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Sanità in Sardegna: istituiti i comitati consultivi misti

Il Consiglio regionale approva un emendamento che istituisce questi comitati, accogliendo la proposta formulata da oltre 10 anni dall’associazione sarda “Alessandro Ricchi”.

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Associazione Sarda Trapianti Alessandro RicchiIl Consiglio ha approvato l’emendamento di sintesi 900 che riunisce il 671 e l’838.

La proposta correttiva (Rubiu e più) prevede che

la Rete regionale Donazione e trapianti venga costituita da tutti i componenti che partecipano al processo della donazione, del prelievo e del trapianto degli organi e dei tessuti coadiuvata dal Comitato consultivo misto (composto in maggioranza da rappresentanze di cittadini e associazioni di volontariato e in minoranza da rappresentanti dell’Azienda sanitaria, da medici e dagli enti locali).

Il Comitato avrà compiti di supporto all’Azienda Sanitaria, di proposta sui servizi e di verifica sul miglioramento degli stessi.

 

I COMITATI CONSULTIVI MISTI

Tale strumento istituzionale esiste in molte regioni italiane e si fonda sui presupposti della partecipazione e della solidarietà previsti in particolare nel Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modifiche apportate dal Decreto Legislativo 19 giugno 1999, n. 229 laddove si evidenzia che è favorita la presenza e l’attività, all’interno delle strutture sanitarie, degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti.

 

La nostra associazione ha sempre richiesto agli Assessori che si sono succeduti sin dalla Prof.ssa Nerina Dirindin fino all’attuale Dott. Luigi Arru su tale importante strumento di partecipazione e solidarietà e di valorizzazione della preziosa risorsa del volontariato sardo che vanta la presenza di circa 1.600 associazioni.

Significativo ed importante il PROMEMORIA inviato all’ ASSESSORE REGIONALE SANITA’ DOTT.LUIGI ARRU il 7 MAGGIO 2014, che integralmente riportiamo:

PREMESSA

La nostra più che decennale azione di confronto, di proposta, di richiesta di partecipazione nei confronti delle istituzioni e delle ASL produce scarsi risultati perché non esiste ancora nella nostra regione una organica sede istituzionale dove possa avvenire in modo sistemico e non episodico il dibattito ed il confronto.

Tale strumento istituzionale esiste in molte regioni italiane e si fonda sui presupposti della partecipazione e della solidarietà previsti in particolare nel Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modifiche apportate dal Decreto Legislativo 19 giugno 1999, n. 229 laddove si evidenzia che

  1. È favorita la presenza e l’attività, all’interno delle strutture sanitarie, degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti.

A tal fine le unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere stipulano con tali organismi, senza oneri a carico del Fondo sanitario regionale, accordi o protocolli che stabiliscano gli ambiti e le modalità della collaborazione, fermo restando il diritto alla riservatezza comunque garantito al cittadino e la non interferenza nelle scelte professionali degli operatori sanitari;

le aziende e gli organismi di volontariato e di tutela dei diritti concordano programmi comuni per favorire l’adeguamento delle strutture e delle prestazioni sanitarie alle esigenze dei cittadini.

I rapporti tra aziende ed organismi di volontariato che esplicano funzioni di servizio o di assistenza gratuita all’interno delle strutture sono regolati sulla base di quanto previsto dalla legge n. 266/91 e dalle leggi regionali attuative.

La sensazione e l’amarezza che abbiamo in ogni occasione è quella di intrusione nell’attività delle aziende che sottende una concezione del servizio sanitario ad uso e consumo degli operatori sanitari.

Occorrerebbe perciò creare strumenti idonei come i

Comitati Consultivi Misti

previsti dalla legislazione nazionale di riordino del servizio sanitario nazionale.( Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modifiche apportate dal Decreto Legislativo 19 giugno 1999, n. 229.

Attualmente sono stati realizzati in molte regioni italiane ed in particolare:

Emilia Romagna,

Le funzioni fondamentali dei Comitati Consultivi Misti stabilite al 2° comma, lettere a),b), c), d) della L. R. 19/94, così come modificata dalla L. R. n. 3/99, sono:

  • assicurare i controlli di qualità dal lato della domanda, specie con riferimento ai percorsi di accesso ai servizi
  • promuovere l’utilizzo di indicatori di qualità dei servizi dal lato dell’utente, definiti a livello regionale, sentiti gli organismi di partecipazione dell’utenza;
  • sperimentare indicatori di qualità dei servizi dal lato dell’utente, definiti a livello aziendale, che tengano conto di specificità locali;
  • utilizzare la sperimentazione sulle modalità di raccolta e analisi dei segnali di disservizio.

