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A SANREMO VINCE ANTONELLINA E LA SUA AUTENTICITA’

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Di Marcella Onnis

Il sipario è calato sul 60° festival di Sanremo ed è giunto il momento di fare bilanci. I giudizi su cantanti, canzoni, ospiti e compensi li lasciamo agli altri: noi oggi ci soffermiamo sulla conduttrice di quest’ultima edizione e sul segreto del suo successo.
Tanti, soprattutto tra giornalisti e critici, si domandano perché al pubblico piaccia così tanto la Clerici, eppure la risposta è sotto gli occhi di tutti: Antonella è autentica, come i prodotti a marchio DOP.
In un mondo in cui l’artificialità è ormai divenuta la regola, in cui la naturalezza di un seno può essere dubbia quanto l’autenticità della griffe di una borsa o la biologicità di una pannocchia di grano, quelle poche cose che ancora sanno di vero, di non costruito, seppure imperfette non possono che essere considerate di grande pregio.
Con quella sua spontaneità e quel pizzico di ingenuità, le sue papere e le sue gaffes, il suo entusiasmo fanciullesco, le movenze goffe, la sua voglia di divertirsi e far divertire, la sua emotività, i suoi abiti buffi, la Clerici non può che accattivarsi tutta la simpatia di coloro che amano gli animi semplici. E se molti si sentono autorizzati a chiamarla “Antonellina” è perché sembra davvero una di famiglia.
La frizzante e materna conduttrice è per tanti spettatori un simbolo, soprattutto per il gentil sesso. È una donna che è molto più simile alle casalinghe che non le sexy Desperate housewives. Una donna che con la sua passione per il cibo, assecondata a dispetto della linea, combatte, senza proporselo, l’allarmante diffondersi dei disturbi alimentari. Una donna che ha scelto un compagno più giovane e, paga di questo amore ricambiato, non presta orecchio alle critiche e alle prese in giro, neppure a quelle più pesanti. Una donna che, nonostante le prime difficoltà, non ha rinunciato al sogno di diventare mamma e che è finalmente riuscita a realizzare il suo desiderio.
La maternità e la non più giovane età le costano il posto nel programma di cui era la vera, insostituibile anima, ma lei non si abbatte e la sua buona stella le regala il suo riscatto, facendo di lei motivo di speranza per tutte le donne che, nel quotidiano, ancora subiscono ingiustizie simili per le stesse ragioni, in barba alle lunghe lotte per l’emancipazione femminile.
Insomma, la Clerici è come uno dei tanti piatti della nostra cucina mediterranea: invitante per tutte le buone forchette perché fatta di vari, genuini e gustosi ingredienti.
Più patriottica di un pacchiano “Italia amore mio”, è una piacevole immagine di quella parte buona del nostro Paese che resiste alla faccia della politica ridicola, delle tangenti, degli scandali, dell’abusivismo edilizio, della criminalità e dei disastri ambientali.

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