
Il caso simbolo: Palazzina Laf, acronimo di Laminati a freddo (ILVA, Taranto)

di Francesca Lippi
Il film di Michele Riondino “Palazzina Laf, che ho visto recentemente, si basa su un fatto reale: nel 1997 all’ILVA di Taranto venne creato un reparto confino dove furono isolati 79 lavoratori che avevano rifiutato la innovazione del contratto. Fu il primo caso italiano riconosciuto come mobbing organizzato. Vedere il film di Riondino obbliga a riflettere e a capire che quanto mostra non è un caso isolato, ma un metodo, portato avanti dalle aziende.
I reparti confino NON sono un caso isolato
Le fonti giornalistiche e sindacali mostrano che il fenomeno è diffuso, anche se sommerso.
FIAT / FCA / Stellantis
- A Pomigliano e Nola, per anni, centinaia di operai sono stati spostati in reparti senza mansioni.
- Un documento sindacale parla di 316 lavoratori confinati a Pomigliano, in una vertenza durata 15 anni.
- Testimonianze operaie descrivono capannoni vuoti con decine o centinaia di lavoratori “parcheggiati” senza compiti.
Altre grandi fabbriche
Non esiste un numero ufficiale, ma diverse inchieste parlano di:
- capannoni vuoti
- postazioni punitive
- mansioni fittizie
- isolamento organizzato
Il fenomeno è documentato in:
- aziende metalmeccaniche
- logistica
- grandi industrie del Nord
- ex partecipate pubbliche
Fonti sindacali parlano di un “vecchio vizio vessatorio” ancora presente in molte realtà industriali italiane.
Perché non esiste un censimento ufficiale?
Tre motivi:
Le aziende non li chiamano “reparti confino”
Li mascherano come:
- “riorganizzazione interna”
- “riassegnazione temporanea”
- “area di supporto”
- “unità di transizione”
I lavoratori hanno paura di denunciare
Il caso ILVA esplose solo grazie alla lettera pubblica di una psichiatra.
La legge non prevede una definizione giuridica
Esiste il mobbing, ma non il “reparto confino” come categoria normativa.
«Qui dentro ci siamo consumati»
Testimonianza di G., ex operaio reparto Laf
«La Palazzina Laf non era solo un ufficio. Era il centro del comando. Lì si decideva chi restava e chi usciva. Ci chiamavano uno per uno, ci facevano sedere, ci guardavano negli occhi. E poi ci dicevano: “Lei è fuori produzione”.
Io ho fatto 32 anni di fabbrica. Ho visto colleghi piangere, altri sparire, altri ammalarsi.
Nessuno ha mai raccontato cosa succedeva lì dentro. Ma noi lo sappiamo. Ci siamo consumati in silenzio. E ora quella palazzina è vuota. Ma il suo peso resta.»
Stima realistica del fenomeno
Basandomi sulle fonti disponibili:
- ILVA Taranto: 79 lavoratori confinati
- FIAT / FCA / Stellantis (Pomigliano, Nola): almeno 316 lavoratori coinvolti in reparti confino negli anni
- Altre fabbriche metalmeccaniche: casi documentati ma non quantificati, con testimonianze di reparti da 50–150 persone senza mansioni
Stima minima verificabile: circa 400–500 lavoratori coinvolti negli ultimi decenni.
La cifra reale potrebbe essere molto più alta, perché la maggior parte dei casi non arriva alla stampa.
Perché oggi se ne parla di nuovo?
Il film Palazzina Laf ha riaperto il dibattito, ricordando che:
- il confino lavorativo è una forma di violenza organizzativa
- può portare a depressione, isolamento, perfino suicidi (documentati in vari casi industriali)
- è ancora possibile, soprattutto in aziende con forte gerarchia e scarsa trasparenza
I reparti confino non sono un ricordo degli anni ’90. Sono un fenomeno sommerso, difficile da quantificare, ma che emerge ogni volta che un’azienda usa l’isolamento come strumento disciplinare.




