

di Francesco Augello*
Il bullismo è sempre stato, e continua ad esserlo, un problema grave nelle scuole e nei luoghi pubblici dove i ragazzi si incontrano per condividere spazi tanto educativi, quanto ricreativi e di svago. Negli ultimi anni, la diffusione dei social media ha ampliato l’ambito del bullismo, portando alla nascita di nuove forme di aggressività e di violenza psicologica. Le chat generative pre-trained transformer, grazie alle quali gli utenti possono interagire con un’intelligenza artificiale, sono diventate un nuovo luogo dove, ahinoi, si sperimenta il bullismo. In queste chat, gli utenti possono scrivere messaggi che sono poi interpretati e analizzati dall’intelligenza artificiale che risponde con frasi pre-elaborate di un sistema pre-addestrato.
Il problema sorge quando alcuni utenti, in buona parte, adolescenti e non ancora tali, iniziano a usare queste chat per insultare e umiliare quelli che considerano “diversi”. Questi episodi sono diventati sempre più frequenti e preoccupanti, soprattutto tra i ragazzi, i quali, al netto di una condivisione di una condivisa e pacifica etichetta socio mediatica, quella di generazione Z, spesso non riescono a gestire i propri sentimenti e si sentono frustrati e impotenti di fronte all’insulto o all’offesa. Il bullismo nelle chat governate da logiche di un linguaggio multimodale, può assumere diverse forme: può essere aperto e diretto, con aggressioni verbali sulla base dell’aspetto fisico, delle preferenze sessuali o degli interessi, o può essere insidioso e subdolo, con l’uso di insulti velati o di commenti maliziosi.
Un fenomeno grave che, se non contrastato, può avere conseguenze negative sulla sfera emotiva e psicologica dei ragazzi, oltre che sulla loro autostima e sul loro rapporto con gli altri.
Uno studio pubblicato nel 2020 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche ha evidenziato come negli ultimi anni sia nettamente aumentato il cyberbullismo in Italia. Secondo l’indagine, il 7,4% degli studenti italiani tra i 15 ei 16 anni dice di essere stato coinvolto in una situazione di cyberbullismo almeno una volta nell’ultimo anno. La maggioranza degli episodi riguardava l’invio di messaggi offensivi, l’esposizione a contenuti violenti o dispettosi e lo stalking online. Ed ancora, il Ministero dell’Istruzione italiano ha condotto un’indagine sulla violenza a scuola nel 2019 e ha rilevato che il 23,9% dei ragazzi italiani tra i 5 ei 18 anni è stato vittima di forme di molestie e violenza verbale o fisica da parte dei compagni di classe.
Per prevenire il bullismo nelle chat GPT, è necessario unire gli sforzi di genitori, insegnanti e istituzioni. I genitori possono, e dovrebbero, dedicare del tempo ai loro figli per insegnare loro a gestire le loro emozioni e a essere rispettosi degli altri. Gli insegnanti, invece, possono, e sempre dovrebbero, fornire ai loro alunni gli strumenti per prevenire e contrastare il bullismo, attraverso attività educative e momenti di riflessione attiva sul valore del rispetto e della tolleranza. Infine, le istituzioni hanno l’obbligo di promuovere campagne di sensibilizzazione per diffondere la cultura del rispetto e della non violenza tra i giovani.
Possono certamente valere le seguenti regole per la comunità scolastica preadolescenziale e adolescenziale:
- Educare i giovani sui pericoli della rete e sul rispetto degli altri.
- Invitare a rapportarsi con gli altri come vorrebbero essere trattati.
- Promuovere la gentilezza e la tolleranza nei confronti degli altri.
- Incoraggiare le persone a denunciare il bullismo virtuale alle autorità competenti.
- Utilizzare tecnologie di blocco o filtri per ridurre l’accesso alle fonti di bullismo virtuale.
- Sensibilizzare i genitori sull’importanza di monitorare l’uso della tecnologia dei loro figli e dei comportamenti online in generale.
- Offrire supporto psicologico ai bambini e agli adolescenti vittime di bullismo virtuale.
- Ricordare che il rispetto degli altri dovrebbe essere una priorità sia online che offline.
È utile ricordare che la psicologia del “bullo in rete” si basa sullo stesso meccanismo del bullismo tradizionale: l’aggressore cerca, in breve, di esercitare il proprio potere sulla vittima tramite l’umiliazione e l’offesa, e trova nella dimensione virtuale un terreno fertile per farlo. In particolare, la rete consente ai bulli di nascondersi dietro l’anonimato, potendo far generare anche un linguaggio adulto, e di organizzare attacchi prolungati senza dover necessariamente confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni.
