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Ricordo dei pionieri che hanno aperto la strada ai trapianti

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I progressi della Cardiochirurgia in Piemonte e in Italia

È trascorso quasi un anno da quando la Società Italiana di Cardiochirurgia, per il 150° dell’Unità d’Italia, ha organizzato a Torino un triplice evento per ricordare i pionieri della Medicina e della Cardiochirurgia in particolare, coordinato dal prof. Roberto Russo e dal dott. Guglielmo Actis Dato, coinvolgendo un folto pubblico di addetti ai lavori e non, i cui approfondimenti sono stati dedicati all’Industria biomedicale italiana tra passato e futuro, al Cinema medico-scientifico italiano e al Contributo italiano alla medicina cardiovascolare e alla cardiochirurgia, con l’intervento di numerosi specialisti italiani di rilevanza internazionale. Oltre ai clinici sono intervenuti docenti, manager ed esperti in sanità, storici, economisti, divulgatori scientifici, imprenditori, documentaristi, registi, archivisti. Personalmente sono stato invitato a tenere una relazione storico-scientifica e iconografica sul tema “Intraprendenza-Evoluzione-Realizzazione”, che credo valga la pena riproporre.

La storia della Cardiochirurgia in Italia e nel mondo ha oltre mezzo secolo di vita (siamo nel 1948), nel corso del quale si sono compiuti studi, ricerche, evoluzioni tecniche, compresi “originali” strumenti chirurgici e una ricca letteratura scientifica ad opera di clinici e chirurghi che hanno dedicato tutta la loro vita con passione a questa disciplina. Il nostro Paese emerge per ricchezza di eventi, pionieri e testimonianze che hanno dato un notevole contributo al progresso nella diagnosi e nella terapia delle cardiopatie congenite ed acquisite. E non sono pochi i protagonisti della Cardiologia e della Cardiochirurgia, ma anche dell’ingegneria e dell’Industria, tutti meritevoli di essere menzionati; ma l’esigenza della sintesi mi impone di citarne alcuni in particolare. A Torino nel 1951 veniva operata dal prof. Achille Mario Dogliotti (1897-1966; nella foto) la prima paziente affetta da stenosi mitralica mediante commissurotomia, cui seguirono con successo altri interventi per la correzione delle cardiopatie congenite ed acquisite. Dogliotti fu tra i primi ad intuire il nascente ruolo della Cardiochirurgia, individuando nei giovani ricercatori Angelo Actis Dato (1923-2011) e Pier Federico Angelino (1923-1985) i collaboratori per questa impresa. Grazie anche al sostegno della Fiat fu il primo al  mondo a perfezionare l’applicazione del cuore-polmone per la circolazione extracorporea; ma fu anche uno dei fautori della Scuola Cardiochirurgica torinese e italiana. Edmondo Malan (1910-1978), suo allievo, negli anni ’60 a Milano iniziò la Chirurgia vascolare divenendo a sua volta un capo scuola.

Contemporaneamente a Torino, anche a Roma il triestino Pietro Valdoni (1900-1976), che fu il primo ad effettuare una embolectomia polmonare, diede inizio all’attività cardiochirurgia. Egli fu anche ideatore di nuove tecniche chirurgiche nel campo digestivo, polmonare e vascolare, eseguendo il primo trapianto di rene in Italia. Negli anni ’60 il calabrese Guido Chidichimo si interessò di valvulopatie e, in particolare, all’impiego delle valvole biologiche operando migliaia di cardiopatici e portando la Cardiochirurgia dell’ospedale San Camillo di Roma all’eccellenza. A Padova nei primi anni ’50 Carlo Alberto Carlon, fu precursore della fattibilità dell’intervento di anastomosi cavo-polmonare ancora oggi eseguito in tutto il mondo per palliare alcune cardiopatie congenite. Mentre verso la fine degli anni ’50 il prof. Pier Giuseppe Cevese (1914-1995), direttore della Clinica Chirurgica, inizierà la cardiochirurgia e sarà il primo in Italia ad impiantare le valvole biologiche. Il suo allievo Vincenzo Gallucci (1935-1991), come tutti ricorderanno, il 14 novembre 1985 eseguì il primo trapianto di cuore in Italia.

