Riflessioni sui mondiali di calcio

È finita con un pareggio – l’ennesimo di questo mondiale! – la prima partita dell’Italia, disputata contro il Paraguay. Chi si aspettava una sconfitta o comunque una partita modesta ha dovuto ricredersi perché gli azzurri hanno tirato fuori l’orgoglio, regalando al loro pubblico un bel match. La speranza è dunque che non perdano la voglia di smentire le (immancabili) critiche e ci delizino ancora con quel bel calcio di cui per troppi mesi ci hanno privato.
Sarebbe bello, invece, se il popolo italiano venisse privato di quella schiera di connazionali che tifano contro gli azzurri. Forse non bisognerebbe neppure parlarne, come ha suggerito, irritato, Marcello Lippi nella conferenza stampa del dopo-partita, ma lo sdegno – in questo caso – è più forte del buon senso. “Patriottismo” – mi si perdoni – è un termine che considero obsoleto e un po’ ridicolo, ma le proprie radici, la propria cultura sono importanti e vanno rispettate. Ora, un conto è non tifare l’Italia perché non si è amanti del calcio e se n’è addirittura vittime, mediaticamente parlando; altro discorso è tifare contro l’Italia, mostrando disprezzo per una realtà di cui, però, quando fa comodo ci si considera parte.
Marcella Onnis

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