Tutto ciò può avere gravi conseguenze sulla salute mentale della vittima, che si sente esposta 24 ore su 24 ai commenti negativi e aggressivi degli altri utenti della rete. Inoltre, il cyberbullismo può portare a problemi come depressione, ansia, disturbi alimentari e perfino a tendenze suicide.
È necessaria una presa di coscienza collettiva, e ancor più connettiva, che porti a una maggiore sensibilizzazione nei confronti del tema e alla promozione di comportamenti più rispettosi e responsabili sui social media. Quando detti comportamenti, così come il bullo stesso, possono essere osservati, si pensi al docente che in classe o in laboratorio scopre un alunna/o nell’intento di ferire volutamente un altro/a alunna/a, avvalendosi di modelli di intelligenza artificiale per rendere ancor più rapido e ancor più anonimo “l’attacco” alla vittima, l’intervento, anche nei riguardi del bullo, deve essere psicologico, aiutandolo nella comprensione delle motivazioni del comportamento aggressivo e fornire sostegno per aiutarlo a modificare il proprio atteggiamento, garantendo alcuni step obbligati e utili:
- Comprendere le motivazioni: Il bullismo può essere causato da molte motivazioni, come la solitudine, la rabbia, l’insicurezza, la frustrazione e la disuguaglianza. Puoi iniziare a capire le motivazioni del bullo facendogli delle domande aperte su ciò che lo fa arrabbiare e su ciò che lo fa sentire solo o insicuro.
- Fornire sostegno emotivo: I bulli possono avere difficoltà a esprimere le loro emozioni e spesso nascondono i loro problemi. Aiutalo ad esprimere le sue preoccupazioni e fornisci un orecchio compassionevole per ascoltare i suoi problemi senza giudicarlo.
- Aiutarlo a sviluppare empatia: Un bullo spesso manca di empatia e di comprensione dell’impatto che i suoi comportamenti hanno sugli altri. L’aiuto psicologico può aiutarlo a sviluppare l’empatia attraverso esercizi guidati e racconti tratti dalla vita reale.
- Incentivare la responsabilità: Aiutalo a comprendere la responsabilità delle sue azioni e perché è importante assumersi, altresì, la responsabilità per il proprio comportamento.
- Fornire modelli positivi: Fornisci modelli positivi di comportamento che stimolino un ambiente sano e positivo. La presentazione di modelli di comportamento positivo può aiutare il bullo a comprendere l’importanza del rispetto per gli altri.
È importante ricordare che il cambiamento richiede tempo e pazienza, spesso, tuttavia, tempo e pazienza collidono con la visione di molti docenti curriculari, troppo focalizzati sul programma da svolgere, sugli obiettivi da raggiungere, quasi fosse una competizione con se stessi più che una mission atta a porre al centro di essa l’alunna/o nella sua totalità anziché osservarlo e pensarlo come composto da parti o azioni (partecipa, è composto, si alza, domanda di andare sempre in bagno, risponde a tono, è taciturno, ecc.) condensate, al termine di ciascun fine trimestre, quadrimestre o pentamestre, nel sempre più impoverito voto di condotta, che pur fa media; voto del quale ogni docente adotta la propria “metrica matematica” che mai descrive e indaga pienamente i perché del dato comportamento. Su ciò occorrerebbe riflettere tanto!
La strategia psicologica per aiutare un bullo deve essere necessariamente personalizzata e adattata alle esigenze individuali del bullo in questione. Potrebbe anche essere necessario coinvolgere altre figure di supporto, oltre gli insegnanti, la famiglia, uno psicologo esterno alla scuola, per garantire un sostegno completo e continuo nella guarigione dal bullismo.
In conclusione, il bullismo che qui è stato definito 4.0, mutuandone la numerazione, di pari passo con l’evoluzione della dimensione scolastica o ciò che dovrebbe essere, dalle chat multimodali oggi impiegate secondo i protocolli open AI, è un fenomeno preoccupante che va contrastato con tutte le forze possibili, per evitare di ferire la sfera emotiva dei giovani e prevenire conseguenze negative sul loro futuro. Bisogna educare i giovani al rispetto e alla tolleranza, affinché possano vivere in un mondo più pacifico e sereno.
In questa prospettiva lo stesso strumento open AI, impiegato come “stampella” su cui sostenere le offese, potrebbe rivelarsi per il bullo strumento di affrancamento da una condotta lesiva e di malessere taciuto, attraverso un costante progetto didattico educativo, mirato e coordinato da figura esperta, per sovvertire l’uso improprio di un linguaggio multimodale, volto a denigrare la vittima, mutandolo, così, in difensivo delle parti coinvolte, il bullo e il bullizzato, restituendo all’intelligenza artificiale il ruolo suo proprio di friendly AI, intelligenza artificiale amichevole, anche nella sua utile e responsabile fruizione.
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* (Docente, saggista e psicopedagogista)




