Ultime

Cagliari: ricordo del dott. Alessandro Ricchi e della sua équipe

Pin It

primi piani degli operatori sanitari Ricchi, Carta e PinnaUna messa affollatissima e partecipata di parenti, amici, camici bianchi e trapiantati, questa mattina al Brotzu per celebrare l’anniversario della scomparsa di Alessandro Ricchi e della sua équipe. Sono trascorsi undici anni da quel fatidico 24 febbraio del 2004.

Una  tragica fatalità interruppe il volo di un Cessna 500 diretto da Roma a Cagliari, con a bordo il cardiochirurgo Alessandro Ricchi, l’assistente Antonio Carta e il tecnico perfusionista Gianmarco Pinna. Insieme ai medici persero la vita i piloti del mezzo, Helmut Zurner, Thomas Giacomuzzi e Daniele Giacobbe. Tramontò insieme a loro anche la speranza di dare nuova vita ad un paziente cardiopatico in attesa di trapianto.

l’Azienda Ospedaliera G. Brotzu commemora gli uomini che quel giorno furono strappati alla vita nell’esercizio generoso della loro professione”.
Questo era stato il formale comunicato stampa comparso nel sito internet dell’Ospedale Brotzu lo scorso anno: in questa occasione neanche comunicato!

Dopo il rientro a casa portandomi dentro l’amarezza e lo sconforto ho ripensato però alle parole del Cappellano celebrante che ha fatto appello alla memoria storica di questi eroi ed ha richiamato tutti ad una riflessione interiore e ad una maggiore partecipazione a questo tragico evento per ricavarne utili insegnamenti di professionalità, di abnegazione, di sacrificio fino al dono della vita nello svolgimento del proprio dovere.

Mentre il cappellano commentava le sacre scritture – e parlava con molta enfasi dei valori di tutti e di quell’ Alessandro, cardiochirurgo, uomo giusto, non credente, mentre il coro diretto da Roberto Trastu animava la liturgia –  la mia mente è ritornata al passato e andava lontano….
ai giorni precedenti la manifestazione di apertura della campagna nazionale 2005 sulla donazione e trapianto di organi, quando ripercorrevo con trepidazione, mista al dolore, la scomparsa del mio cardiochirurgo e andavo col pensiero al tempo passato: dal primo giorno che lo incontrai nel suo ufficio, al quarto piano, in jeans e maglietta rossa, fino all’ultimo incontro, assieme al Dr. Martelli al Brotzu, un mese prima della sua scomparsa.

La Sua immagine, così come la descrissi di getto nella lettera di ringraziamento, subito dopo il trapianto, resta quella più rappresentativa del suo essere come uomo e come professionista, che ringrazio ancora oggi: <<…. grazie, senza limiti Dr. Ricchi, alla Sua stimata persona, al Suo sorriso contenuto ma profondamente umano, al Suo parlare chiaro e conciso, al suo porgere familiare pronto, in ogni momento, a dare chiarimenti, conforto e serenità, ai dubbi ed agli affanni miei e dei familiari>>

La manifestazione dovrebbe essere anche oggi e nel futuro la giornata della memoria e del “ringraziamento” dei trapiantati italiani e sardi : di quelli che non ci sono più e di coloro che continuano a prestare la loro opera anche con l’eroico sacrificio quotidiano, per salvare la vita di tante persone.

Nasceva allora “un fiore per la vita che mi hai dato”, accolta con entusiasmo dai dirigenti del Brotzu e della Regione Sardegna.
Accorsero con entusiasmo a Cagliari i trapiantati di ogni regione italiana per compiere il gesto umile e significativo nel deporre un fiore nel luogo simbolo del sacrificio estremo del Dr.Ricchi e dei caduti in quella tragica sciagura aerea avvenuta qualche mese prima, sulle cime granitiche delle montagne dei Sette Fratelli.
Se è vero che la liturgia anche laica si serve dei segni per ricordare, meditare, insegnare e cambiare in meglio la realtà della nostra vita mi pare che sia necessario “commemorare” questa ricorrenza superando il formalismo di facciata chiamando a raccolta medici, operatori sanitari pazienti e istituzioni nel luogo simbolo di questo sacrificio.

PER NON DIMENTICARE Alessandro Ricchi “mio secondo padre”
Giampiero Maccioni, nell’undicesimo  anniversario dell’incidente, assieme alla preghiera ha voluto lasciare questa riflessione che compare all’ingresso del reparto di cardiochirurgia assieme alla scultura bronzea dell’Artista Iglesiente Stefano Cherchi

 

 

Il mirto per la vita che mi hai  dato

di Giampiero Maccioni

Il mirto per me rappresentava la vita libera e spensierata, in mezzo ai campi, nella fanciullezza e nella giovinezza trascorsa, spesso e volentieri, nelle campagne iglesienti dei miei nonni, dove era molto diffuso. Al profumo delle sue foglie si aggiungeva il gusto agreste e forte delle sue bacche nere, usate per confezionare il prezioso liquore.

