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Quattro domande a Antonella Perosino

Sociologa e counselor, ricercatrice e consulente presso Enti pubblici e in ambito accademico. É socia fondatrice dell’Associazione DNART, arte e scienza al servizio della società: informando e formando.

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di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Antonella PerosinoDr.ssa Perosino, Arte e Psicologia, in questo contesto, ossia per un “teatro libero”,  è un binomio di sostegno per meglio imporsi, al di là della professione artistica, o più semplicemente una duplice espressione letteraria e culturale?

“Il progetto della conferenza-spettacolo è applicato ad una dimensione sociale e culturale in quanto la nostra Associazione è nata anche con questo intento, ossia avere strumenti mutuati dall’Arte e dall’espressività sino a consolidare una vera e propria dimensione progettuale con finalità di impatto sociale”

Ma vi sono anche altre ragioni?

“Anche la ricerca finalizzata a determinate tipologie di utenza comprendendo il punto di vista psicologico, ma in questo caso servono altri strumenti, e l’associazione lavora anche su questa dimensione attraverso gli strumenti del counseling in particolare, e in collaborazione con gli psicologi e psicoterapeuti per quanto di loro competenza”

Questa iniziativa artistico-teatrale quale ricaduta potrà avere nella società?

“Si può partire dall’esigenza di parlare di un tema di conciliazione fra tempi di vita  e tempi di lavoro, e questo argomento (“ciclo riproduttivo”) fa parte dei tempi di vita e parlarne da questa prospettiva ci consente di interrogarci, ad esempio, sui ritmi della nostra esistenza all’interno della nostra società. Oggi, del resto, la questione di genere, come ci ricordano le Organizzazioni sovranazionali, dalle Dichiarazioni sui diritti delle Nazioni Unite alle Istituzioni europee, non si pone più tanto, o solo, nei consueti termini di tutela delle diversità, quanto in termini di gestione e valorizzazione delle stesse; e ciò, per incidere positivamente non solo sullo stato dei diritti sostanziali, bensì anche sul piano della crescita economica, sociale e culturale del Paese. Altro elemento riguarda l’aspetto formativo cui vorremmo dare seguito a fronte della conferenza-spettacolo. Il tema infatti è ricco di spunti e a carattere fortemente interdisciplinare. Perciò vorremmo veicolare le stesse informazioni presso le scuole superiori e l’università attraverso “lezioni-spettacolo” seguite da un ciclo di incontri in forma laboratoriale che inviti i ragazzi a confrontarsi sul tema e a costruire il loro personale punto di vista. Quindi, informare per informare in modo condiviso e partecipato”

Dal punto di vista sociologico, al di là di ogni cultura, la donna di oggi com’é vista dall’uomo che quasi mai si avvede della cosiddetta sfera biologica femminile?

“Contrariamente a ciò che dicevo prima circa l’importanza della tutela e valorizzazione delle diversità, oggi, mi pare, si assista più che altro a un “appiattimento” delle qualità e delle caratteristiche in cui possiamo articolare la ricchezza del “maschile” e del “femminile” su un unicum: un soggetto indifferenziato sempre attivo, “connesso”, performante, operativo, tutto proiettato all’esterno di sé, costantemente informato, ma poco attrezzato alla conoscenza del proprio mondo interiore, così come di quello fisico investito da modificazioni biologiche, chimiche, ormonali appunto. C’é tutto un mondo di significati in noi che rischiamo di non vedere, dimenticare o bypassare, rischiando così di perdere l’occasione di dotarci, prima di tutto in noi stessi, di una seppur minima cassetta degli attrezzi utile a comprendere con maggiore autonomia e senso critico chi siamo in relazione all’ambiente di vita che ci circonda e agli input che ci invia. Anche per questo ci pare importante e stimolante lavorare con i ragazzi con un tema che li riguarda tutti, in una fase delicata della loro vita, in un’ottica di sostegno all’autonomia, consapevolezza e crescita responsabile”

 

Foto di Ernesto Bodini

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