Resoconto dei Campionati italiani trapiantati e dializzati a Castelletto di Leno

Ermanno Manenti stacca tutti alla partenza e si fa rivedere all’arrivo

Se il tennis non è “l’arte del cazzeggio” come dice un famoso giornalista italiano, il ciclismo lo è ancora meno, e di questo se ne è avuto riprova domenica 9 giugno a Castelletto di Leno, una bella cittadella del bresciano che il buon Dio quando l’ha disegnata stava sicuramente pensando ai campionati di biliardo, tanto è piatta senza neanche un cavalcavia per fare una cambiata.

4° edizione dei Campionati italiani dei trapiantati e dializzati, detta così sembra si parli di gente che a mala pena sappia salire su una bici, invece, quando vedi questi atleti all’opera nelle loro bici da corsa tirate a lucido o quando guardi la velocità e la media oraria, ti rendi conto che hai a che fare con dei ciclisti veri, con atleti che – pur avendo ricominciato a vivere dopo il trapianto di un organo o pur essendo in dialisi in attesa del grande Dono – sono dei normalissimi cicloamatori che gareggiano normalmente con i normodotati. E, di sicuro, nessuno li distingue per la loro particolarità.

Il ciclismo dei trapiantati non è diverso da quello che fanno i non trapiantati, anche qui ci sono quelli molto bravi, quelli bravini e quelli che arrivano sempre dopo; sono divisi per fasce di età che saltano di dieci anni in dieci anni e, anche tra di loro, ci sono i velocisti – quelli forti in volata, dei veri e propri specialisti degli ultimi duecento metri – e quelli che vanno forte in salita, ma sono pochi.

In una gara di 20 km che si corre su un biliardo era d’obbligo aspettarsi che un velocista si aggiudicasse il titolo assoluto e già si faceva il nome del sardo Walter Uccheddu, campione italiano ed europeo del 2012, del romagnolo Iosé Bastia e del lombardo Ermanno Manenti, già campione del mondo in Australia ai giochi del W.T.G.

Sembrava fosse la solita gara dei passisti che tiravano per tanti giri, per poi arrivare al rush finale con un velocista che piazzava la ruota 20 cm prima di un altro.

E, invece, c’è stata la sorpresa, proprio da chi meno te la potevi aspettare, infatti il corridore locale Ermanno Manenti, che di sicuro si è allenato per giorni nel percorso di gara con Ivano Saletti (assente per un problema fisico),  al momento del via è scattato come una gazzella inseguita da un cacciatore  e ha dato subito alla partenza cento metri agli inseguitori, che sicuramente lo hanno lasciato andare pensando di riprenderlo in seguito.

Alla fine del primo giro di 2 km di lunghezza, Manenti aveva già 30 secondi sul gruppo ancora al completo; al passaggio al secondo giro il corridore di Salò aveva 50 secondi di vantaggio sul duo Bastia-Uccheddu, che si era lasciato alle spalle, a 30 secondi, l’intero gruppo. Quest’ultimo tardava ad inseguire, con uno Stefano Caredda fuori condizione e  un Michael Prenner ormai condizionato dall’età anagrafica.

La tattica di Manenti ha sorpreso tutti, anche gli spettatori: una tattica spregiudicata che poteva fargli perdere questo titolo italiano – al quale teneva tantissimo per dimostrare di essere il più forte tra i corridori trapiantati in Italia – e che presupponeva una grande condizione fisica, un grande allenamento ed un passo di gara costante senza cedimenti fino alla fine.
E così è stato, Manenti non è affatto crollato, ha corso con una regolarità spaventosa, quasi da perfetto cronoman, ed alla fine ha tagliato il traguardo da solo a braccia alzate, con quasi un minuto di vantaggio su Walter Uccheddu,  che ha battuto di una incollatura in  una combattutissima volata Iosè Bastia, ripetendo la volata degli europei di Zagabria del 2012.

Dopo due minuti sono giunti altri quattro inseguitori  e via via tutti gli altri.

Un’ottima 4° edizione dei Campionati italiani A.N.T.O. organizzati localmente da Ivano Saletti, con il supporto tecnico dell’ACSI, di alcuni motociclisti che seguono il Giro d’Italia con radio corsa  e dei volontari locali, che hanno garantito il regolare svolgimento della manifestazione.

Alla fine, grandiosa premiazione con l’assegnazione delle maglie di campione italiano Anto per ogni categoria e poi ancora tante coppe offerte dalla autorità locali e dalle aziende. E pure  tanti pacchi di generi alimentari offerti dai market locali, che in tempo di crisi sono sempre benvenuti.

Prima della partenza  il parroco di Castelletto di Leno aveva ricordato la figura del giovane cicloamatore Ernesto Russo, deceduto qualche anno fa nella Rianimazione dell’ospedale di Brescia: i suoi genitori ne hanno donato gli organi, che sono stati trapiantati su cinque persone diverse.

Il Presidente dell’associazione sarda  Prometeo AITF Onlus,  Pino Argiolas, ha consegnato al papà di Ernesto, presente alla partenza della gara,  una litografia dal titolo “Il Dono”,opera dei pittori cagliaritani Fabrizio Antonio Ibba e  Annamaria Pisano.

Una bella giornata di sport e di solidarietà conclusa tutti insieme in pizzeria a parlare di volate sempre più veloci, di scalate su montagne sempre più alte, a sognare tante vittorie e a tenersi stretta una cosa importantissima per tutti: la Vita ritrovata con un trapianto.

 

Giuseppe Argiolas

Presidente Prometeo Aitf onlus

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