 

Oggi questo arbusto, che circonda la stele eretta a ricordo dei caduti nei monti di Capoterra, del cardiochirurgo e della sua équipe, in quel tragico 24 Marzo 2004, si associa alla rinascita della mia vita. È certamente stato merito dell’“arte medica”. La definii così nel mio primo, spontaneo segno epistolare di riconoscenza nei confronti del dottor Ricchi e della sua équipe. A dieci giorni dal meraviglioso evento, insieme al mio amico Amerigo e alla fisioterapista, feci la prima uscita dalla mia cameretta e dal reparto verso il giardino che circonda l’imponente, grigia e cubica struttura  ospedaliera. I primi passi, sopra un prato verde incolto, dove si ritrovavano anche piccole lumachine bianche, mi condussero curiosamente verso un piccolo arbusto seminascosto, circondato da grossi massi ed erbacce: il colore luccicante delle foglioline verdi e il profumo mi portarono a concludere che si trattava del mirto. Spezzai alcuni rametti e li tenni con me, consegnandoli poi ai medici e alle infermiere del reparto che, con piacevole meraviglia, apprezzarono questo semplice ma significativo gesto, incuriosite anche dal fatto che l’avessi trovato nei pressi della clinica. L’arbusto non è morto, ma vive ancora rigoglioso, nel nuovo prato verde, come la mia vita nuova dopo il trapianto.

Quando mi reco all’ospedale, la visita obbligata è sempre lì. Ripercorro con trepidazione, mista al dolore, la scomparsa del mio cardiochirurgo e vado col pensiero al tempo passato: dal primo giorno che lo incontrai nel suo ufficio, al quarto piano, in jeans e maglietta rossa, fino all’ultimo incontro, assieme al dott. Martelli al Brotzu, un mese prima della sua scomparsa.

La sua immagine, così come la descrissi di getto nella lettera di ringraziamento, subito dopo il trapianto, resta quella più rappresentativa del suo essere come uomo e come professionista, che ringrazio ancora oggi: «Grazie, senza limiti dott. Ricchi, alla Sua stimata persona, al Suo sorriso contenuto ma profondamente umano, al Suo parlare chiaro e conciso, al suo porgere familiare, pronto, in ogni momento, a dare chiarimenti, conforto e serenità, ai dubbi e agli affanni miei e dei familiari».

E la vita nuova continua… con il mio cuore nuovo e con tanta tantissima gioia e voglia di fare … con tanti sogni, programmi e progetti per quelli che soffrono e sperano di rinascere a nuova vita con un trapianto… e soprattutto per coloro che sono poveri, senza voce … e per ridare dignità e qualità alla vita che il Padreterno vorrà donarci prima di raggiungere la Vita Eterna.

foto all’album: 24 Febbraio 2015 S.Messa Cappella Ospedale Brotzu S.Messa.

 

 

Giampiero Maccioni

Presidente Associazione Sarda Trapianti  “Alessandro Ricchi”

Segretario Nazionale Federazione LIVER POOL

Via Cattaneo,36 – 09016 Iglesias – tel.fax 0781.30067

cell.3476106054

http://wwwassociazionesardatrapianti.blogspot.com/

www.arteperlavita.it 

http://federazione-liver-pool.blogspot.com/

http://giampmaccioni.blogspot.com/2010/09/il-ruolo-del-volontariato-nella-societa.html

http://www.facebook.com/group.php?gid=62162300128&ref=ts

Pin It

2 Commenti su Cagliari: ricordo del dott. Alessandro Ricchi e della sua équipe

  1. ERNESTO BODINI // 28 Febbraio 2015 a 10:25 //

    Egregio Maccioni, nel rilevare la ricorrenza qui su esposta, mi corre il ricordo della mia “duplice” esperienza al seguito (come giornalista) del Servizio “118” Elisoccorso Piemonte. La stessa mi fa rammentare i sanitari di altre Basi italiane caduti in servizio. Equipe, queste, che meritano di essere ricordate non solo per la professionalità ma anche per l’abnegazione. “Soccorrere chi è in pericolo ed assistere chi è nel bisogno – affermava un medico, veterano dell’Elisoccorso piemontese – non è un mestiere… è un onore e un privilegio”. Con questa mia breve, mi unisco alla commemorazione e alla condivisione con voi tutti, unitamente ai famigliari dei caduti. Cordialità, Ernesto Bodini (giornalista scientifico – Torino)

  2. Grazie Ernesto per la tua sensibilità e partecipazione a questo evento con la tua testimonianza e per la sottolineatura del gesto di abnegazione di questi eroi.
    Ma l’onore ed il privilegio, citati dal veterano dell’elisoccorso, mi ha riportato alla mia scelta di giovane militare nelle forze armate italiane come ufficiale della Divisione Folgore. Ho impresso nella mente, ancora oggi, il moto scritto a caratteri cubitali nella scuola allievi ufficiali di Cesano di Roma che analogamente diceva “ESSERE FANTE è UN ONORE E COMANDANTE DI FANTI UN PRIVILEGIO”.
    Adesso, Ufficiale in congedo e Presidente di Sezione dell’UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia, ho trasferito questa abnegazione con la promozione della Campagna Nazionale “DIFENDI LA PATRIA DAI VALORE ALLA VITA” operando dentro le caserme per insegnare il valore della donazione e trapianto di organi.
    A breve parte il secondo intervento dentro la gloriosa Brigata Sassari con convegni nei cinque reggimenti della stessa di stanza in Sardegna a Saasari, Cagliari, Macomer e Teulada. http://wwwassociazionesardatrapianti.blogspot.it/2011/04/comunicato-stampa-campagna-regionale.html

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*