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RICORDANDO IL NOBEL RITA LEVI-MONTALCINI

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di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

 

 

È trascorso un decennio da quando in Campidoglio, sede del Palazzo Senatorio del Consiglio Comunale, senatore a vita (dal 2001) e Nobel per la Medicina nel 1986 Rita Levi-Montalcini (1909-2012) veniva festeggiata per il suo 100° compleanno. È stata una ricorrenza particolarmente significativa, e forse anche insolita, per un convegno di elevato valore scientifico e culturale, che ha avuto per titolo “The Brain in Health and Disease”. Una due giorni di approfondimenti divisi in tre sessioni: confronto tra tre grandi scienziati, lo statunitense Stanley Cohen (Nobel per la Medicina con Levi-Montalcini), l’israeliano Aaron Ciechanover (Nobel per la Chimica nel 2004), e lo svedese Torsten Wiesel (Nobel per la Medicina nel 1981); nella seconda parte sono state illustrate le principali malattie neurologiche e le prospettive terapeutiche, con gli autorevoli interventi di James Fawcett, Ezio Giacobini, Anders Biorklund e Elena Cattaneo (i primi tre da me intervistati, per l’occasione); la terza sessione è stata dedicata alla attività di Rita Levi-Montalcini che, come sappiamo, autrice della rivoluzionaria scoperta negli anni ’40 della molecola NGF (Nerve Growth Factor), considerata il prototipo di una larga famiglia di proteine (neurotrofine), la cui importanza non solo riguarda la crescita dei neuroni ma anche il mantenimento delle connessioni del cervello allo stato fisiologico.

«I miei 100 anni – precisò in quell’occasione – trovano in questo giorno la risposta alle preoccupazioni, ma anche la certezza di quello in cui ho sempre avuto fiducia, ossia nella ricerca e negli uomini…». Ma come esprimere la mia gratitudine? Si chiese lei stessa. «Tutto quanto è stato detto – affermò con molta umiltà – è superiore ai miei meriti: la mia vita è legata allo sviluppo scientifico e sociale. Quello che lei ha detto (rivolgendosi all’allora ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Stella Gelmini, quando la stessa ha annunciato l’istituzione del programma “Rita Levi-Montalcini” per il reclutamento di giovani ricercatori a tempo determinato, per il quale è stato stanziato un Fondo di Finanziamento Ordinario di 6 milioni di euro) è straordinario perché mai avrei sperato in un “regalo” così prezioso e lontano da quello che potevo immaginare: la possibilità di continuare la ricerca. Noi temevamo che la mancanza di fondi impedisse questa possibilità, e quindi poter far rientrare in Italia i nostri ricercatori dall’estero, proprio come è stata mia fortuna negli anni ’60, ossia il mio rientro in patria».

 

Il vasto arcipelago delle neuroscienze, è emerso nel corso dei lavori, non solo è un terreno di cultori della materia ma anche di quanti a vario titolo intendono approfondire i molteplici aspetti delle innumerevoli patologie, che sempre più affliggono l’umanità, sia dal punto di vista della diagnosi che da quello delle terapie. Un ambito di peculiare interesse, quello della ricerca, peraltro quasi sempre poco remunerato e, ciò nonostante, implica la costante dedizione di sempre più giovani sia in Italia che all’estero, accomunati da nobili obiettivi come la grande passione per l’attività della ricerca clinica e di base, ma anche per contribuire fattivamente a lenire le sofferenze umane. Le neuroscienze, ricordo, possono trovare delle applicazioni negli ambiti più disparati, e sempre più insistente è l’esigenza di trovare da esse delle risposte a numerose malattie: quelle rare, ad esempio, sono circa 6-8 mila. Per tutte queste ragioni, ho ritenuto doveroso ricordare questo avvenimento al quale ero presente ma senza aver potuto avvicinare la prof.ssa Levi-Montalcini; tuttavia mi “consola” il ricordo di averla intervistata a Torino nel 1991 (grazie anche al suggerimento del collega Nicola Ferraro), in seguito pubblicata su una rivista di Neurologia. Un’esperienza professionale e culturale e soprattutto umana legata non solo alla valenza di questa scienziata, ma anche al suo carisma e al suo inconfondibile tocco di signorilità “d’altri tempi”; vero e proprio esempio di vita che ha trasmesso ai giovani in maniera concreta, lavorando duramente e testimoniando una passione per lo studio fino al suo ultimo giorno di vita.

 

Per i cultori della materia e gli estimatori di Rita Levi-Montalcini, rammento alcune sue pubblicazioni scientifico-divulgative. La più nota e ormai storica opera è “Elogio dell’imperfezione” (Ed. Garzanti, 1988, pagg. 237), raccolta delle proprie esperienze di vita e di lavoro: dall’infanzia sino al ritorno in italia nel 1961; “Abbi il coraggio di conoscere” (Ed. Rizzoli, 2004, pagg. 208), un inno all’uomo e un invito a credere nel futuro; “Tempo di revisione”, scritto con la sua assistente Giuseppina Tripodi (Ed. Baldini Castoldi Dalai, 2006, pagg. 161), la cui nota in quarta di copertina fa riferimento alle capacità raziocinanti, unite ai più alti principi morali, alle quali è affidato il risultato della partita in atto, e la posta in gioco è alta: la sopravvivenza o l’estinzione dell’intero genere umano; “Le tue antenate – Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità ai giorni nostri”, anche quest’oprea scritta con Giuseppina Tripodi (Ed. Gallucci, 2008, pagg. 151), è un lungo elenco di protagoniste che hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e il maschilismo per poter studiare ed entrare nei laboratori…; “Rita Levi-Montalcini: aggiungere vita ai giorni” (Ed. Longanesi, 2013, pagg. 129), in collaborazione con più autori per evidenziare l’arte, la scienza e l’impegno in dieci grandi esempi per le generazioni del domani; poichè «l’istruzione – è precisato in fascetta di copertina – rende gli individui liberi di compiere le proprie scelte».

Nella foto in alto la platea in Campidoglio

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