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Rapivano i figli dei divorziati. I bambini valevano 10 mila euro

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Avevano costituito una associazione per delinquere a carattere transnazionale, finalizzata a rapire per soldi i figli dei divorziati. Arrestati Olivier Karrer, francese a capo del Ceed (Conseil européen des enfants du divorce) e altre tre persone.

Le ordinanze, disposte dal gip Luigi Varanelli ed eseguite con mandato d’arresto per alcuni di loro già il 16 maggio scorso, è partita dal processo a carico di Marinella Colombo, la donna condannata lo scorso aprile a un anno e 4 mesi di reclusione e alla sospensione della potestà genitoriale per sottrazione internazionale di minori, sequestro di persona e maltrattamenti psicologici dopo essere scappata per due volte con i figli avuti da un tedesco da cui si è separata nel 2006.

In manette ora sono finiti oltre al francese, ritenuto il promotore dell’associazione criminale, anche i tedeschi Bjorn Schallmey e Silvia Kalina, nonché l’americana Kimberly Hines. Sono accusati a vario titolo di anche di sottrazione di minori, sequestro di persona e maltrattamenti e di aver rapito non solo i due figli di Marinella Colombo avuti da Jörg Tobias Ritter, ma anche altri due bambini, uno della stessa Kalina, il secondo figlio di una donna polacca che ne è accusata in concorso. La notizia è stata diffusa all’esito delle estradizioni. Un quinto indagato è latitante. Un bambino valeva 10mila euro.

L’associazione metteva a disposizione dei genitori che volevano rapire i figli affidati all’altro coniuge, barche, documenti falsi, sistemi di comunicazione non rintracciabili, e anche “matrimoni“. Ossia la possibilità di far sposare il “protetto”, dopo la fuga con i bambini, con un’altra persona in un altro Stato, come copertura. Lo si evince dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luigi Varanelli. Nel caso del rapimento dei figli della Colombo, su mandato della stessa donna, Kimberly Hines, cittadina americana e una dei quattro arrestati, avrebbe procurato alla donna milanese “la disponibilità di un’imbarcazione idonea alla traversata del Tirreno, al fine di consentire la fuga in Francia” o in un altro Paese. Il piano venne sventato grazie alle indagini della squadra mobile con intercettazioni telefoniche e ambientali. Alla Colombo, inoltre, scrive il gip, era stato suggerito “una volta giunta in Libano”, Paese che doveva essere la meta finale della fuga, “di sposare” un cittadino libanese, conosciuto ai partecipanti all’associazione, “al fine di acquisire la cittadinanza.  Su un’altra decina di episodi che coinvolgono diversi Paesi europei, invece, stanno indagando gli inquirenti. (Fonte: Affari)

Nella foto: Marina Colombo

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