Scarperia: “In 8 X l’otto, cattivi monologhi al femminile”al cinema Garibaldi

 

 

 

Sala gremita al cinema Garibaldi di Scarperia, ieri sera, in occasione della Festa Internazionale della Donna. In scena il gruppo teatrale “Sipario Aperto” con lo spettacolo “In 8 per l’8 cattivi monologhi al femminile”, scritti per il teatro da Stefano Benni. Ad aprire lo spettacolo, con un po’ di ritardo sull’orario previsto, è Beatrice “che il futuro predice” la quale ridicolizza Dante, il poeta tanto bravo a scrivere quanto imbranato con lei, che sospira, le sta dietro, ma non si fa avanti dopo averla immortalata in quel verso, divenuto la sua condanna, “tanto gentile e tanto onesta pare” e lei lì, fedele a quel verbo bastardo che la costringe a camminare ad occhi bassi tanto da sapere, ormai, la somma totale di tutte le merde di cane che si trovano nella strada da casa sua a piazza Santa Maria Novella. E “magari m’avesse regalato un anellino!” si lamenta la giovane. La “presidentessa” offre un ritratto amaro e realistico, stemperato da un simpatico accento emiliano, di una situazione odierna nella quale i vecchi termini come sfruttamento sono camuffati con “ottimizzazione delle risorse” e la morte degli operai in esubero passa inosservata. Il cinismo di un’epoca come la nostra con il suo relativo imbarbarimento si presenta in tutta la sua ineluttabile forza con questa presidentessa che, dalla cucina di casa sua, raccomanda questuanti per particine in tv e ammazza operai con la facilità con cui gira il mestolo nella pentola. Suor Filomena parla in rima, è esilarante, una forza della natura, con quel suo anagramma di Amen ripetuto più volte agli spettatori, incarna la donna che sa e non si fa intimorire anche se veste la tonaca, pronta a “menare” ove ce ne sia bisogno e a derogare alla regola che la vuole casta e lontana dal sesso, tanto da riferirne, in rima ovviamente, al pubblico che la segue come in trance travolto dalla sua comicità. La licantropa cerca di contenere la sua natura ma lo stesso ulula alla luna, la coatta, è una ragazzina che presenta una dimensione di vita parallela inimmaginabile solo un decennio fa. L’attesa porta, invece, nella dimensione materna delle donne che attendono il figlio comunque e sempre. C’è tutta la drammatica verità della vecchiaia nell’ultimo monologo presentato dalla “vecchia” che ancora sente il suo cuore giovane, ma è imprigionata in un corpo che le regala solo odore di medicine e merda e a nessuno può donare quella che oggi è la sua saggezza. Tra un monologo e l’altro, vengono offerti, dalla voce sorprendente di Sabrina Paladini, stacchi musicali a cappella che donano allo spettacolo un tocco di raffinata unicità. L’universo femminile scorre così, su un palcoscenico dalla scenografia essenziale, rappresentato senza incertezze o sbavature, ben ritmato e gradevole. Il pubblico lo apprezza, gli applausi si sprecano.
Attrici: Enrica Giovannini, Beatrice Enkela zenelaj, La mocciosa,
Nadia Capocchini, Suor Filomena
Rita Panfili, L’attesa
Rita Sartoni, La presidentessa
Silvia Frullini, La vecchia
Sara Margheri, Mademoiselle Lycanthrope

Francesca Lippi

Foto di Cristina Chiumento

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