Le reali ragioni del perché il burocrate preferisce non ricevere di persona il pubblico… una ingiustificabile carenza di trasparenza.
di Ernesto Bodini (giornalista e divulgatore di tematiche sociali)
È inutile prenderci in giro: il rapporto tra Istituzioni e pubblico va sempre più vanificandosi. Con l’avvento dei moderni mezzi di comunicazione e dei vari social, il cittadino che ha necessità di colloquiare con un funzionario o un dirigente della P.A. per meglio approfondire (e comprendere) un personale problema, deve mettersi il cuore in pace: a parte rarissime eccezioni, per lo più dettate dalla disponibilità soggettiva, il pubblico amministratore tende a non ricevere il cittadino nel suo ufficio. In “alternativa” il cosiddetto utente può telefonare, o scrivere una e-mail (o PEC) o fax per esporre il proprio problema o richiesta. Il testo inviato generalmente viene “filtrato” dalla Segreteria del suddetto burocrate, che gli verrà trasmesso e se questo ritiene che ci siano “tutti” i presupposti giustificativi di quanto richiesto, allora gli risponderà personalmente o attraverso la Segreteria (in sub ordine l’Urp). Questa non trasparenza diretta da parte della P.A. verso il cittadino lascia ad intendere una serie di ragioni, che vado a sintetizzare. Anzitutto è molto più comodo e sbrigativo dare corso ad una missiva, anche se in realtà spesso la corrispondenza olografa lascia molto a desiderare in fatto di tempistica per la risposta; poi il destinatario burocrate ha tutto il tempo per esaminare il testo ricevuto e valutare se e come rispondere al mittente; si aggiunga anche il fatto che molti cittadini non sanno che, ad una precisa richiesta di riscontro, hanno diritto ad avere una risposta scritta (specie se specificato) entro e non oltre 30 giorni, in assenza della quale il cittadino-utente può procedere contro la P.A. con un esposto/querela per “omissione in atti di ufficio” (art. 328 del Codice Penale”); e a tal riguardo rammento che la querela la si può presentare alle Forze dell’Ordine (generalmente Carabinieri) senza alcun costo. Infine, e qui sta il “vezzo” che si va sempre più perpetuando, il burocrate tende a non ricevere di persona il cittadino per “evitare” eventuali situazioni di “imbarazzo” qualora non fosse in grado di dare le dovute spiegazioni al richiedente e, come se non bastasse, a volte per venir meno nel dare determinate e doverose giustificazioni… Da precisare inoltre che per il riscontro scritto, per quanto possa impegnare maggiormente dal punto di vista legale, il burocrate destinatario ha tutto il tempo per valutare concetti e modalità di risposta e, assicuro, che il più delle volte riesce a convincere la massa… ma non il sottoscritto che non è altrettanto esente da tale rifiuto. Ma vi è ancora un altro ostacolo, e consiste nel fatto che nel dare una risposta al richiedente implica affermazioni di una certa responsabilità, che il destinatario burocrate a volte gira (e “scarica”) la missiva ad uno o più colleghi… lavandosene le mani!

Ecco dunque, in sintesi, gli effetti della non collaborazione diretta tra P.A. e cittadino, al quale si chiede di “sforzarsi” di comprendere e di attenersi a questo che io definisco malcostume… per non dire altro! Tale metodo comportamentale, ormai in voga da diversi anni un po’ in tutta Italia e in tutte le P.A. (rarissime le eccezioni), non fa che rafforzare il concetto di burocrazia poiché il distanziamento nei confronti dell’utente, è garanzia di minori responsabilità da parte di chi rappresenta la P.A. E ora che è stato abolito l’art. 323 del Codice Penale, ovvero il cosiddetto reato di “abuso d’ufficio”, non è escluso che il burocrate “irresponsabile” a maggior ragione non intenda ricevere il cittadino, in ragione del fatto che la sua autorità acquista “maggior valore” e di autotutela, proprio con l’abrogazione del suddetto reato penale. Sarebbe ideale, ma è un sogno, poter imitare l’Estonia, uno dei rarissimi Paesi al mondo dove la burocrazia è pressoché inesistente, e l’onestà e la trasparenza vanno di pari passo con la normale e trasparente conduzione di quel popolo. Dicevo, un sogno, perché per vederne la realizzazione bisognerebbe che la popolazione non superasse i 4 milioni di abitanti, tanti sono in Estonia, di cui circa 500 risultano essere residenti i nostri connazionali che, per loro fortuna, hanno dimenticato quanto di peggio dobbiamo sopportare tutti noi… per effetto della burocrazia e quant’altro!