SCRITTORI E LETTORI D’OGGI

Scrivere libri: conta di più la passione e il sapere o il guadagno? Intanto molte librerie hanno chiuso lasciando libero il mercato online

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Scrivere, scrivere, scrivere. Pubblicare, pubblicare e ancora pubblicare. Ottimi verbi per le mie orecchie e i miei occhi. Ma perché si scrivono libri? È un quesito interessante al quale vorrei dare qualche risposta. Anzitutto bisogna avere nell’animo quello che si vuole divulgare, e ovviamente con una buona dose di sincerità; poi avere una certa predisposzione con la propria lingua, e ciò, nel maggior riespetto possibile anche della punteggiatura, seppure oggi si tende ad essere meno drastici in più o in meno. Ovviamente bisogna avere buona conoscenza degli argomenti che si intende trattare, specie se riguardano fatti storici o inerenti la vita quotidiana di tutti noi, anche se vanno per la maggiore i romanzi. Va però precisato che scrivere e pubblicare un libro con relativa diffusione, comporta un impegno economico in primis da parte dell’editore che può essere più o meno interessato al progetto editoriale, e poi da parte dell’autore che, se non famoso e non richiesto, se vuole diffondere il suo lavoro spesso deve sostenere le spese iniziali di pubblicazione. Da qui sorge un altro quesito: si vuol pubblicare per far conoscere oppure per interesse economico? In questo periodo di pandemia, è il caso di evidenziare, che sono uscite molte pubbliczioni tra libri, dispense e opuscoli vari sul virus, sui vaccini e su tutti gli effetti che ne sono derivati; ed è inutile precisare che tali pubblicazioni hanno arricchito gli editori, e gli autori se noti al grande pubblico. In questo caso, come anche in altri, clientelismo e nepotismo vanno a braccetto, lasciando per strada quei bravi scrittori mi-sconosciuti (talvolta anche autodidatti ma dotati di vero talento), i quali oltre a non ricevere alcun compenso (o comunque molto esiguo) non riusciranno mai a far conoscere il loro sapere… spesso non meno interessante, utile e meritevole. In questa schiera vanno aggiunti gli scrittori che personalmente definisco prolifici divulgatori a piè sospinto, il cui mouse si muove sinuosamente tra le dita oltre a corrodere la tastiera. Ma tant’è, per denaro si scrive di tutto e di più, auspicando un buon bacino di lettori. Per il vero, va anche detto che se vogliamo incrementare il nostro sapere, ben vengano gli scrittori ma con l’accortezza di saper scegliere non tanto il loro nome quanto invece il corpus del loro operato. Personalmente, sopratutto da quando divulgo in quanto giornalista scientifico in materie medico-sanitarie, biografo, critico d’arte e opinionista, il mondo dei libri mi ha sempre affascinato e, con molta sincerità, devo sottolineare che nello scegliere un volume da acquistare butto l’occhio prima sul titolo e il sommario dell’opera e poi sul nome dell’autore, a seguire quello dell’editore.

Interesse e passione per molte materie mi hanno portato a coniare un simpatico aforisma: «Una camincia in meno per due libri in più», divenendo in particolare un assisduo frequentatore e cliente della libreria Dehoniana di Torino per oltre un ventennio che, purtroppo, in questi giorni ha chiuso i battenti… dopo oltre mezzo secolo di onorata attività. Ma in questi ultimi anni di “sopravvivenza” libraria, non sono mancati episodi di curiosa originalità come quello (riportato da un quotidiano) di un anonimo romantico che si aggirava per le librerie della città, entrando in una di queste ha accarezzato le copertine, ne ha sfogliato le pagine e scelto un titolo, lo ha portato alla cassa dove ha scritto una dedica chiedendo una confezione regalo. Poi ha lasciato tutto lì, libro, parole e identità dicendo: «Regalatelo a qualcuno, ma sceglietelo bene». E a quel punto si è allontanato. Un piccolo contributo per “incentivare” ad acquistare e a leggere, e ciò fa riflettere sul problema della scarsa cultura, tant’è che oltre il 60% degli italiani non legge un libro all’anno.  Ma un altro aspetto un po’ deludente è che dovendo fare un regalo ad un amico o ad un parente, si vede sempre più raramente regalare un libro anche se gli argomenti nei cataloghi sono infiniti; ma purtroppo la fantasia va ben oltre e questo giustifica, almeno in parte, i circa 4 milioni di analfabeti di ritorno. Dunque, stiamo attraversando un (lungo) periodo di recessione della cultura, anche se i titoli a catalogo continuano ad aumentare sia per esigenze commerciali degli editori, sia per l’ambizione  (e ovviamente anche di guadagno) di pubblicare il proprio sapere di scrittori noti o meno. Una provocazione. Anziché conferire onorificienze a destra e a manca, il presidente della Repubblica a mio avviso farebbe bene ad incentivare la lettura  sostenendo le librerie e, ancor prima, segnalando quegli scrittori che antepongono il loro operato al mero guadagno…  proprio perché sconosciuti al grande pubblico, ma non per questo privi di talento. E si badi bene che come sosteneva il filosofo del linguaggio,  l’austriaco Ludwig Wittgenstein (1889-1951): «Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma tale fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso ». E se pecchiamo tutti di originalità forse un domani avremo più lettori che scrittori… e meno eroi da encomiare!

La prima immagine è tratta dal sito Loescher Editore

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