più gravi. Tali strutture saranno definitivamente operative a breve per ragioni organizzative; mentre nei Distretti sono stati predisposti i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) per il trattamento dello scompenso cardiaco, del diabete, della broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) e delle demenze». Recentemente è reso attivo in modo univoco il Centro Unico Prenotazione (CUP) regionale che integra le disponibilità dei Cup della Aziende sanitarie per le prenotazioni di visite specialistiche ed esami strumentali sull’intero territorio regionale collegato al sistema. Ma il fiore all’occhiello della sanità piemontese è il Centro di Coordinamento della Rete Interregionale Malattie Rare (CMID, diretto dal prof. Dario Roccatello) presso l’ospedale San Giovanni Bosco, che comprende inoltre la Nefrologia e il Servizio Dialisi. Tali prestazioni vengono erogate anche a pazienti provenienti da fuori regione. Il relatore ha fatto inoltre cenno alle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) per il ricovero di pazienti visitati dall’Unità Valutativa Geriatrica (UVG), in quanto non più gestibili a domicilio; e i relativi posti letto di continuità assistenziale a valenza sanitaria, sono stati attivati per “alleggerire” gli afflussi ai P.S. Ha pure sollevato il problema della cosiddetta appropriatezza delle prestazioni che sta alla base delle cure farmacologiche, della diagnostica strumentale, delle visite specialistiche e dei ricoveri. «Ma non meno importante – ha precisato il medico – è anche il problema delle dimissioni, la cui eventuale opposizione richiede la conoscenza delle motivazioni valutando con obiettività e in accordo con i medici di riferimento, poiché vi sono pazienti che hanno necessità di essere mantenuti in ricovero ed altri, invece, che non ne avrebbero bisogno». Un intervento pubblico da parte di un uditore in aula magna ha sollevato il problema della poca o nulla conoscenza del Centro Assistenza Servizi (CAS) afferente alla Rete Oncologica Piemontese (ROP, direttore il dott. Oscar Bertetto), nel caso che ad un paziente venga prescritta dal proprio medico di base una visita specialistica urgente per una sospetta neoplasia. Ma la scarsa conoscenza di questo Centro (con sede alle Molinette) riguarda non solo la collettività ma anche gran parte dei medici di famiglia, una carenza che gli operatori della ROP hanno cercato di colmare più volte attraverso i vari mezzi di comunicazione.

Foto a cura di Ottica Torinese

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