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Professore suicida, rabbia e mobilitazione per il “Suicidio di Stato”

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Si chiamava Carmine Cerbera ed era un professore di storia dell’arte di Napoli che a 48 anni, come tanti altri docenti, troppi, era precario. Venerdì Carmine ha preso il taglierino che usava per tagliare le tele sulle quali dipingeva, e l’ha fatta finita. Era stanco, distrutto da anni di precariato. Non ha lasciato biglietti che spieghino il suo tragico gesto. Quest’anno ilprofessore, che era padre di due figlie, non aveva ottenuto la cattedra. E pensare che non era restato con le mani in mano e si era specializzato ulteriormente ottennedo una nuova laurea, il 22 ottobre . Su facebook aveva scritto:«Oggi dovrei essere gioioso ma sono triste perché il ministro Profumo ci sta distruggendo il futuro.  Siamo precari a vita ammettendo di essere fortunati».Il web  ha mostrato la sua solidarietà nel giorno del funerale con tanti messaggi, mentre centinaia di persone hanno affollato la chiesa di Grumo Nevano con grande commozione. «La sua morte ci rattrista e ci fa interrogare», ha detto nell’omelia il parroco, Alfonso D’Errico. Intanto, davanti al ministero a Roma, i precari hanno attuato un il sitin con tanti cartelli: “Ci avete tolto tutto, non ci toglierete la dignità” e “Ciao Carmine, continueremo la lotta anche per te”. «Siamo tutti davanti al Miur con un fiore, per ricordare Carmine Cerbera», ha detto il collega precario Massimo Gargiulo.

Rapidamente dal Miur è arrivata una risposta di disponibilità: “C’è grande attenzione e rispetto per le vicende di sofferenza da parte del Miur”  fanno sapere dalla dirigenza del ministero  dove gli aspetti umani sono considerati primari nella scuola, essendo fatta di persone. Il mondo dell’istruzione esprime in questo momento un forte disagio, una protesta che nasce da anni di tagli; mostra una forte sofferenza  sottolinea la nota diffusa dalle agenzie di stampa  che il ministro conosce bene e rispetta».

Tra i commenti sul web quello  più toccante è  del nipote di Cerbera: «In nome della famiglia vi chiedo di non abbandonarci, mio zio dev’essere la scintilla che fa cessare questo scempio, perché nessuno me lo ridarà indietro». (F.L.)

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