Il primo permesso premio dopo 24 anni da uomo ombra – 6^ parte

squarci luminosi su sfondo scuro

Riceviamo e pubblichiamo

(segue)

Per molti anni, forse troppi, ho escluso che il mondo esisteva e adesso sto facendo fatica a pensare che il mondo esiste ancora.
(Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com)

 

Sesta parte

Arriva il giorno del permesso.
Il mio cuore si sveglia all’alba.
E mi accorgo subito che l’Assassino dei Sogni dorme ancora.
Il silenzio in carcere però è diverso da quello di fuori perché fa rumore lo stesso.
Guardo l’orologio.
Sono le quattro del mattino.
E penso che sia ancora troppo presto per alzarmi.
Sospiro.
Se fosse per me dormirei ancora un po’.
Il mio cuore però mi ordina di alzarmi.
Io faccio sempre quello che mi consiglia il mio cuore.
E mi alzo dalla branda.
Lancio uno sguardo fuori dalle sbarre della finestra.
E vedo che è ancora tutto buio.
Noto che la luce gialla del muro di cinta illumina tutto il piazzale.
E anche un lato del campo sportivo.
Poi apro la finestra.
Mi accorgo che l’aria è ghiacciata.
E la giornata non mi sembra molto bella.
Corruccio la fronte.
E mi auguro che fra qualche ora il tempo migliori.
Poi mi muovo svelto avanti e indietro per la cella per riscaldarmi.
Mi preparò un caffè.
E poi inizio a farmi la barba.
Vedendo il mio viso riflesso nel piccolo specchio mi viene voglia di scambiare due chiacchiere con lui:

Chi sei? Sono io! Io chi? Io! Come ti chiami? Io non mi chiamo, mi chiamano gli altri. Non fare lo spiritoso, dimmi il tuo nome. Sono la tua ombra, chi vuoi che sia? Io però non sono più un uomo ombra. Questo lo dici tu. Non è vero, lo hanno detto i giudici. Sciocchezze, perché da uomo ombra sei passato solo ad essere un uomo penombra. Ti sbagli questo è solo l’inizio. Non t’illudere il tuo fine pena rimane “mai” o, bene che vada, uscirai nel 9.999, come c’è scritto nel tuo certificato di detenzione. Intanto fra poche ore dopo ventiquattro anni uscirò per la prima volta in permesso premio. Divertiti pure, tanto questa sera saremo di nuovo insieme. Vai a quel paese. Non posso perché se ci vado io ci vai anche tu.

Ad un tratto sospiro.
Scrollo la testa.
E smetto di parlare da solo e ad alta voce come uno scemo.
Poi mi vesto.
Ed inizio a passeggiare avanti ed indietro per la cella, in attesa che mi chiamino per uscire.

(Continua)

Carmelo Musumeci

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