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Quantestorie: “Carillon di parole” (audioracconto)

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Oggi Gaetano Marino ci presenta un nuovo autore:
Andrea Melis Sabot.

Un testo agrodolce come si confà alla malinconia evocata dal suono di un carillon.
E ad accompagnare questa poetica prosa, interpretata da Marino, le eleganti note di Chopin:

 

 

 

 

Scritta una notte d’inverno con la pancia troppo piena per dormire e con Chopin in testa.

 

Nessuno trattiene il respiro come la fiamma delle candele.

Nessuno ama come la lingua di mare che lecca la riva salata dopo il suo stesso naufragio.

Nessuno ama come la piuma, che si è inventata il più lento dei precipizi pur di accarezzare l’aria.

Sulle altalene dove i bambini attendono il proprio turno per nascere, nessuno ha mai visto il cielo azzurro lasciarsi andare stanco e malato su un letto di nuvole e lampi.

Uomini e cani temono gli occhi dei gatti quando stanno immobili ma è normale: anche dio ha paura dei dubbi.

I confini del corpo di una donna nel buio coincidono con la voglia di amarla, e i sogni sono tutto ciò che succede fuori da te quando hai gli occhi chiusi.

Il sorriso nella vita è come il cuscino per l’insonne, e le collane di giorni arricchiscono più delle perle, ma invecchiano il viso di chi le indossa.

Le lacrime degli uomini sono sempre apostrofi: piangono solo quando hanno perso qualcosa.

Tra le Illusioni di immortalità l’alfabeto resta quella più a buon mercato.

Le sette note lo sanno, e sfottono il canto impreciso e stonato delle parole.

Dio ti ringrazio di aver messo tra le mani di Chopin la tastiera di un pianoforte e non una macchina da scrivere. Che per quanto ti puoi dar da fare milioni di metafore non dicono nulla in più di chi fischietta sotto la doccia.

La vera grandezza delle cose sta nel loro finale.

E niente è più elegante e dignitoso della musica che da capolavoro torna silenzio.

 

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