Analoghe normative esistono anche in Veneto e Toscana.

 

Il 4 maggio 2017, anche su nostra sollecitazione il Cons. regionale Rubiu, presenta una mozione che viene discussa e approvata con la stipula di un Ordine del Giorno

l’Assessore Arru, era già intervenuto in aula impegnando la giunta in particolare a:

  • risolvere a breve il problema del coordinatore del Centro Trapianti dal punto di vista amministrativo con il di promuovere una cultura idonea, coordinare tutte le rianimazioni, il modello toscano, il modello spagnolo prevede un’attitudine, una modalità di approccio rispetto alla donazione che è diversa, e abbiamo deciso di adottare questo tipo di modello e quindi il coordinatore del Centro Trapianti avrà il compito di trasferire questa cultura che è una cultura europea non specificatamente toscana per essere chiari.
  • Per quanto riguarda le leggi di settore, ricordo, onorevole Rubiu, che una volta che è stata approvata la 23 nel 2005, l’articolo 48 prevedeva che entro un anno si provvedesse alla riforma delle leggi di settore. Leggi di settore che sono nate evidentemente con l’indirizzo di tutelare delle categorie di malati, però hanno creato non poche disfunzioni perché abbiamo che alcuni vengono sostenuti con interventi monetari di sostegno, assegno mensile, altri con rimborso di spese viaggio. Ma al di là di questo, all’interno di queste categorie, tutelate dalla legge di settore, lo stesso rimborso per la benzina varia a seconda della patologia. Allora ovviamente questo è un sistema di ingiustizia come ha detto lei, che richiede un’azione, ma anche all’interno di un ragionamento più complessivo delle misure di welfare che stiamo proponendo, perché bisogna tutelare rispetto a un bisogno che può essere legato al disagio che ha comportato la malattia, per cui ci sono altre provvidenze, e anche al disagio legato al fatto che devi fare il monitoraggio per essere avviato al trapianto, piuttosto che il follow up, però richiede veramente uno sforzo anche della Giunta che farà una proposta, però sicuramente uno sforzo che deve fare tutto il Consiglio perché è una misura di welfare e non si possono creare delle discriminazioni in base all’organo trapiantato, ma io dico in base alla patologia.
  • Sono d’accordo, e mi impegnerò per identificare, riavviare sia i Comitati consultivi misti, però in un momento di grossa trasformazione, come anche cercare di identificare una sede, e vivere come è stato fatto in altre realtà. Non è solo l’intervento economico, in altre realtà, in cui ho avuto il piacere di lavorare, l’intervento delle associazioni dei cittadini e dei rappresentanti dei malati, che peraltro ringrazio per la costante attività di stimolo e di critica positiva e intelligente, c’è la disponibilità di buone partnership.

 

L’otto agosto 2017  viene approvata la Delibera 38-29 sulla Riorganizzazione delle funzioni regionali in materia di donazioni, prelievi e trapianti di organi.

In linea di massima la delibera fornisce valide risposte anche alle indicazioni dei malati ma non contiene nessuna indicazione sul ruolo del volontariato nel settore.

Tale carenza viene sottolineata, su nostra sollecitazione, ad alcuni consiglieri regionali che decidono di intervenire nella discussione sulla

Proposta di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna (12.7. Rete trapiantologica) con due emendamenti di cui uno In particolare  dell’On.le Rubiu e più (Gruppo UDC) che viene accolto in sintesi come emendamento n.90 che riunisce il 671(UDC) e l’838 (PD).

La proposta correttiva (Rubiu e più) prevede che la Rete regionale Donazione e trapianti venga costituita da tutti i componenti che partecipano al processo della donazione, del prelievo e del trapianto degli organi e dei tessuti coadiuvata dal Comitato consultivo misto (composto in maggioranza da rappresentanze di cittadini e associazioni di volontariato e in minoranza da rappresentanti dell’Azienda sanitaria, da medici e dagli enti locali).

Il Comitato avrà compiti di supporto all’Azienda Sanitaria, di proposta sui servizi e di verifica sul miglioramento degli stessi.

Nel porgere i più sentiti ringraziamenti ai consiglieri per i risultati raggiunti sollecitiamo adesso la Giunta Regionale ed il suo Assessore Arru alla compilazione concreta delle apposite delibere e regolamenti che consentano il funzionamento dei Comitati.

 

Fonte Ufficio stampa Associazione Sarda Trapianti  “Alessandro Ricchi”

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