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RaccontOnWeb: “Questione di POV”

RaccontOnWeb: “Questione di POV”

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Qualcuno di voi avrà già capito che POV sta per “point of view”, punto di vista, ma probabilmente gli resterà comunque da capire come i punti di vista entreranno in questo appuntamento settimanale della nostra rubrica di racconti.

logo di anobiiEbbene, oggi vogliamo dare spazio a un bell’esperimento letterario nato nel gruppo Il salotto di Madame Charpentier su aNobii, il “social dei libri”, su iniziativa dell’utente Atticus. Per spiegarvi come funziona questo stimolante gioco creativo usiamo proprio le sue parole:
“Stessa trama, diversi punti di vista. Basta stabilire la location e i personaggi. Poi si parte con le diverse prospettive dell’evento. Alcune regole di base:
1) Chi propone il POV indica location, personaggi e inizia con il primo post.
2) In ogni post si dichiara a quale personaggio appartiene il POV.
3) In un ipotetico trittico di personaggi A, B e C, se Tizio sceglie A poi non potrà postare il POV di B o C.”

Il racconto a sei mani che vi proponiamo oggi è il primo risultato di questo esperimento. Trama e personaggi sono stati proposti da Atticus: la location è il circo, mentre i personaggi (con relativi autori) sono il lanciatore di coltelli (Atticus), la sua assistente (Luccio) e il coltello (Skimble).

Buona lettura!

 

 

Il lanciatore di coltelli
Il dolore alla spalla si presentò puntuale quando alzò il braccio per salutare il pubblico. Era da una settimana che ne era tormentato e né i massaggi né le medicine avevano portato alcun giovamento. Anzi lo avevano reso estremamente nervoso per la loro inefficacia e per le continue fitte che riceveva ad ogni movimento del braccio. Osservò Veruska che dopo un profondo inchino si sistemò con le spalle appoggiate alla pedana di legno nella classica posa che prevedeva l’esercizio. Come sempre, in quel particolare momento, nel vederla così indifesa, fiduciosa, in suo completo potere avvertiva un fremito dentro. Certo che quell’essere così pesantemente truccata snaturava i suoi lineamenti; in realtà il tempo sembrava essersi fermato per lei, restava ancora la splendida ragazza di cui si era innamorato dieci anni fa. Si avvicinò all’astuccio dei coltelli.

 

L’assistente Veruska
Ecco: lui adesso apre scatola di coltelli, e nostro numero inizia. Cinque-sei minuti, musica, applausi (più o meno, dipende da sera e da pubblico). Poi altra lunga giornata, sempre uguale. Chissà se stasera sarà bravo come sempre? da qualche tempo dice che spalla fa male. In pomeriggio sembrava un po’ incerto e dolorante… Così pensava Veruska mentre, dopo il saluto al pubblico, si sistemava con le spalle alla tavola. Il fatto è che il suo non era un nome d’arte, ma proprio il diminutivo del suo autentico nome, Vera Michailovna Golubinova, scappata in Occidente nei primi tempi della perestroika, con tanto di diploma di scuola superiore, nella speranza di chissà quale sistemazione lavorativa prestigiosa. Invece no, e tante grazie se aveva incontrato Gilberto (“Gil, il mago dei coltelli” nelle locandine), adattandosi a quella vita randagia e di splendore un po’ fasullo e straccione: i sei – dieci minuti al massimo di ribalta, sotto le luci che valorizzavano colori e taglio del suo costume, e il suo fisico di rara perfezione, un po’ involgarito dal trucco pesante imposto dal direttore di scena. Se non fosse avvenuto quell’incontro, avrebbe fatto molta fatica a sottrarsi all’alternativa secca o di finire nel giro della prostituzione oppure di trascinarsi dall’assistenza di un anziano all’altro (cure alla persona di ogni genere, nessun orario, qualche maltrattamento nei casi di demenza più violenta e imprevedibile, e non sempre una posizione regolare, con tutti i problemi connessi al permesso di soggiorno). Invece, almeno nei primi tempi, l’incontro con il lanciatore di coltelli aveva avuto qualcosa di magico, di fiabesco. Le cose da qualche tempo però non andavano più come all’inizio. E comunque dell’italiano aveva imparato molto, ma non ancora l’uso degli articoli, determinativi e indeterminativi.

 

Coltello
Ancora questa vibrazione… ma l’importante è volare dritto e sentire l’aria fischiare ai miei lati, come ogni sera!
Ecco! Swiiiiiishhhhhhhh!
Toh, stasera atterraggio morbido!

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3 Commenti su RaccontOnWeb: “Questione di POV”

  1. In particolare, l’ultimo paragrafo di tre righe, con relativo titolo, si regge da solo e potrebbe essere un micro fantastico.
    Full

  2. Bei racconti e bella idea…sebbene su Anobii non sono il mio forte i gruppi,o i gruppi non sono il forte di Anobii…questa mi sembra una cosa che può coinvolgere senza le frequenti situazioni elitarie che si creano…non tanto per il sito, è che ho capito che molti sono fatti così, arricchendo il loro giardino “per poi finire in circoli serali” come diceva Lucio Dalla in “quale allegria”. Mi fermo alla prima frase, poi il resto lo dice lui ;)) il paese che mi chiedevi è Perfugas,nei pressi di Tempio Pausania, dal nord fino al sud in una volta…fino alle tue parti.Ciao…

  3. Marcella Onnis // 2 Ottobre 2016 a 16:43 //

    @Full detto da te Maestro! Riferirò all’autrice (Skimble) che penso avrà di che sentirsi lusingata.

    @Luca concordo: Atticus ha avuto una gran bella idea. E sì, i gruppi, non solo su aNobii, hanno spesso derive sgradevoli. Per fortuna, esistono le eccezioni.
    P.S. Mai stata a Perfugas, ma ho tempo per colmare anche questa lacuna!

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