Prova d’esame
L’altra notte ho fatto un giro dentro me stesso. L’ho fatto non potendo guardare dentro gli altri e, sinceramente, ne sentivo il bisogno. Ne avevo bisogno.
Mi sono subito soffermato a guardare l’interno della mia bocca da dove, spesso, escono frasi nutrite con cattiverie e falsità, e urla strazianti di silenzio. La zittisco spesso ma non oso contraddire i suoi lamenti.
Sono sceso poi nel fegato, dove mi aspettavano azioni non ancora digerite e bocconi di vento, freddo come il ghiaccio.
Da lì ho salutato il cuore, ma non ho avuto il coraggio di fermarmi con lui a parlare. L’ho sentito scandire un ritmo lento e, lentamente, ho battuto in ritirata dirigendomi verso lo stomaco che chiedeva altro cibo, altro supporto. Parlava di fame nel mondo, e leniva la sua solidale coscienza con la pancia piena.
In un soffio son passato tra i polmoni che sbuffando mi hanno evitato, lasciandomi senza fiato.
Amareggiato, ho percorso l’intestino che mi ha cullato nei marasmi fetidi degli scarti della vita, menzionata sempre con lo stesso ribrezzo e disincanto. Come un vagabondo. Un vecchio ormai stanco.
Sudicio e puzzolente sono schizzato fuori di me come i bisogni corporali espulsi dal mio stesso corpo.
Avrei voluto citofonare al mio cervello, ma non mi avrebbe aperto. L’ho smarrito da tempo tra le mille circostanze della vita, nel destino avverso e nei pensieri utopistici e retorici. Confuso dai discorsi confusi, ma così dannatamente duri. Attuali.
Solo allora mi sono accorto di essermi addormentato. Gli occhi chiusi, serrati, per non dover guardare ciò che succede tutt’attorno si sono poi spalancati, attoniti, quasi scioccati. E ho sentito un leggero, umido prurito, che scendeva lungo la guancia e baciava il mio cuscino… e poco dopo, inesorabilmente, mi sono riaddormentato… per ritornarmi dentro e pulire, almeno in sogno, questo male inconfessato…
Gianluigi Giussani
Di questo autore abbiamo già pubblicato i racconti “Max”, “Onde” e “Riflessioni”