A Milano il prof. Angelo De Gasperis (1910-1962) nel 1956 ottenne la responsabilità di un reparto di Chirurgia Toracica all’ospedale Maggiore, e nel 1957 eseguì la correzione di una cardiopatia congenita su una bambina utilizzando, tra i primi in Italia, la circolazione extracorporea. Renato Donatelli (1927-1969) che, gli succedette nel 1963, eseguì le prime sostituzioni della valvola aortica e mitralica con protesi meccaniche, mentre sarà Alessandro Pellegrini (1932-2007), successore di Donatelli, a impiegare in Italia i primi cuori artificiali e i dispositivi di assistenza ventricolare. A Bologna Angelo Pierangeli, verso la fine degli anni ’60, eseguì le prime sostituzioni dell’arco aortico in arresto di circolo, e creò una Scuola Cardiovascolare che costituisce ancora oggi in Italia e all’estero un punto di riferimento. Lucio Parenzan (1924) che, per oltre un trentennio ha diretto la Divisione di Cardiochirurgia agli Ospedali Riuniti di Bergamo, iniziò nella metà degli anni ’60 un programma di cardiochirurgia pediatrica creando una Scuola tra le migliori in Europa. Una citazione a parte merita il marchigiano Giancarlo Rastelli (1933-1970), un giovane ricercatore che sviluppò la classificazione delle anomalie del canale atrioventricolare. Questa permise la facilitazione delle strategie e delle tecniche chirurgiche che portano il suo nome per la correzione di alcune anomalie cardiache complesse. Egli morì prematuramente a soli 36 anni, e per le sue profonde doti di spirito cristiano, nel 2005 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione.

Questo excursus storico-biografico-scientifico merita un particolare approfondimento sulla figura e l’operato del prof. Angelo Actis Dato (nella foto) in quanto tra i fondatori della Società Italiana di Cardiochirurgia. Egli vanta il più lungo percorso di una esistenza votata alla Chirurgia del cuore attraverso studi, ricerca, insegnamento, professione e riconoscimenti. Nato a Caluso (To) conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1948 e, nello stesso anno, con il dott. Pier Federico Angelino, realizzò il primo nucleo di studi e di indagini emodinamiche e contrastografiche, grazie ai quali è stato possibile iniziare con successo la Cardiochirurgia a Torino. Dopo la scomparsa del maestro Dogliotti, il prof. Actis Dato fu riconfermato dirigente  del Reparto Cardiochirurgico con piena autonomia, la cui intensa attività di ricoveri e interventi (oltre 29.000) comprendeva la ricerca e gli approfondimenti scientifici. È infatti grazie alla collaborazione con l’ingegner Salvatore Custodero, direttore della Sorin di Saluggia, che nei primissimi anni ’60 verrà prodotto il primo pacemaker in Europa, il Pulsicor; mentre con l’ingegner Roberto Dosio (1933-1980), dal 1965 iniziò una intensa attività di ricerca e sperimentazione che porterà al brevetto nel 1966 del primo cuore artificiale italiano impiantato nell’uomo da Marko Turina a Zurigo pochi anni dopo.

Ma l’intraprendenza del prof. Actis Dato va ben oltre, in quanto ideatore di una serie di brevetti tra cui la sonda vascolare scambiatrice termica del 1964, ampiamente utilizzata in molti interventi cardiochirurgici di quegli anni; un defribillatore cardiaco a manovella del 1967, una valvola cardiaca con disco magnetico del 1976, il cordis auxilium per il trattamento dello shock cardiogeno del 1975, per citarne alcuni. In questo periodo di lui fu scritto: «Ciò che ha caratterizzato e qualificato l’opera del prof. Actis Dato è stata la sua preparazione medica generale prima, cardiologica poi; quindi cardiochirurgia tecnica unitamente alla sua capacità di organizzativa», ma anche umana, aggiungerei, come si deduce dalle numerose attestazioni di stima e riconoscenza. Il prof. Actis Dato ha inoltre seguito molte altre attività di carattere filantropico (ma questo è un altro capitolo). Dentro a tutto questo c’è una vita. Una vita non breve a cui hanno fatto parte i proff. Angelo Actis Dato, e Parenzan, il dott. Angelino ed i loro colleghi di ieri e di oggi, con il loro sapere, il loro proporsi e soprattutto i loro insegnamenti.

Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

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2 Commenti su Ricordo dei pionieri che hanno aperto la strada ai trapianti

  1. Alessandro Bortoloni // 7 Maggio 2015 a 20:41 //

    Ciao, mi scusato, io no scrivo Italiano molte bene. My father, Igino, was operated on by Dogliotti at nine years old in 1959 and survived until recently when he passed away. I am very interested in Dogliotti and his practice. Especially because my father was operated on in 1959 and the first successful surgery was documented in 1961. if you have any information in regards to this please send me an email. Grazie TANTO!!!!

  2. Giampiero Signora // 12 Marzo 2016 a 19:12 //

    Il prof Carlon si chiamava Carlo Adolfo Carlon non Alberto

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