RELAZIONI UMANE ATTENUATE…

Ogni epoca ha le sue testimonianze come quelle di Albert Schweitzer e Albert Einstein. Due fulgidi esempi che hanno fatto storia, come pochi altri, ma che purtroppo l’umanità non ha voluto o saputo ereditarne sapienza e saggezza

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Può sembrare paradossale, se non addirittura assurdo, che in una situazione come quella attuale le relazioni umane si siano “affievolite” e, in alcuni casi, addirittura annullate. È pur vero che c’è anche molta comprensione per quanti hanno avuto l’esperienza del Covid, trovando solidarietà e sostegni vari, ma è altrettanto vero che la pandemia ha decretato “alterazioni” anche nei rapporti di parentela. In questo periodo, ad esempio, si è invocato il poter abbracciare un proprio caro, mentre in altri casi lo si è rifiutato per i più svariati motivi. Quindi, relazioni umane sempre più sotto la lente, il cui ingrandimento ci fa vedere la nostra pochezza che sovrasta non poco tutto ciò che fa eccezione. Ecco che i drammi umani si sommano e si intensificano e, la sofferenza sia fisica che psicologica, oltre ai diversi episodi di disonestà, hanno bandito il concetto di dignità. Prendiamo ad esempio coloro che hanno sfruttato questa situazione facendo la cresta su determinati prodotti sanitari, penalizzando il sistema sanitario ed economico-finanziario a discapito della nazione e degli aventi diritto a quei prodotti. Un cinismo che mette in risalto uno dei lati peggiori dell’umanità, ed a nulla sono servite le esperienze del passato come le guerre e le carestie, ed anche le diverse epidemie, per concepire il fatto che siamo tutti della stessa specie. Sto scrivendo delle cose scontate? Certo, ma con questo intendo rammentare che è utopia pensare ad una umanità benevolmente coesa e solidale, soprattutto nei drammi che mettono a repentaglio sia la salute che la vita di ognuno. Molti non credono alla Genesi, ovvero alla progenie di Adamo ed Eva e al primo esempio di odio di Caino verso Abele e, anche se fosse una metafora, sta di fatto che non si può negare una origine umana e relative discendenze, perché è questo il destino che ci tocca: nascere, gioire e soffrire allo stesso tempo, e morire, chi in un modo e chi in un altro, chi prima e chi dopo. Atei e agnostici avrebbero certamente da ridire,  ma a mio avviso i termini e gli esiti della nostra esistenza non cambiano: non sono mutati nel passato e non muteranno nel futuro! Dunque, le domande sono: è lecito e, per certi versi doveroso, non relazionarsi e odiarsi? E a che pro? Non credo che illustri studiosi del pensiero umano e teologi possano darci un qualche conforto, ma è stato dimostrato più volte che Fede ed amor proprio siano gli unici appoggi su cui contare e, questo, per cercare di superare (ed accettare) al meglio le avversità della vita. Ma dico di più. Anche buone letture (che non siano amene o troppo frivole) sono utili riferimenti per autosostenerci nei momenti di sconforto e di delusione (un buon libro è un amico che non tradisce mai), come pure un dialogo costruttivo anche se, per la verità, oggi il più delle volte è attuato in modo molto “impersonale” se non addirittura astratto nella forma attraverso l’uso della tecnologia e della non ratio comportamentale. In molti casi, si va intensificando la cosiddetta guerra fra poveri, ossia dei veri e propri contrasti fra etnie e fasce sociali “diverse” ugualmente svantaggiate, il cui medesimo fine è quel concetto che si chiama uguaglianza… Quindi, tanto una pandemia quanto un conflitto mondiale avvicinano e allontanano i popoli e, a questo riguardo, mi sovviene una riflessione di Albert Einstein (1879-1955) con la quale nel 1946 si è rivolto all’amico psichiatra Otto Juliusburger (1867-1952): «Credo che il terrificante deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi fondamentalmente dalla meccanizzazione della nostra esistenza, un disastroso sottoprodotto dello sviluppo della mentalità scientifica e tecnica. “Nostra culpa”! Non vedo alcun modo per eliminare questa pericolosa carenza. L’uomo si raffredda più rapidamente del pianeta in cui vive».

Considerazioni inerenti quell’epoca ma che, a mio avviso, trovano riscontro anche oggi; del resto l’umanità è progredita e regredita nello stesso tempo: oggi, come ieri, gli uomini inseguono il mito del superuomo e, in verità, gli esseri umani sono diventati non-uomini. In merito a queste considerazioni credo che sia significativo quanto affermava Albert Schweitzer (1875-1965) nel suo discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel per la Pace a Oslo, nel 1954: «… il superuomo soffre di un infausto difetto spirituale: non riesce a impiegare una razionalità superumana, corrispondemte al potere superumano che possiede…». Certo è una constatazione relativa all’epoca in cui viveva, ma tale comportamento  non è mai mutato nel tempo, nonostante superati i due conflitti… e le più diverse esperienze negative dell’era moderna come, ad esempio, la travolgente pandemia. Un momento, anche questo, che mette a dura prova non solo le debolezze dell’essere umano, ma anche il modo irrazionale di concepire la vita e quindi i rapporti con i suoi simili. Evidentemente non basta soffrire, ma è comunque necessario  concepire la sofferenza di altri anche se, in molti casi, le relazioni tra amici e familiari sono un “optional” prodotto dalla psiche ed è ciò che non riusciremo mai a comprendere. Per i più scettici e “distanti” dalle “normali” relazioni umane, consiglio la lettura Pace e pericolo atomico – Le lettere tra Albert Schweitzer e Albert Einstein, di A. Guglielmi Manzoni (Ed. Claudiana, 2011; pagg. 93); raro esempio di un’amicizia effimera ma tanto intensa quanto di estremo valore esistenziale.

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